
Vertice E5 a Berlino: l’Europa rafforza il pilastro Nato in vista di Ankara
I cinque grandi paesi europei promettono più spese per la difesa e unità transatlantica, mentre restano le divisioni sui negoziati per l’Ucraina.
Riuniti a Berlino il 24 giugno, i leader di Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia – il cosiddetto formato E5 – hanno sottoscritto una dichiarazione in cinque punti per rafforzare il pilastro europeo della Nato e presentarsi compatti al vertice dell’Alleanza in programma ad Ankara il 7 e 8 luglio. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato che la Germania raggiungerà l’obiettivo del 3,5% del Pil in spese per la difesa già nel 2029, in anticipo sulla scadenza del 2035 fissata l’anno scorso all’Aia, e ha assicurato che non ci saranno «azioni unilaterali» tedesche. Secondo fonti diplomatiche europee, l’intesa prevede un incremento coordinato degli investimenti militari, una cooperazione industriale accelerata su difesa aerea, droni, intelligenza artificiale e capacità di attacco a lungo raggio, e un impegno comune a sostenere l’Ucraina «finché necessario», anche attraverso nuove sanzioni a Mosca e il sostegno alla resilienza energetica di Kiev.
L’incontro è stato letto da Bruxelles come una risposta diretta alle pressioni di Washington. L’amministrazione Trump ha già annunciato il rientro di oltre 5.000 soldati dalla Germania e sta riesaminando l’intera presenza militare in Europa, mentre il presidente americano continua a mettere in dubbio l’utilità dell’Alleanza per gli Stati Uniti. In questo quadro, i cinque leader hanno voluto dimostrare che l’Europa è pronta ad assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza transatlantica, pur ribadendo la centralità del legame con gli Usa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di un «momento di rinnovata convergenza» tra europei e americani, e la premier italiana Giorgia Meloni ha insistito sulla necessità che «l’Europa si assuma le proprie responsabilità». Per l’Italia, il vertice ha confermato il ruolo di Roma tra i grandi decisori della difesa continentale, con ricadute potenziali per l’industria nazionale nei programmi di sviluppo congiunto.
Dietro la facciata unitaria, tuttavia, restano attriti sulla governance dei negoziati per l’Ucraina. Varsavia, che si sente esclusa dal formato E3 (Germania, Francia e Regno Unito) che ha già incontrato il presidente Zelensky a Londra per delineare possibili colloqui con Mosca, ha ottenuto che il comunicato finale menzioni la necessità di coinvolgere «tutti i formati» e i paesi dell’Est fianco. Il premier polacco Donald Tusk ha avvertito che senza Polonia, paesi scandinavi, baltici e Romania «sarà difficile ottenere qualcosa». Da Roma e da altre capitali dell’Europa meridionale si guarda con preoccupazione anche al fallimento del progetto franco-tedesco per il caccia del futuro (FCAS), abbandonato per divergenze strategiche e gestionali, che secondo analisti della difesa rende più urgente una cooperazione industriale realmente inclusiva per evitare duplicazioni e dipendenze esterne.
Sul dossier Iran, i cinque hanno accolto con favore l’intesa quadro raggiunta tra Washington e Teheran, definendola «un’opportunità per ristabilire la stabilità regionale» e dichiarandosi pronti a contribuire, se le condizioni saranno definite, anche a missioni per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz – un passaggio cruciale per gli approvvigionamenti energetici italiani ed europei. Il vertice di Berlino ha così tracciato la rotta verso Ankara, dove i leader Nato dovranno tradurre gli impegni in piani operativi e risorse certe, mentre il segretario generale Mark Rutte, collegato da Washington, ha già avviato consultazioni con la Casa Bianca per allineare le aspettative americane alle nuove promesse europee.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
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| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
I cinque paesi europei si impegnano a rafforzare la difesa, ma ogni nazione deve fare la sua parte. La Svezia chiede più risorse per soddisfare i requisiti NATO.
Si enfatizza la responsabilità nazionale e la necessità di adeguamento, rendendo l'impegno collettivo subordinato alle priorità interne.
Non menziona le ambizioni di autonomia strategica europea né il ruolo guida di Francia e Germania.
Le crisi in Medio Oriente e le tensioni con la Turchia dominano l'agenda, mentre il vertice NATO europeo passa in secondo piano. L'opinione pubblica americana è disillusa dalla guerra in Iran.
Si crea una gerarchia di minacce, relegando la difesa europea a un tema minore rispetto ai conflitti immediati.
Non considera l'importanza del rafforzamento della difesa europea per la sicurezza transatlantica, né le implicazioni per il rapporto USA-Europa.
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