
Wildberries cerca 100mila metri quadri di magazzini in Kazakhstan dopo gli attacchi dei droni
Il maggiore rivenditore online russo sposta parte della logistica in Asia centrale per proteggersi dalle incursioni ucraine, mentre il governo valuta prestiti e agevolazioni fiscali.
Il gruppo Wildberries ha avviato la ricerca di spazi di magazzino in Kazakhstan per circa 100mila metri quadri, con l’obiettivo di mettere al riparo una parte della propria rete logistica dai ripetuti attacchi di droni ucraini che hanno colpito i suoi centri in Russia. Secondo fonti del mercato immobiliare russo, l’azienda sarebbe disposta ad assorbire tutta la capacità attualmente libera nel paese, anche se l’offerta è limitata: a fine 2025 la disponibilità di spazi logistici moderni in Kazakhstan era di appena il 5,8%, per un totale di 1,9 milioni di metri quadri, con soli 130mila metri quadri effettivamente vacanti e frammentati in diverse città. Non esiste un singolo blocco da 100mila metri quadri, precisano gli analisti.
La decisione è una risposta diretta alle incursioni che nelle ultime settimane hanno danneggiato almeno sette magazzini del gruppo, distruggendo circa il 10% della capacità di stoccaggio e mettendo fuori uso complessi per centinaia di migliaia di metri quadri. In Russia, i proprietari di capannoni vuoti si rifiutano ormai di firmare nuovi contratti di locazione con Wildberries a causa del rischio di attacchi, non coperto dalle polizze assicurative standard. Di qui la scelta di guardare oltre confine: il Kazakhstan viene visto come un’ancora di sicurezza per salvaguardare le merci e garantire la continuità operativa.
Nel frattempo, la società prosegue la costruzione di propri centri logistici nei paesi in cui è presente: in Kazakhstan sono in cantiere un complesso di oltre 100mila metri quadri ad Almaty e uno di 160mila metri quadri ad Astana. Parallelamente, il governo russo – per bocca del portavoce del Cremlino – ha confermato l’esistenza di colloqui su possibili sostegni statali, senza però che siano state prese decisioni. Le ipotesi sul tavolo includono prestiti da banche pubbliche come VTB, sgravi fiscali e sussidi per Wildberries e per i venditori della piattaforma. Molti commercianti, che hanno subito perdite per milioni di rubli (oltre un miliardo di tenge, circa 2 milioni di dollari, per i soli imprenditori kazaki), lamentano però che i rimborsi ricevuti finora coprono solo una minima parte dei danni e chiedono soprattutto agevolazioni tributarie.
L’Ucraina ha rivendicato gli attacchi sostenendo che Wildberries contribuisce alla logistica dell’esercito russo, accusa che l’azienda respinge. Mentre prosegue il braccio di ferro, la capacità di Wildberries di trovare spazi adeguati in Kazakhstan e di ottenere supporto finanziario dal governo deciderà la tenuta della sua catena di fornitura. Per ora, la priorità dichiarata resta il riequilibrio delle scorte tra i magazzini superstiti per migliorare il turnover e sostenere i partner commerciali.
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Wildberries, dopo gli attacchi dei droni ucraini, cerca magazzini in Kazakistan per proteggere le proprie attività. La mossa è una risposta pragmatica a minacce esterne, senza menzionare il sostegno allo sforzo bellico russo.
L'Ucraina rivendica gli attacchi a Wildberries per il suo supporto all'esercito russo, mentre il Cremlino è in difficoltà. I successi ucraini sono enfatizzati, con Zelensky che celebra un buon incontro con Trump.
Wildberries cerca supporto statale e spazi logistici in Kazakistan dopo gli attacchi con droni. La notizia è riportata con tono neutro, concentrandosi sulle implicazioni economiche e sulle discussioni governative.
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