
Un'altra strage di civili in Nigeria, tra errori militari e silenzi ufficiali
Una nuova, terribile strage di civili riaccende i riflettori sulla complessa e sanguinosa crisi nel nord-est della Nigeria. Secondo ricostruzioni locali e organizzazioni internazionali, un bombardamento aereo delle forze armate nigeriane ha colpito sabato scorso un affollato mercato vicino al villaggio di Jilli, al confine tra gli stati di Borno e Yobe, provocando decine, forse centinaia di vittime innocenti. Amnesty International parla di oltre cento morti, mentre fonti della comunità riferiscono di un bilancio che potrebbe arrivare a duecento persone, in un episodio che lascia trapelare la tragica cronicità degli ‘errori’ militari in teatri di guerra contro l’insurrezione jihadista.
La reazione iniziale dell’Aeronautica militare nigeriana, che aveva parlato di un’operazione di ‘bonifica’ contro ‘enclave terroristiche’, è stata seguita da un parziale dietrofront, con l’apertura di un’indagine sui possibili danni ai civili. Questo brusco cambiamento di narrazione, osservato con scetticismo dagli analisti di sicurezza regionali, rispecchia la difficoltà di Abuja nel conciliare la pressione per risultati militari decisivi con il rispetto del diritto internazionale umanitario, in una regione dove i gruppi armati si mimetizzano spesso tra la popolazione.
Il contesto è quello della lunga e logorante insurrezione di Boko Haram e dei suoi scissionisti, un conflitto che ha già causato decine di migliaia di morti e oltre due milioni di sfollati, destabilizzando l’intera regione del bacino del Ciad. Da Bruxelles, la prospettiva è di allarme: un ulteriore indebolimento della sicurezza nel Sahel, di cui la Nigeria è il pilastro, rischia di creare un vuoto di potere esplosivo, con ripercussioni sulla stabilità dell’Africa occidentale e sulla gestione dei flussi migratori verso il Mediterraneo. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è alta, poiché una Nigeria in perenne emergenza sicurezza mina ogni prospettiva di sviluppo e alimenta le rotte della disperazione verso le coste libiche.
L’ottica di Pechino, principale partner commerciale e investitore in infrastrutture nel paese, è invece più pragmatica e focalizzata sulla protezione dei propri ingenti interessi economici, sebbene anche la Cina mostri una crescente preoccupazione per l’instabilità che può minare i suoi progetti. La Francia, tradizionale attore di sicurezza nell’area saheliana, osserva con apprensione un possibile effetto domino che potrebbe vanificare i suoi sforzi nei paesi confinanti.
Guardando avanti, l’esito dell’indagine militare nigeriana sarà un banco di prova cruciale. Un’ammissione di responsabilità trasparente e misure concrete per prevenire il ripetersi di simili tragedie sono essenziali per preservare quel che resta della fiducia delle popolazioni locali nelle istituzioni. Senza questa fiducia, ogni strategia di contro-insurrezione è destinata al fallimento, prolungando indefinitamente un conflitto che non conosce confini e le cui conseguenze si fanno sentire fino alle nostre coste.
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | −0.40 | critical |
Un attacco aereo dell'esercito nigeriano ha colpito un mercato nel nord-est del paese, causando decine di vittime civili. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano oltre cento morti, mentre fonti locali parlano di fino a 200 vittime. L'aviazione militare, che inizialmente aveva rivendicato un'operazione contro obiettivi terroristici, ha ora avviato un'inchiesta interna.
Un attacco aereo nigeriano contro jihadisti ha colpito un affollato mercato di villaggio, facendo temere almeno 200 morti. Testimoni e un consigliere locale hanno riferito dell'elevato numero di vittime civili. L'aeronautica nigeriana ha attivato una cellula investigativa sui danni ai civili.
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