
Trump minaccia Teheran e gli Houthis dopo gli attacchi alle petroliere saudite nel Mar Rosso
Il presidente americano avverte che gli Stati Uniti riterranno l'Iran responsabile per le azioni dei ribelli yemeniti, promettendo una «severa punizione militare» in caso di nuovi raid.
Donald Trump ha dichiarato che Washington riterrà l'Iran direttamente responsabile per qualsiasi futuro attacco degli Houthis contro navi saudite, minacciando una «severa punizione militare» sia contro Teheran sia contro il gruppo yemenita. L'avvertimento, diffuso sulla piattaforma Truth Social, è giunto dopo che i ribelli, sostenuti dall'Iran, hanno colpito due petroliere di bandiera saudita nel Mar Rosso, in quello che il presidente americano ha definito un ritorno alle ostilità dopo un periodo in cui il gruppo aveva «agito in modo molto responsabile».
Secondo quanto riportato dalle fonti, gli Houthis hanno rivendicato gli attacchi contro le navi «Encelia» e «Layla», affermando che le imbarcazioni non avevano rispettato il blocco navale da loro imposto nella regione. Il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, aveva annunciato un embargo marittimo contro l'Arabia Saudita basato sul principio di «occhio per occhio», con effetto immediato. Dal canto suo, Riad ha promesso di proteggere i propri mercantili con «tutti i mezzi necessari», mentre l'amministrazione Trump aveva già avvertito, nei giorni precedenti, che avrebbe preso misure qualora le minacce di blocco fossero diventate realtà.
L'episodio apre un nuovo fronte in un conflitto regionale già in escalation. Il Mar Rosso si aggiunge così allo Stretto di Hormuz come via energetica sotto pressione: la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha dichiarato che lo stretto «non sarà sicuro per il transito di prodotti petrolchimici» finché proseguirà l'«aggressione» americana. La prospettiva di un allargamento delle ostilità ha spinto il prezzo del Brent vicino ai 100 dollari al barile, con ripercussioni immediate sui mercati globali dell'energia.
La minaccia di Trump si inserisce in un quadro diplomatico complesso. Poche ore prima, gli Stati Uniti avevano firmato con l'Arabia Saudita un accordo per lo sviluppo di un programma nucleare civile, che il presidente ha subordinato alla normalizzazione dei rapporti tra Riad e Israele. Parallelamente, proseguono senza sosta gli attacchi reciproci tra forze americane e iraniane: il Centcom ha annunciato nuovi bombardamenti su depositi di droni e missili in Iran, mentre la Guardia Rivoluzionaria ha rivendicato azioni contro obiettivi militari statunitensi in Kuwait. Il capo del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha sintetizzato la posizione di Teheran affermando che «l'equazione di questa guerra è chiara: o tutti, o nessuno».
Al momento, non emergono segnali di una disponibilità al negoziato da parte dei due schieramenti. Il dossier resta aperto, con il rischio concreto che la combinazione tra il blocco navale degli Houthis e l'interruzione dei traffici a Hormuz possa strangolare le rotte energetiche globali, con conseguenze dirette anche per l'approvvigionamento europeo e italiano.
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
Il blocco africano subsahariano presenta l'avvertimento come parte di un più ampio riallineamento geopolitico, concentrandosi sull'accordo nucleare USA-Arabia Saudita. La minaccia di Trump è trattata come un elemento di contesto, non come momento centrale. L'attenzione è sulle opportunità economiche e sulla stabilità regionale.
Il blocco latinoamericano progressista interpreta l'avvertimento come un esempio di imperialismo statunitense. Trump viene ritratto come un leader bellicista che minaccia sovranità altrui. La copertura enfatizza le sofferenze causate dalle guerre americane in Medio Oriente.
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