
Tuchel e la battaglia dei fotografi: la FIFA cambia il protocollo degli inni
Dopo che il tecnico inglese non è riuscito a vedere i suoi giocatori durante l'inno nazionale, la FIFA ha modificato la posizione dei fotografi per tutte le partite del Mondiale 2026.
La FIFA ha accolto in tempi record la richiesta di Thomas Tuchel, commissario tecnico dell'Inghilterra, che dopo l'esordio vincente contro la Croazia aveva implorato un cambiamento: «Non potevo vedere la mia squadra durante l'inno nazionale, un muro di cinquanta fotografi a mezzo metro da me mi ha rovinato l'esperienza». La scena, immortalata dalle telecamere di tutto il mondo, si è consumata all'AT&T Stadium di Dallas, un impianto nato per il football americano dei Cowboys e adattato al calcio con il rialzo del terreno di gioco di oltre un metro. Quella modifica ha compresso lo spazio a bordo campo, trasformando la postazione dei reporter in una barriera visiva che ha negato a Tuchel il primo, attesissimo sguardo sui suoi giocatori schierati per il God Save the King.
In meno di ventiquattr'ore, l'organismo mondiale ha rivisto le linee guida: i fotografi saranno raggruppati più vicino alla linea di metà campo, mentre gli allenatori potranno scegliere se posizionarsi a destra o a sinistra del gruppo, garantendosi una visuale libera. La nuova disposizione è stata applicata già nella sfida tra Repubblica Ceca e Sudafrica ad Atlanta. La rapidità dell'intervento ha sorpreso gli osservatori internazionali: dai media britannici, che hanno seguito con passione la vicenda, ai giornali brasiliani e indiani, l'episodio ha trovato eco in ogni continente, segno che il confine tra spettacolo televisivo e rispetto per i protagonisti è un tema universale. In Germania, dove Tuchel è noto per il suo perfezionismo, la Bild ha parlato di «un vero difetto di bellezza» in una serata altrimenti trionfale, mentre in Asia la stampa indonesiana ha sottolineato come il reclamo abbia immediatamente «costretto la FIFA a cambiare politica».
La vicenda tocca un nervo scoperto del calcio contemporaneo: la tensione tra la necessità mediatica di catturare ogni espressione e il diritto dei tecnici a vivere i momenti simbolici senza filtri. L'inno nazionale, in particolare, rappresenta per molti allenatori un istante di connessione emotiva con la squadra e con il paese che rappresentano. Tuchel, tedesco alla guida dei Tre Leoni, aveva atteso quel momento per anni, e la sua frustrazione ha trovato comprensione ben oltre i confini inglesi. Toni Kroos, campione del mondo con la Germania, ha elogiato la metamorfosi dell'Inghilterra targata Tuchel, inserendola tra le prime tre favorite del torneo, a riprova che la sostanza tecnica non è stata offuscata dall'incidente logistico. L'audience televisiva record nel Regno Unito – 15,4 milioni di picco – conferma la portata emotiva di un Mondiale che l'Italia osserva da spettatrice, ma che non smette di offrire spunti di riflessione anche per chi, come i commissari tecnici della nostra Serie A o della Nazionale, potrebbe un giorno beneficiare di una sensibilità simile.
La decisione della FIFA, spesso accusata di rigidità, assume un valore che va oltre il dettaglio organizzativo. In un torneo dove ogni gesto viene amplificato, restituire agli allenatori la possibilità di guardare negli occhi i propri calciatori mentre risuona l'inno è un piccolo risarcimento poetico. La campagna inglese prosegue con il Ghana all'orizzonte, e Tuchel può ora concentrarsi su ciò che ha mostrato in campo: un'Inghilterra capace di scrollarsi di dosso i «modelli timorosi» dell'era Southgate, come ha ammesso il vice Barry, per abbracciare un calcio più aggressivo e libero. La battaglia dei fotografi, vinta in poche ore, resterà forse una nota a margine, ma ha già insegnato che persino la macchina perfetta del Mondiale può inciampare in un dettaglio umano, e che ascoltare chi il calcio lo vive in panchina è il modo migliore per non rovinare l'esperienza a nessuno.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | −0.40 | critical |
| Stampa europea continentale | +0.10 | neutral |
Thomas Tuchel si è lamentato perché i fotografi gli hanno impedito di vedere i giocatori durante l'inno nazionale. Ha chiesto alla FIFA di spostarli per poter vivere quel momento. Ha definito l'episodio come un danno alla sua prima esperienza in un Mondiale.
Nonostante la vittoria per 4-2 sulla Croazia, la partita dell'Inghilterra è stata oscurata da polemiche. I tifosi hanno criticato Harry Kane per un rigore contestato, mentre Tuchel ha avuto un acceso diverbio con il portiere Pickford e si è lamentato dei fotografi durante l'inno. Il successo è stato macchiato da tensioni interne e reazioni pubbliche.
Thomas Tuchel, il commissario tecnico tedesco dell'Inghilterra, ha rivolto una curiosa richiesta alla FIFA: spostare i fotografi che rovinano il momento dell'inno nazionale. Lui stesso non intona 'God Save the King' ed è stato criticato dai tifosi per le sue origini, ma la vittoria per 4-2 sulla Croazia lo ha temporaneamente riabilitato. L'episodio aggiunge una nota ironica al suo debutto mondiale.
Allarga lo sguardo
Il Senato Usa approva sanzioni dure contro Mosca e Teheran, ora la Camera
2 lingue · 36 testate
Da Economy & MarketsDazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
4 lingue · 16 testate
Da TechnologyMeta sotto pressione in tre continenti tra regole AI, deepfake e annunci fraudolenti
2 lingue · 8 testate