
Addio a Georg Baselitz, il pittore che capovolse l’arte contemporanea
Il mondo dell’arte piange Georg Baselitz, morto all’età di 88 anni nella giornata di giovedì. La notizia, diffusa dai principali media tedeschi e confermata dalla galleria Ropac, ha scosso una comunità abituata da decenni a misurarsi con la sua figura scomoda e geniale. Nato Hans-Georg Bruno Kern nel 1938 a Deutschbaselitz, in Sassonia, sotto il Terzo Reich e cresciuto nella Germania dell’Est, Baselitz aveva fatto della ribellione il suo marchio di fabbrica: già nel 1963 un suo dipinto venne sequestrato per oscenità, e pochi anni dopo cominciò a dipingere i soggetti a testa in giù, una scelta che lo rese immediatamente riconoscibile e che, secondo l’ottica di Pechino o di Mosca, appariva come una provocazione politica contro ogni ordine costituito.
Per gli analisti di Bruxelles e per i critici francesi, Baselitz rappresentava il cuore di quella nuova pittura tedesca del dopoguerra capace di confrontarsi con il peso della storia nazionale attraverso una gestualità brutale e monumentale. La sua serie degli «Eroi» degli anni Sessanta, con figure dilaniate e divise, fu letta in Europa come un tentativo di esorcizzare i fantasmi del nazismo, mentre in patria suscitava scandalo e ammirazione. Dal punto di vista della stampa spagnola, il suo lascito è quello di un artista che non ha mai smesso di lavorare, dipingendo fino all’ultimo giorno su tele alte tre metri, in un ossessivo dialogo con la tradizione e la sua sovversione.
La sua influenza sull’arte italiana ed europea è profonda: Baselitz ha anticipato molte delle tensioni tra figurazione e astrazione, tra espressività e concettualismo, che hanno segnato la scena continentale dagli anni Settanta in poi. In Svizzera, la Neue Zürcher Zeitung lo ha ricordato come «il grande renitente», capace di trasformare la propria ostinazione in un metodo. Eppure, non tutto fu successo: la sua serie di cani degli anni Duemila restò invenduta, a dimostrazione di un percorso accidentato. Ora che il pittore se n’è andato, la sfida per i musei e i collezionisti sarà sciogliere il paradosso di un’opera che ha sempre rifiutato di essere compresa fino in fondo, e che proprio per questo continuerà a interrogare il nostro sguardo.
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