
Il Mondiale dei dilemmi: Thomas Partey, visto negato in Canada e la presunzione d’innocenza sotto accusa
Il centrocampista ghanese, accusato di stupro in Gran Bretagna, salterà l’esordio iridato contro Panama per decisione delle autorità canadesi, scatenando un dibattito che interroga sport e giustizia.
Il caso esplode alla vigilia della partita inaugurale del Ghana: Thomas Partey, stella del Villarreal e perno dei Black Stars, non scenderà in campo mercoledì 17 giugno a Toronto contro Panama. La FIFA ha confermato che il governo canadese ha respinto la richiesta di visto del giocatore, bloccandolo di fatto negli Stati Uniti, dove la squadra è in ritiro a Boston. Una decisione che priva la nazionale africana di uno dei suoi riferimenti tecnici e che si inserisce in un Mondiale già percorso da tensioni geopolitiche e dilemmi giuridici senza precedenti.
Partey, 32 anni, è sotto processo in Gran Bretagna per sette capi d’accusa di stupro e uno di aggressione sessuale, reati che sarebbero stati commessi tra il 2020 e il 2022, quando indossava la maglia dell’Arsenal. Il giocatore si è sempre dichiarato innocente e il processo – più volte rinviato – dovrebbe tenersi a partire dal 2027. Le leggi canadesi sull’immigrazione consentono alle autorità di negare l’ingresso a chiunque abbia commesso o sia stato condannato per un crimine, ma in questo caso non esiste alcuna sentenza definitiva. Eppure, il sospetto è bastato: secondo fonti governative di Ottawa, la gravità delle accuse ha fatto scattare il divieto. Una logica che, osservano gli analisti nordamericani, rispecchia un irrigidimento delle frontiere già emerso nel caso dell’arbitro somalo Omar Artan, anche lui respinto.
La reazione di Accra è stata immediata e dura. Il ministro dello Sport Kofi Adams ha parlato di “decisione ingiusta, eccessiva e contraria alla presunzione d’innocenza”, annunciando un ricorso attraverso i canali diplomatici. Dura anche la critica alla FIFA: “Non può lavarsene le mani”, ha tuonato Adams, “ha il dovere di proteggere i diritti dei Paesi partecipanti e dei loro atleti”. In Europa, il caso ha suscitato reazioni contrastanti: da un lato, media progressisti come France Info e El País ricordano che le norme canadesi sono note da tempo; dall’altro, giuristi italiani come quelli dell’Università di Bologna avvertono del rischio di creare un pericoloso precedente in cui la reputazione di un atleta può essere compromessa senza un giusto processo.
Dietro lo scontro giuridico, si intravede una partita più ampia. La doppia sede del torneo – Canada e Stati Uniti – ha già prodotto disparità di trattamento: Partey ha ottenuto il visto americano e potrà giocare le restanti gare del girone contro Inghilterra e Croazia, mentre il confine canadese gli resta precluso. Una frammentazione che, osservano i diplomatici a Bruxelles, rischia di minare l’unità della competizione. L’ex calciatore e opinionista italiano Beppe Bergomi, commentando su Sky Sport, ha definito la situazione “un pasticcio che il calcio moderno non si può permettere”. Intanto, il Ghana si prepara a scendere in campo senza il suo uomo simbolo, con la speranza che l’assenza si trasformi in uno stimolo, come ha suggerito l’ex vicepresidente federale George Afriyie.
Il verdetto finale, però, non sarà solo sul campo. La vicenda Partey chiama in causa la tenuta dei principi liberali nello sport globalizzato e la capacità delle istituzioni di bilanciare sicurezza e diritti. Mentre il mondo si interroga, il vero processo – quello penale – è ancora lontano. E il Mondiale, che avrebbe dovuto celebrare l’unità delle nazioni, si ritrova a fare i conti con i fantasmi di una giustizia ancora incompiuta.
| Stampa africana subsahariana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
Le autorità canadesi hanno ingiustamente negato il visto al giocatore di punta del Ghana Thomas Partey, basandosi su accuse non provate e minando la presunzione di innocenza. Il governo ghanese e l'opinione pubblica vedono questa decisione come una reazione eccessiva e parziale che punisce il giocatore e l'intera nazione, di fronte alla debole risposta della FIFA. Il rifiuto è visto come un preoccupante precedente che minaccia l'equità delle competizioni calcistiche internazionali.
Canada's denial of a visa to Ghana's Thomas Partey due to pending rape charges creates a major scandal at the World Cup. While the legal reasons are clear, the decision is seen as a hardline move that deprives the tournament of a star player and fuels controversy. Media outlets highlight the irony that Partey could enter the US but not Canada, raising questions about consistency in visa policies.
Il rifiuto del Canada di concedere il visto a Thomas Partey, accusato di molteplici stupri nel Regno Unito, viene riportato in modo fattuale con enfasi sul contesto legale. La copertura nota il non coinvolgimento della FIFA nelle questioni di immigrazione e l'impatto sulla campagna mondiale del Ghana. Il tono è neutro, concentrato sugli aspetti procedurali e sulle accuse legali contro il giocatore.
Thomas Partey, a former Arsenal midfielder facing seven counts of rape, has been denied entry to Canada for Ghana's World Cup opener. The coverage is straightforward, noting the charges and the visa refusal, with no editorializing. The legal situation is presented clearly, emphasizing that Partey has pleaded not guilty and that the decision is a matter of Canadian immigration policy.
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