
Trump sicuro: «L’Iran fermerà l’arricchimento dell’uranio». Ma la guerra costa 29 miliardi
Il presidente americano dichiara di essere certo che Teheran cederà il materiale nucleare, mentre le trattative restano in stallo e il blocco navale continua.
Con una sicurezza che rasenta l’ultimatum, Donald Trump ha ribadito in un’intervista radiofonica di essere «al cento per cento certo» che l’Iran interromperà l’arricchimento dell’uranio e consegnerà agli Stati Uniti le proprie scorte di materiale nucleare, da lui stesso ribattezzato «polvere atomica». Il presidente americano ha confermato di essere in contatto diretto con funzionari iraniani, ma ha anche precisato che Washington non ha fretta di siglare un accordo, forte del blocco navale che sta prosciugando le entrate di Teheran. La posizione è duplice: da un lato la rivendicazione di un negoziato in corso, dall’altro la minaccia implicita di un’escalation militare, dato che il costo del conflitto per gli Stati Uniti ha già superato i 29 miliardi di dollari, secondo fonti regionali.
La lettura della situazione cambia a seconda della latitudine. Da Washington, gli analisti sottolineano la crescente impazienza del presidente verso la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz e la convinzione che le divisioni interne alla leadership iraniana possano favorire concessioni sostanziali. Da Teheran, invece, filtra una posizione più cauta: i colloqui restano in stagnazione e le dichiarazioni di Trump appaiono come un tentativo di consolidare la propria linea dura in vista del vertice con il presidente cinese Xi Jinping a Pechino. Pechino, d’altra parte, osserva con attenzione gli sviluppi, preoccupata sia per la stabilità del Golfo sia per l’impatto sulle proprie forniture energetiche. Nel frattempo, i raid americani del 2025 hanno già gravemente compromesso le capacità militari iraniane, rendendo il regime più vulnerabile ma non ancora pronto a capitolare.
Per l’Europa e per l’Italia, la posta in gioco è altissima. Bruxelles segue con apprensione il braccio di ferro, consapevole che un’escalation nello Stretto di Hormuz metterebbe a rischio il flusso di petrolio e gas verso il Mediterraneo, con ripercussioni immediate sui prezzi energetici e sull’economia italiana, già fragile. Roma, pur allineata alle posizioni atlantiche, spinge per una soluzione diplomatica che eviti un conflitto aperto. Guardando avanti, la finestra per un negoziato si stringe: se l’Iran non cederà nei prossimi mesi, il rischio è che Trump opti per un’azione militare su larga scala, presentata come l’unica via per impedire a Teheran di dotarsi dell’arma atomica. Il blocco, però, resta la leva più efficace: asfissiare economicamente il regime potrebbe essere più rapido e meno devastante di una guerra, ma richiede pazienza che la Casa Bianca forse non ha.
| Stampa israeliana | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
La stampa israeliana riporta con cautela l'ottimismo di Trump, sottolineando che il presidente americano si dice sicuro al 100% che l'Iran fermerà l'arricchimento e consegnerà le scorte. Viene evidenziato il ruolo del blocco economico come leva principale, ma si lascia intendere che la reale efficacia dell'accordo resta da verificare. L'accento è posto sulla solidità del rapporto tra Trump e Netanyahu, con uno sguardo alle implicazioni strategiche per Israele.
I media latinoamericani trattano la dichiarazione di Trump con distacco critico, sottolineando che le trattative restano in stallo nonostante la sua sicurezza. Viene messo in dubbio che l'Iran ceda realmente, e si evidenzia la mancanza di dettagli concreti sull'accordo. Il tono è misurato, con un accenno alle pressioni statunitensi e alla posizione di forza di Washington.
La stampa russa presenta la notizia con ironia e scetticismo, sottolineando che Trump parla di una 'polvere nucleare' che gli iraniani consegnerebbero, riferendosi ai siti bombardati dagli USA nel 2025. Viene evidenziato il tono trionfalistico del presidente americano, ma si lascia intendere che la realtà sia più complessa. La cornice è di lungo periodo, con accenni alla strategia di Washington e alla resistenza iraniana.
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