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Giustizia e Dirittovenerdì 26 giugno 2026

Weinstein, confermata la condanna in California ma la pena va ricalcolata

La corte d’appello di Los Angeles respinge il ricorso dell’ex produttore, ma ordina un nuovo giudizio sulla durata della detenzione: il giudice aveva considerato condanne di New York poi annullate.

Venerdì 26 giugno 2026, la Corte d’Appello del Secondo Distretto della California ha confermato all’unanimità la condanna per stupro e violenza sessuale inflitta a Harvey Weinstein nel dicembre 2022, ma ha ordinato al giudice di primo grado di rideterminare la pena di 16 anni di reclusione. Secondo i giudici, il magistrato aveva impropriamente considerato come fattore aggravante le condanne newyorkesi poi annullate nel 2024 dalla più alta corte dello Stato di New York. La decisione giunge il giorno dopo che i procuratori di Manhattan hanno archiviato l’ultima accusa di stupro ancora pendente contro l’ex magnate del cinema, chiudendo un capitolo simbolo del movimento #MeToo.

A New York, Weinstein resta condannato per un’altra aggressione sessuale, quella contro l’ex assistente di produzione Miriam Haley, per la quale a settembre il giudice Curtis Farber fisserà la pena: i pubblici ministeri chiedono 20 anni. L’accusa di stupro relativa a Jessica Mann, invece, è stata ritirata dopo che la donna ha dichiarato di non poter sopportare un quarto processo. In una lettera depositata in tribunale, Mann ha scritto che la ricerca di giustizia le ha “causato più danni che benefici” e che ormai “la giustizia è passata dal tribunale alle mani di Dio”. La difesa di Weinstein ha accolto con sollievo l’archiviazione, ribadendo che i rapporti furono consensuali.

In California, il nodo processuale ruota attorno alla testimonianza di Evgeniya Chernyshova, modella e attrice italiana nota in aula come Jane Doe 1. La donna ha raccontato che Weinstein la aggredì nella sua camera d’albergo durante il LA Italia Film Festival del 2013. Gli avvocati dell’imputato sostenevano che il giudice Lisa B. Lench avesse illegittimamente impedito di mostrare messaggi Facebook tra la Chernyshova e il direttore del festival, Pascal Vicedomini, che avrebbero dimostrato una relazione sessuale e minato la credibilità della testimone. La corte d’appello ha respinto l’argomento, osservando che la difesa aveva comunque potuto argomentare la propria tesi con altre prove e che la legge californiana sulla “rape shield” vieta di introdurre la storia sessuale della vittima per metterne in dubbio l’attendibilità.

Weinstein, 74 anni, rimane in carcere e sconterà la pena californiana solo dopo aver espiato quella newyorkese. Il suo portavoce ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte Suprema della California, sostenendo che “errori legali significativi” hanno condizionato il processo. Per l’Italia, il caso ha una risonanza particolare: la vittima è una cittadina italiana e l’aggressione avvenne durante una manifestazione dedicata al cinema italiano a Los Angeles. La vicenda giudiziaria di Weinstein, che ha innescato il movimento globale #MeToo, si avvia così verso un nuovo capitolo processuale, mentre il dibattito sulla credibilità delle vittime e sulle garanzie difensive continua a dividere l’opinione pubblica su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Pubblica sicurezza vs. Giustizia sociale
54%Media
3 blocchi · posizioni da −0.50 a +0.80
Atlantica sicurezzaLatinoamericana progressista
ATLLATSEA
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.50critical
Stampa latinoamericana+0.80aligned
Stampa sud-est asiatica0.00neutral
Stampa atlantica / anglosfera−0.50
Voce

La decisione è un oltraggio alla sicurezza pubblica: permettere una riduzione di pena significa tradire le vittime e indebolire il sistema.

Meccanismogerarchia di minacce

Si costruisce una gerarchia in cui la minaccia alla collettività sovrasta ogni altra considerazione, dipingendo il riesame della pena come un pericolo sociale.

IndignazioneScetticismo
Stampa latinoamericana+0.80
Voce

La vittoria di Weinstein è una vittoria per tutte le sopravvissute; la corte ha mandato un messaggio forte e inequivocabile.

Meccanismouniversalizzazione

Si universalizza l'esperienza della vittima, trasformando un caso specifico in un simbolo globale della lotta contro la violenza di genere.

TrionfoVittimismo
Stampa sud-est asiatica0.00
Voce

La corte ha emesso una decisione tecnica, che sarà seguita da un nuovo processo per la determinazione della pena.

