
Ue e Golfo contro le restrizioni a Hormuz, Teheran rivendica la sovranità costiera
Il comunicato congiunto di Bruxelles condanna gli attacchi alle navi e respinge ogni pretesa unilaterale sullo stretto, mentre l'Iran invoca il diritto del mare a difesa della propria sicurezza.
Con un comunicato diffuso al termine del Forum di alto livello sulla sicurezza regionale tenutosi a Bruxelles il 13 luglio, l’Unione Europea e il Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno respinto come illegittima qualsiasi rivendicazione di sovranità o controllo sullo Stretto di Hormuz e hanno condannato «con la massima fermezza» gli attacchi iraniani contro navi commerciali e territori sovrani di diversi Paesi della regione. I due blocchi chiedono a Teheran la cessazione immediata e incondizionata di ogni forma di interferenza nella navigazione e insistono affinché il passaggio strategico resti aperto senza condizioni, senza permessi né tasse di transito o di servizio. La dichiarazione, co-presieduta dall’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas e dal ministro degli Esteri del Bahrein Abdullatif bin Rashid Al-Zayani, impegna le parti a rafforzare il coordinamento per proteggere la libertà di navigazione e la sicurezza dei marittimi, nel quadro della Convenzione Onu sul diritto del mare e della risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza.
Secondo la prospettiva espressa da Bruxelles e dalle capitali del Golfo, il diritto di passaggio attraverso uno stretto internazionale è garantito a tutti gli Stati dal diritto internazionale e non può essere sospeso, ostacolato o subordinato all’autorizzazione di un singolo Paese. Il comunicato esclude esplicitamente che accordi, intese o memorandum bilaterali possano regolare o limitare in modo lecito tale diritto, e bolla come inaccettabile l’imposizione di meccanismi unilaterali che incidano sulla sicurezza del transito. La posizione comune riflette la preoccupazione per la stabilità di una via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e che è vitale per l’approvvigionamento energetico europeo e asiatico, in un momento in cui gli scambi di attacchi tra Stati Uniti e Iran mantengono elevata la tensione in tutto il Medio Oriente.
Fonti iraniane, attraverso l’analisi pubblicata dal quotidiano economico Donya-e Eqtesad, contestano la lettura giuridica del comunicato e rivendicano il fondamento della sovranità costiera. Richiamando la Convenzione di Ginevra del 1958 e la stessa Unclos del 1982, Teheran sostiene che il diritto internazionale riconosce la piena sovranità dello Stato costiero sul mare territoriale, anche quando questo si trovi all’interno di uno stretto internazionale, e che nessun diritto di passaggio può essere esercitato in modo da costituire una minaccia, un’aggressione militare o una violazione della sicurezza dello Stato rivierasco. In questa ottica, gli accordi di gestione del traffico nello Stretto di Hormuz rientrerebbero nella cornice delle leggi interne di Iran e Oman e delle norme consuetudinarie e pattizie, compreso il principio imperativo del divieto della minaccia o dell’uso della forza sancito dall’articolo 2(4) della Carta Onu e ribadito dalla giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia, come nel caso Nicaragua contro Stati Uniti. L’Iran considera dunque la presenza militare straniera, e non le proprie misure di controllo, come l’elemento di destabilizzazione della via d’acqua.
La frattura giuridica e politica si inserisce in un quadro di escalation militare che ha vanificato, almeno per ora, il memorandum d’intesa mediato dal Pakistan nel giugno 2026 per porre fine alle ostilità e raggiungere un accordo di pace duraturo. Mentre l’Ue e il Golfo esprimono piena solidarietà ai Paesi colpiti – Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Giordania – e sollecitano il rispetto delle istituzioni internazionali come l’Organizzazione marittima internazionale, Teheran denuncia il mancato riconoscimento di quelle che definisce «ingerenze terroristiche e spedizioni militari illegali» degli Stati Uniti nella regione. Il dossier resta aperto: il forum di Bruxelles ha riaffermato l’impegno per la via diplomatica, ma la distanza tra le opposte interpretazioni del diritto del mare e le dinamiche di sicurezza sul terreno rende incerti i prossimi passi, mentre il transito attraverso Hormuz continua a rappresentare un nodo critico per l’economia globale e per l’Italia, che dipende in misura significativa dagli approvvigionamenti energetici in arrivo dal Golfo.
| Stampa del Golfo arabo | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | +0.80 | aligned |
L'Unione Europea e i paesi del Golfo condannano fermamente gli attacchi iraniani alla navigazione nello Stretto di Hormuz, definendoli una violazione inaccettabile del diritto internazionale. Invitano Teheran a cessare immediatamente ogni interferenza e a mantenere il passaggio libero e sicuro.
L'Iran riafferma la propria sovranità costiera sullo Stretto di Hormuz e rigetta le pressioni esterne come ingerenze illecite. Teheran rivendica il diritto di regolare il traffico nelle proprie acque territoriali per salvaguardare la sicurezza nazionale.
Allarga lo sguardo
La crisi di Ceuta e il vertice Ue: solidarietà ritrovata ma restano le fratture
12 lingue · 76 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
7 lingue · 21 testate
Da TechnologyGli Emirati Arabi Uniti adottano Aani e Jaywan per i pagamenti federali
1 lingua · 8 testate