
Vance e l’ombra del 2028: «Trump mi appoggerà, ma deciderò con mia moglie dopo le midterm»
Il vicepresidente JD Vance rompe il silenzio sulla successione, elogia la salute di Trump e presenta il suo libro sulla fede, mentre nel Partito Repubblicano cresce la competizione.
Per la prima volta dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, il vicepresidente JD Vance ha affrontato apertamente il tema della sua possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028. In un’intervista concessa alla Cbs con la moglie Usha, Vance ha dichiarato di non aver ancora preso una decisione, ma di essere certo che il presidente «sarà molto favorevole» a qualunque scelta farà. La coppia, ha spiegato, affronterà la questione soltanto dopo le elezioni di metà mandato del 2026, un passaggio considerato cruciale per misurare gli equilibri politici interni. La domanda sulla successione è da mesi un nervo scoperto nell’entourage trumpiano, anche perché lo stesso Trump – che nel 2028 avrebbe 82 anni – non ha mai spento del tutto le speculazioni su un ipotetico terzo mandato, nonostante il limite costituzionale. Vance, dal canto suo, ha voluto rassicurare sulla vitalità del presidente: «Gode di ottima salute, ha più energia di molti membri del gabinetto che hanno trent’anni meno di lui», ha detto, respingendo le insinuazioni ricorrenti sui media.
L’intervista ha offerto anche uno spaccato della vita privata del vicepresidente, che con Usha e i tre figli (di quattro, sei e nove anni) abita la residenza ufficiale a Washington, in attesa di un quarto bambino. Proprio in questi giorni Vance pubblica un libro molto personale, “Communion: Finding My Way Back to Faith”, in cui racconta la conversione al cattolicesimo maturata nel 2019. Un’operazione che mescola spiritualità e politica, rafforzando l’immagine di un leader conservatore capace di parlare alla base evangelica e cattolica del partito. La dimensione familiare e religiosa, sottolineata dalla presenza della moglie Usha – figlia di immigrati indiani e avvocata di successo – serve a costruire un profilo presidenziale più sfaccettato, lontano dall’immagine del semplice prosecutore dell’agenda trumpiana.
Sul fronte strettamente politico, i segnali che arrivano dalla base repubblicana confermano Vance come il favorito per la nomination, ma non senza rivali. Al recente sondaggio informale della Cpac, la conferenza che raduna l’ala più radicale del partito, il vicepresidente ha vinto, tallonato però da Marco Rubio, segretario di Stato e figura di peso nell’establishment conservatore. La competizione interna è destinata a intensificarsi nei prossimi mesi, mentre il partito cerca un equilibrio tra la fedeltà al trumpismo e la necessità di allargare il consenso. La scelta di rinviare ogni annuncio al dopo-midterm risponde a una logica prudente: le elezioni del 2026 diranno se l’onda Maga conserva la sua spinta o se emergono nuove leadership.
Per l’Europa e l’Italia, la prospettiva di una candidatura Vance non è neutrale. Il vicepresidente è stato tra i più fermi sostenitori della linea “America First”, critico verso gli impegni Nato e favorevole a dazi protezionistici. Una sua eventuale ascesa alla presidenza prolungherebbe la pressione sugli alleati europei in materia di spese militari e politiche commerciali. A Bruxelles, osservatori diplomatici seguono con attenzione questi primi movimenti, consapevoli che il 2028 americano potrebbe segnare una continuità o, al contrario, aprire una fase di ridefinizione dei rapporti transatlantici. Per ora, JD Vance sceglie la via dell’attesa, benedetto da Trump ma con lo sguardo già oltre il presente.
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Il vicepresidente ha dichiarato che discuterà con la moglie dopo le elezioni di metà mandato se candidarsi nel 2028. Ha espresso fiducia che Trump sarà molto favorevole a qualunque sua decisione. L'intervista ha messo al centro il futuro politico di Vance e le dinamiche familiari.
Il vicepresidente ha risposto alle speculazioni sulla salute di Trump, affermando che gode di ottima forma e ha più energia di molti giovani. Ha liquidato le discussioni mediatiche come chiacchiere di routine. Il servizio ha messo in risalto la difesa della condizione fisica del presidente.
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