Meccanismoriproiezione

Si adotta un tono distaccato e procedurale, evitando qualsiasi giudizio morale e proiettando la vicenda come un fatto giuridico lontano.

DistaccoPragmatismo
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venerdì 26 giugno 2026

Weinstein, confermata la condanna in California ma la pena va ricalcolata

La corte d’appello di Los Angeles respinge il ricorso dell’ex produttore, ma ordina un nuovo giudizio sulla durata della detenzione: il giudice aveva considerato condanne di New York poi annullate.

Venerdì 26 giugno 2026, la Corte d’Appello del Secondo Distretto della California ha confermato all’unanimità la condanna per stupro e violenza sessuale inflitta a Harvey Weinstein nel dicembre 2022, ma ha ordinato al giudice di primo grado di rideterminare la pena di 16 anni di reclusione. Secondo i giudici, il magistrato aveva impropriamente considerato come fattore aggravante le condanne newyorkesi poi annullate nel 2024 dalla più alta corte dello Stato di New York. La decisione giunge il giorno dopo che i procuratori di Manhattan hanno archiviato l’ultima accusa di stupro ancora pendente contro l’ex magnate del cinema, chiudendo un capitolo simbolo del movimento #MeToo.

A New York, Weinstein resta condannato per un’altra aggressione sessuale, quella contro l’ex assistente di produzione Miriam Haley, per la quale a settembre il giudice Curtis Farber fisserà la pena: i pubblici ministeri chiedono 20 anni. L’accusa di stupro relativa a Jessica Mann, invece, è stata ritirata dopo che la donna ha dichiarato di non poter sopportare un quarto processo. In una lettera depositata in tribunale, Mann ha scritto che la ricerca di giustizia le ha “causato più danni che benefici” e che ormai “la giustizia è passata dal tribunale alle mani di Dio”. La difesa di Weinstein ha accolto con sollievo l’archiviazione, ribadendo che i rapporti furono consensuali.

In California, il nodo processuale ruota attorno alla testimonianza di Evgeniya Chernyshova, modella e attrice italiana nota in aula come Jane Doe 1. La donna ha raccontato che Weinstein la aggredì nella sua camera d’albergo durante il LA Italia Film Festival del 2013. Gli avvocati dell’imputato sostenevano che il giudice Lisa B. Lench avesse illegittimamente impedito di mostrare messaggi Facebook tra la Chernyshova e il direttore del festival, Pascal Vicedomini, che avrebbero dimostrato una relazione sessuale e minato la credibilità della testimone. La corte d’appello ha respinto l’argomento, osservando che la difesa aveva comunque potuto argomentare la propria tesi con altre prove e che la legge californiana sulla “rape shield” vieta di introdurre la storia sessuale della vittima per metterne in dubbio l’attendibilità.

Weinstein, 74 anni, rimane in carcere e sconterà la pena californiana solo dopo aver espiato quella newyorkese. Il suo portavoce ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte Suprema della California, sostenendo che “errori legali significativi” hanno condizionato il processo. Per l’Italia, il caso ha una risonanza particolare: la vittima è una cittadina italiana e l’aggressione avvenne durante una manifestazione dedicata al cinema italiano a Los Angeles. La vicenda giudiziaria di Weinstein, che ha innescato il movimento globale #MeToo, si avvia così verso un nuovo capitolo processuale, mentre il dibattito sulla credibilità delle vittime e sulle garanzie difensive continua a dividere l’opinione pubblica su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Pubblica sicurezza vs. Giustizia sociale
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Stampa latinoamericana+0.80aligned
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Stampa atlantica / anglosfera−0.50
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La decisione è un oltraggio alla sicurezza pubblica: permettere una riduzione di pena significa tradire le vittime e indebolire il sistema.

Meccanismogerarchia di minacce

Si costruisce una gerarchia in cui la minaccia alla collettività sovrasta ogni altra considerazione, dipingendo il riesame della pena come un pericolo sociale.

IndignazioneScetticismo
Stampa latinoamericana+0.80
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La vittoria di Weinstein è una vittoria per tutte le sopravvissute; la corte ha mandato un messaggio forte e inequivocabile.

Meccanismouniversalizzazione

Si universalizza l'esperienza della vittima, trasformando un caso specifico in un simbolo globale della lotta contro la violenza di genere.

TrionfoVittimismo
Stampa sud-est asiatica0.00
Voce

La corte ha emesso una decisione tecnica, che sarà seguita da un nuovo processo per la determinazione della pena.

Meccanismoriproiezione

Si adotta un tono distaccato e procedurale, evitando qualsiasi giudizio morale e proiettando la vicenda come un fatto giuridico lontano.

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