
Trump smentisce lo stop ai negoziati con l'Iran: 'Il dialogo va avanti senza sosta'
Trump smentisce lo stop ai negoziati con Teheran denunciando 'fake news'. L'offensiva israeliana in Libano rischia di far deragliare l'intesa, mentre l'Europa teme ripercussioni energetiche.
Trump smentisce categoricamente le voci di un'interruzione del dialogo tra Washington e Teheran, in quella che appare come una partita diplomatica a scacchi dove ogni mossa rischia di far saltare il fragile equilibrio mediorientale. Mentre fonti vicine ai Guardiani della Rivoluzione iraniani riferivano di uno stop alle comunicazioni, il presidente americano ha contrattaccato sulla sua piattaforma Truth Social, denunciando 'fake news' e assicurando che i contatti sono proseguiti senza sosta, anche negli ultimi giorni. La posta in gioco è altissima: un cessate il fuoco precario, la riapertura dello Stretto di Hormuz, e il tentativo di scongiurare una guerra aperta tra Israele, Stati Uniti e Iran.
'Le conversazioni tra noi sono andate avanti ininterrottamente, compresi quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, ieri e oggi', ha scritto Trump, aggiungendo un messaggio diretto a Teheran: 'È ora, in un modo o nell'altro, di concludere un accordo. Lo state facendo da 47 anni, e non si può più permettere che vada avanti'. La dichiarazione, ripresa con enfasi dai media di tutto il mondo, rivela la strategia della Casa Bianca: mantenere aperto il canale negoziale mentre si esercita una pressione crescente affinché l'Iran accetti un memorandum d'intesa per porre fine alle ostilità. Secondo gli analisti occidentali, l'amministrazione Trump teme che un fallimento dei colloqui possa riaccendere un conflitto su vasta scala, con ripercussioni immediate sui mercati energetici globali e sulla sicurezza europea.
Dal fronte iraniano, tuttavia, la narrazione appare diametralmente opposta. Le agenzie Fars e Tasnim, considerate vicine ai pasdaran, hanno sostenuto che lo scambio di messaggi con gli Stati Uniti si è interrotto a causa dell'offensiva israeliana in Libano. Un funzionario regionale coinvolto nella mediazione ha confidato all'Associated Press che Teheran non ha comunicato per l'intera giornata di martedì, dopo aver condizionato la prosecuzione del negoziato a un cessate il fuoco immediato a Beirut. L'agenzia Mehr ha aggiunto che la bozza finale iraniana è ancora in discussione, e nessuna risposta ufficiale è stata inviata ai mediatori. In questo quadro, l'ottica iraniana insiste sulla necessità di fermare i raid israeliani prima di qualsiasi passo avanti, mentre la diplomazia statunitense cerca di scindere i due dossier.
La tensione si riflette nel rapporto sempre più logoro tra Trump e Netanyahu. Diverse fonti giornalistiche, tra cui la stampa israeliana e americana, hanno descritto una telefonata burrascosa in cui il presidente americano avrebbe chiesto con veemenza la moderazione dell'alleato, temendo che l'escalation in Libano potesse far naufragare il negoziato. Le due capitali hanno offerto versioni contrastanti sull'esito del colloquio: Trump ha accennato a una tregua più ampia, mentre Netanyahu ha ribadito il diritto di Israele a colpire Hezbollah. Per gli osservatori di Bruxelles, questa divergenza evidenzia la trappola strategica in cui si trova Washington: da un lato il sostegno storico a Israele, dall'altro l'urgenza di stabilizzare la regione per proteggere gli interessi occidentali, Italia inclusa, già provati dalla chiusura di Hormuz e dall'impennata del prezzo del petrolio.
Sullo sfondo, l'incertezza regna sovrana. La bozza di intesa, che prevede un allentamento delle sanzioni in cambio della riapertura dello stretto e di garanzie sul nucleare iraniano, resta in bilico. Mentre Trump ostenta ottimismo, ribadendo che 'un accordo verrà raggiunto la prossima settimana', il processo decisionale a Teheran appare lento e condizionato da equilibri interni e dalla pressione dei pasdaran. L'Europa, in particolare, osserva con apprensione, consapevole che un nuovo focolaio di guerra nel Levante avrebbe conseguenze dirette sulla sicurezza energetica del continente e sui flussi migratori. La diplomazia italiana, tradizionalmente attiva nel teatro mediorientale, si prepara a gestire le ricadute di una crisi che, per il momento, sembra non voler concedere tregua.
| Stampa israeliana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
I media israeliani inquadrano Trump sotto pressione, gettando dubbi sulla sua affermazione che i colloqui con l'Iran proseguano senza interruzioni. I resoconti suggeriscono che la sospensione dei messaggi da parte dell'Iran sia una risposta diretta alle operazioni militari israeliane in Libano, e che la smentita di Trump appaia come un tentativo di mantenere una facciata di progresso. Il tono è scettico, considerando inaffidabili le dichiarazioni del presidente americano mentre gli sviluppi reali sul campo raccontano un'altra storia.
I media latinoamericani ritraggono Trump come impegnato a contenere l'offensiva israeliana in Libano per proteggere i fragili negoziati con l'Iran. Sottolineano che l'ostacolo principale a un accordo di pace è la riluttanza di Netanyahu, con Trump che fatica a imporre un cessate il fuoco. L'inquadramento presenta Trump come un artigiano della pace, sebbene l'esito resti incerto.
Le testate europee continentali, in particolare italiane, evidenziano il fragile equilibrio tra Iran, Stati Uniti e Israele, reso ancora più precario da versioni contrastanti sull'interruzione dei colloqui. Sottolineano che le strigliate di Trump a Netanyahu hanno avuto scarso effetto, dipingendo il presidente americano come intrappolato tra il desiderio di un accordo e le azioni israeliane. La narrazione avverte di una guerra inevitabile e mostra scetticismo sulla capacità di Trump di controllare la situazione.
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