
Trump minaccia Teheran con retorica bellicista: "L'esercito iraniano è annientato"
Donald Trump torna a colpire l'Iran con una bordata verbale dai toni apocalittici. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente americano ha dichiarato che le forze armate iraniane sono state «completamente distrutte», aggiungendo che la Marina e l'Aeronautica di Teheran «non esistono più». Una rivendicazione tanto categorica quanto priva di riscontri sul campo, che sembra più un tentativo di ribaltare la narrazione dopo mesi di stallo nei negoziati sul nucleare. Secondo gli analisti di Washington, l'uscita di Trump va letta come un'escalation retorica volta a mettere pressione sulla Repubblica islamica, mentre il dossier nucleare resta in un vicolo cieco.
La mossa di Trump arriva in un momento di particolare tensione tra i due paesi, con gli Stati Uniti che hanno più volte violato lo spazio aereo iraniano durante i colloqui, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche a Teheran. L'accusa di aver «perso tempo» rivolta dal tycoon all'Iran suona come un ultimatum implicito: o si accetta l'accordo proposto, o si pagheranno le conseguenze. Pechino, dal canto suo, osserva con preoccupazione l'inasprirsi del linguaggio americano, temendo che possa minare la stabilità regionale e compromettere gli interessi energetici cinesi nel Golfo Persico.
Per l'Europa e l'Italia, la prospettiva di un nuovo conflitto in Medio Oriente rappresenta uno scenario da scongiurare. Bruxelles segue con attenzione l'evolversi della situazione, consapevole che un'eventuale rottura definitiva delle trattative potrebbe innescare una crisi migratoria e destabilizzare i mercati energetici. Roma, in particolare, mantiene canali aperti con Teheran, cercando di preservare quel dialogo che Trump sembra voler recidere con la sua retorica incendiaria.
In definitiva, le parole di Trump appaiono più un tentativo di riconquistare la scena politica interna che una reale strategia di politica estera. Con le elezioni alle porte, il presidente americano cerca di capitalizzare il suo approccio muscolare, ma rischia di isolare ulteriormente gli Stati Uniti sulla scena internazionale. La palla ora passa a Teheran, che dovrà decidere se rispondere con la stessa moneta o cercare una via diplomatica, mentre il mondo trattiene il fiato.
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