
A Monterrey il primo vero spareggio: Olanda e Marocco, un incrocio che viene da lontano
Trentadue anni dopo Orlando, Ronald Koeman ritrova i Leoni dell’Atlante in un ottavo di finale che intreccia percorsi, doppie appartenenze e la memoria di tre 2-1.
Il 29 giugno 1994, sotto il sole della Florida, il capitano dell’Olanda Ronald Koeman alzava le braccia al cielo per un 2-1 sul Marocco che valeva il primato nel girone. Oggi, a distanza esatta di trentadue anni, Koeman siede sulla panchina degli Oranje e si prepara ad affrontare di nuovo i Leoni dell’Atlante, questa volta a Monterrey, nel primo atto a eliminazione diretta del Mondiale 2026. Un incrocio che la stampa europea e nordafricana descrive come il più atteso di questi sedicesimi di finale, non solo per la qualità tecnica in campo, ma per la fitta trama di storie che lega le due selezioni.
Il percorso delle due squadre nella fase a gironi ha confermato i pronostici. L’Olanda, prima nel gruppo F, ha reagito al pareggio iniziale con il Giappone travolgendo la Svezia per 5-1 e regolando la Tunisia per 3-1, con un bottino di dieci reti che ne fa uno degli attacchi più prolifici del torneo. Il Marocco, secondo nel gruppo C soltanto per differenza reti rispetto al Brasile, ha fermato i verdeoro sull’1-1, ha piegato di misura la Scozia e ha liquidato Haiti con un 4-2 che ha messo in mostra la nuova vocazione offensiva della squadra di Mohamed Ouahbi. Entrambe arrivano all’appuntamento con sette punti e la consapevolezza di potersi giocare molto più di un passaggio del turno.
Le dichiarazioni della vigilia restituiscono il rispetto reciproco ma anche la tensione di chi sa di affrontare un ostacolo precoce. Koeman ha definito la sfida “arrivata troppo presto”, riconoscendo nel Marocco una formazione “solida e attraente”, capace di attaccare con molti uomini ma anche di concedere spazi in transizione. Il capitano Virgil van Dijk ha indicato in Achraf Hakimi, Ismael Saibari e nel giovanissimo Ayyoub Bouaddi i pericoli principali, mentre dall’altra parte il tecnico Ouahbi ha rivendicato la crescita tattica dei suoi: “Non veniamo da turisti, siamo meglio organizzati rispetto al 2022”. L’analisi dei media olandesi, intanto, si concentra sulla scarsa compattezza tra le linee mostrata dagli Oranje nella fase a gironi, un difetto che contro la velocità dei marocchini potrebbe pesare più del previsto.
La partita è anche un intreccio di biografie e di doppie appartenenze. Mazraoui, Amrabat, Saibari e Salah-Eddine sono nati o cresciuti calcisticamente nei Paesi Bassi, e l’ex internazionale olandese di origine marocchina Ibrahim Afellay ha dichiarato apertamente il suo tifo per i Leoni dell’Atlante, riaccendendo un dibattito che ad Arnhem nel 1999 aveva già toccato Dries Boussatta, fischiato dal pubblico marocchino mentre indossava la maglia orange. I tre precedenti ufficiali – tutti terminati 2-1, con due vittorie olandesi e una marocchina – sembrano il preludio perfetto a una serata in cui ogni dettaglio può decidere.
In palio non c’è soltanto l’accesso agli ottavi di finale contro il Canada, che ha eliminato il Sudafrica. C’è la possibilità, per l’Olanda, di allungare un’imbattibilità nei tempi regolamentari che dura dalla finale del 2010, e per il Marocco di confermare che la semifinale del 2022 non fu un’eccezione, ma l’inizio di una nuova dimensione. A Monterrey, dove i Leoni dell’Atlante nel 1986 divennero la prima africana a superare un girone mondiale, il calcio scriverà un altro capitolo di una storia che parla olandese, arabo, francese e berbero.
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
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| Stampa sud-est asiatica | −0.50 | critical |
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