
Il Pentagono firma un accordo da oltre 3 miliardi per triplicare la produzione di missili Patriot
L'intesa con Lockheed Martin e Northrop Grumman punta a quadruplicare anche i sistemi THAAD, mentre i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina prosciugano le scorte statunitensi.
Il Dipartimento della Difesa statunitense ha annunciato lunedì la firma di un accordo quadro con Lockheed Martin e Northrop Grumman del valore di oltre tre miliardi di dollari, finalizzato ad aumentare in modo significativo la capacità produttiva dei componenti per i missili intercettori Patriot e THAAD. L'intesa, secondo quanto dichiarato dal Pentagono, consentirà di triplicare la produzione dei sistemi Patriot e di quadruplicare quella dei THAAD, istituendo al contempo una seconda fonte di approvvigionamento per i motori a razzo solido dei PAC-3 e incrementando la fabbricazione dei dispositivi di sicurezza per l'innesco.
L'accordo giunge in un momento di forte tensione sugli arsenali americani, messi sotto pressione dai conflitti in corso in Medio Oriente e in Ucraina. Stime del Centro di studi strategici e internazionali (CSIS) di Washington indicano che le forze armate statunitensi dispongono attualmente di meno di mille intercettori Patriot e di meno di duecentocinquanta intercettori THAAD, entrambi impiegati in modo massiccio nelle operazioni militari. L'Ucraina, in particolare, soffre di una carenza cronica di missili Patriot, che restano l'unica arma nel suo arsenale in grado di abbattere i missili balistici. Per far fronte all'emergenza, il Pentagono aveva già esercitato forti pressioni sui contraenti affinché accelerassero i ritmi produttivi, e la scorsa settimana aveva assegnato a Lockheed Martin un contratto separato dal valore massimo di 58,6 miliardi di dollari per la produzione di missili intercettori Patriot.
L'iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di potenziamento industriale che coinvolge anche altri sistemi d'arma: un analogo accordo quadro è stato siglato con RTX, la società madre di Raytheon, per portare la produzione di missili da crociera Tomahawk dalle attuali circa sessanta unità l'anno destinate agli Stati Uniti a un futuro ritmo di mille esemplari annui. Secondo fonti del Pentagono, l'amministrazione Trump continua a esercitare pressioni sulle aziende della difesa affinché diano priorità agli investimenti produttivi rispetto alla distribuzione di dividendi agli azionisti, in linea con un ordine esecutivo firmato a gennaio che mira a identificare le imprese inadempienti nell'esecuzione dei contratti governativi.
Nonostante l'ampiezza degli impegni finanziari annunciati, il quadro resta fluido. I termini definitivi e le tempistiche di consegna di molti contratti per munizioni sono ancora in fase di negoziazione, e i rappresentanti dell'industria della difesa hanno accolto con favore gli accordi quadro, precisando tuttavia che per investire in modo sostanziale nell'espansione delle linee produttive sarà necessaria l'approvazione da parte del Congresso degli stanziamenti dedicati. Il dossier si trova dunque in una fase di attuazione condizionata, in cui la volontà politica di ricostituire le scorte si scontra con i tempi tecnici e le incertezze del processo di bilancio federale.
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa israeliana | −0.20 | neutral |
L'osservatore russo nota che il Ministero della Guerra USA usa lo sforzo delle scorte per giustificare un'espansione permanente della base industriale missilistica, mettendo in dubbio la natura puramente difensiva della mossa.
Chiamando ripetutamente il Pentagono 'Ministero della Guerra' ed evidenziando il triplicamento della produzione, la narrazione inquadra l'accordo come una militarizzazione aggressiva piuttosto che una semplice misura di approvvigionamento.
I materiali russi omettono le ragioni esplicite dell'accordo — le guerre in Ucraina e in Medio Oriente che hanno esaurito le scorte USA — che fornirebbero contesto all'urgenza.
L'osservatore iraniano schernisce l'alleanza USA-Israele per essersi affrettata a produrre missili che presumibilmente possedeva già in abbondanza, trasformando l'accordo in prova di fallimento strategico.
Collegando l'aumento della produzione direttamente al 'regime sionista' e omettendo il contesto ucraino, la narrazione inquadra la carenza come una ferita autoinflitta dal sostegno USA a Israele, non un problema di domanda globale.
I materiali iraniani omettono il ruolo della guerra in Ucraina nell'esaurire le scorte statunitensi, che complicherebbe la narrazione secondo cui la carenza è dovuta alla complicità degli USA nelle azioni regionali di Israele.
L'osservatore atlantico afferma semplicemente che gli Stati Uniti sono costretti a triplicare la produzione a causa delle reali richieste di guerra, inquadrando l'accordo come una risposta logistica responsabile.
Citando importi specifici in dollari (3 miliardi, 58,6 miliardi) e menzionando lo sforzo sia dall'Iran che dall'Ucraina, la narrazione naturalizza l'espansione come una necessità operativa inevitabile.
I materiali atlantici omettono qualsiasi discussione sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero potuto evitare l'esaurimento delle scorte attraverso scelte di politica estera diverse, il che introdurrebbe una dimensione politica.
L'osservatore israeliano sottolinea che la cronica carenza di Patriot in Ucraina incide direttamente sulle scorte americane, sollevando la questione se Israele possa continuare a fare affidamento sulle forniture di difesa missilistica statunitense.
Evidenziando la carenza ucraina e la pressione del Pentagono sugli appaltatori, la narrazione collega l'accordo a una più ampia dipendenza dall'alleanza, rendendolo una questione del proprio calcolo di sicurezza di Israele.
I materiali israeliani omettono qualsiasi menzione del contesto iraniano per l'accordo, che suggerirebbe una diversa minaccia regionale e potrebbe diluire l'attenzione sull'Ucraina.
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