
Washington bolla come “falsa” la bozza di accordo con l’Iran, ma Hormuz resta il nodo energetico globale
La tv di Stato iraniana diffonde un presunto memorandum che prevede la riapertura dello Stretto entro un mese in cambio della fine del blocco navale Usa. La Casa Bianca smentisce tutto, mentre i mercati petroliferi oscillano.
La reazione è stata tanto fulminea quanto tagliente: «Una completa invenzione», ha tuonato la Casa Bianca dopo che la televisione di Stato iraniana, IRIB, aveva diffuso i contenuti di quello che ha presentato come un memorandum d’intesa preliminare con Washington. Il Rapid Response47, canale ufficiale dell’amministrazione Trump, ha bollato il documento come «non vero» e ha invitato a non credere «a nulla di ciò che diffondono i media controllati dall’Iran». Una smentita che arriva mentre la fragile tregua entrata in vigore l’8 aprile tiene in bilico l’intero scacchiere mediorientale, con le due capitali che continuano a scambiarsi proposte attraverso la mediazione pakistana.
Il cosiddetto Memorandum di Islamabad, secondo quanto illustrato da Teheran, prevederebbe impegni speculari: gli Stati Uniti ritirerebbero le forze militari dispiegate in prossimità dei confini iraniani e revocherebbero il blocco navale che da mesi stringe i porti della Repubblica Islamica; in cambio, l’Iran riporterebbe il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz ai volumi precedenti all’inizio del conflitto, nel febbraio scorso, entro trenta giorni. La gestione delle rotte – con l’esclusione delle imbarcazioni militari – sarebbe affidata congiuntamente a Teheran e all’Oman, con l’Iran incaricato di ispezionare le navi e riscuotere tariffe di servizio. La bozza lascia inoltre intravedere uno sbocco politico: qualora si giungesse a un accordo definitivo nell’arco di sessanta giorni, questo verrebbe approvato come risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Per l’Italia e l’Europa, che dipendono per circa un quinto del proprio fabbisogno energetico proprio dal transito attraverso Hormuz, ogni oscillazione della diplomazia parallela fra Washington e Teheran ha un riflesso immediato sui listini. La sola indiscrezione sul possibile accordo ha spinto il Brent sotto i 95 dollari al barile, segno di come i mercati restino appesi al filo di una trattativa ancora lontana dalla certezza. Secondo gli analisti di Bruxelles, un’eventuale riapertura stabile dello Stretto allenterebbe in modo significativo la pressione sui prezzi dei carburanti, che nelle ultime settimane hanno alimentato tensioni sociali in diversi Paesi del Mediterraneo.
Ma la distanza tra le parti resta profonda. Teheran, che da settimane condiziona qualsiasi intesa alla liberazione di 24 miliardi di dollari di fondi congelati – metà dei quali esigibili già all’annuncio di un’intesa – usa la diffusione della bozza come leva narrativa per consolidare la propria posizione negoziale. Dall’altra sponda, Washington affianca alle smentite la minaccia esplicita: «Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti, e l’Iran si comporterà bene, altrimenti dovremo farli saltare in aria», aveva dichiarato il presidente Trump già prima della fuga di notizie. Questa combinazione di diplomazia indiretta e retorica muscolare rende il percorso verso un’intesa reale tanto accidentato quanto indispensabile per scongiurare una nuova fiammata bellica.
In questa cornice, la cautela di Muscat e di Islamabad, che hanno tessuto i canali di dialogo sin dall’inizio della guerra, appare l’unico argine alla deriva. Il testo in circolazione – che Teheran stessa definisce “non ufficiale” – potrebbe rappresentare un’ancora di salvataggio o un’ulteriore arma di propaganda. Nelle prossime settimane si misurerà la reale volontà delle parti di trasformare un memorandum ancora fantasma in un atto verificabile, capace di ridare fiato a un’economia globale provata da mesi di prezzi energetici alle stelle.
| Stampa israeliana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
Le autorità statunitensi bollano come 'completa falsificazione' la presunta bozza di memorandum diffusa dai media iraniani. Si tratta di pura propaganda di Teheran per condizionare i negoziati, e nessuno dovrebbe darle credito.
Mentre l'Iran fa filtrare una bozza che promette la riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale, la Casa Bianca la definisce 'completa invenzione'. I mercati petroliferi restano in bilico tra la speranza di una svolta e il timore che lo stallo continui a strangolare gli approvvigionamenti globali.
I media statali iraniani hanno reso noto un progetto di memorandum con gli USA che prevede la fine del blocco navale e la ripresa del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Benché Washington smentisca, il testo segnala progressi concreti nella ricerca di una de-escalation, sostenuta da mediatori regionali come l'Oman.
La bozza d'intesa diffusa dai media iraniani delinea un percorso per la graduale riapertura dello Stretto di Hormuz, con impegni reciproci su forze militari e traffico navale. I mercati reagiscono con un calo del greggio, segno che gli investitori leggono la notizia come un segnale di distensione, pur mantenendo cautela di fronte alle smentite ufficiali.
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