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venerdì 24 aprile 2026

Un vagabondo delle stelle e un gigante ghiacciato: le ultime frontiere dell’astronomia

È forse il visitatore più antico mai giunto fin qui, un messaggero di ghiaccio e polvere nato undici miliardi di anni fa in un angolo remoto e freddo della Via Lattea, quando il nostro Sole non esisteva ancora. La cometa 3I/Atlas, solo il terzo oggetto interstellare confermato dopo Oumuamua e Borisov, ha incrociato l’orbita terrestre lo scorso anno, ma solo ora gli astronomi dell’Università del Michigan, utilizzando l’osservatorio ALMA nel deserto cileno di Atacama, hanno potuto datarne con precisione l’origine. Secondo i ricercatori nordamericani, si tratta di un frammento di un sistema planetario mai nato, rimasto sigillato per miliardi di anni in una nube molecolare isolata: un fossile cosmico che potrebbe riscrivere le teorie sulla formazione dei pianeti.

La notizia arriva mentre da un’altra parte del cielo un secondo corpo celeste sfida le classificazioni: il gigante gassoso Epsilon Indi Ab, situato a una manciata di anni luce da noi, è stato osservato in dettaglio dal telescopio spaziale James Webb. Gli astronomi europei che coordinano la missione hanno scoperto un’atmosfera ricca di ammoniaca e nuvole di vapore acqueo, una combinazione che su un mondo con temperature comprese tra i -70 e i +20 gradi centigradi ricorda da vicino le condizioni dei pianeti del nostro Sistema Solare esterno, ma con un’orbita molto più ampia. Il contrasto tra i due oggetti è emblematico.

Da un lato una cometa vecchia quanto l’universo, dall’altro un gioviano giovane e relativamente temperato: entrambi offrono indizi preziosi sulla diversità dei mondi e sulla loro evoluzione. Per l’Italia e per l’Europa, che contribuiscono in modo decisivo al programma ALMA e alla missione Webb, si apre una stagione di grande interesse scientifico. Gli osservatori di Bruxelles sottolineano come questi risultati rafforzino la necessità di investire in telescopi di nuova generazione, capaci non solo di rilevare ma di analizzare chimicamente gli esopianeti.

La prospettiva che si delinea è che il cosmo sia popolato da una varietà di sistemi molto più ampia del previsto, e che tanto i vecchi vagabondi interstellari quanto i pianeti lontani possano aiutarci a comprendere come si formano le atmosfere e, in ultima analisi, quali siano le condizioni per la vita.

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Un vagabondo delle stelle e un gigante ghiacciato: le ultime frontiere dell’astronomia

È forse il visitatore più antico mai giunto fin qui, un messaggero di ghiaccio e polvere nato undici miliardi di anni fa in un angolo remoto e freddo della Via Lattea, quando il nostro Sole non esisteva ancora. La cometa 3I/Atlas, solo il terzo oggetto interstellare confermato dopo Oumuamua e Borisov, ha incrociato l’orbita terrestre lo scorso anno, ma solo ora gli astronomi dell’Università del Michigan, utilizzando l’osservatorio ALMA nel deserto cileno di Atacama, hanno potuto datarne con precisione l’origine. Secondo i ricercatori nordamericani, si tratta di un frammento di un sistema planetario mai nato, rimasto sigillato per miliardi di anni in una nube molecolare isolata: un fossile cosmico che potrebbe riscrivere le teorie sulla formazione dei pianeti.

La notizia arriva mentre da un’altra parte del cielo un secondo corpo celeste sfida le classificazioni: il gigante gassoso Epsilon Indi Ab, situato a una manciata di anni luce da noi, è stato osservato in dettaglio dal telescopio spaziale James Webb. Gli astronomi europei che coordinano la missione hanno scoperto un’atmosfera ricca di ammoniaca e nuvole di vapore acqueo, una combinazione che su un mondo con temperature comprese tra i -70 e i +20 gradi centigradi ricorda da vicino le condizioni dei pianeti del nostro Sistema Solare esterno, ma con un’orbita molto più ampia. Il contrasto tra i due oggetti è emblematico.

Da un lato una cometa vecchia quanto l’universo, dall’altro un gioviano giovane e relativamente temperato: entrambi offrono indizi preziosi sulla diversità dei mondi e sulla loro evoluzione. Per l’Italia e per l’Europa, che contribuiscono in modo decisivo al programma ALMA e alla missione Webb, si apre una stagione di grande interesse scientifico. Gli osservatori di Bruxelles sottolineano come questi risultati rafforzino la necessità di investire in telescopi di nuova generazione, capaci non solo di rilevare ma di analizzare chimicamente gli esopianeti.

La prospettiva che si delinea è che il cosmo sia popolato da una varietà di sistemi molto più ampia del previsto, e che tanto i vecchi vagabondi interstellari quanto i pianeti lontani possano aiutarci a comprendere come si formano le atmosfere e, in ultima analisi, quali siano le condizioni per la vita.

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