
Aishwarya Rai a Cannes: tre atti di regalità tra scultura e piume
Dal blu architettonico al rosa madre-figlia fino al bianco piumato finale, l’attrice indiana ha riscritto i codici del red carpet, fondendo alta moda e soft power asiatico.
A chiudere il sipario sulla settantanovesima edizione del Festival di Cannes non è stata una proiezione né un discorso, ma una tuta-pantalone bianca, scolpita da piume e ricami, che ha fermato il tappeto rosso con la forza di una dichiarazione d’intenti. Aishwarya Rai Bachchan, al suo ventiquattresimo anno sulla Croisette, ha scelto per la cerimonia di chiusura un completo dello stilista cinese Cheney Chan, abbandonando per una sera l’abito da sera in favore di un’estetica liquida e iperdecorata, fatta di boa piumati, revers gioiello e strati di pizzo. Un azzardo che, nell’ottica degli osservatori mediorientali, ha segnato un’evoluzione dal glamour prevedibile verso un’idea di eleganza performativa, quasi marziale.
Prima di quel commiato, la parabola stilistica di Rai aveva già incantato il festival con due apparizioni distinte e complementari. Sulla “montée des marches” aveva sfoggiato Luminara, una creazione dello stilista indiano Amit Aggarwal che ha richiesto oltre millecinquecento ore di lavoro manuale: un abito blu zaffiro dalla silhouette scultorea, costruito attorno al concetto di luce in movimento, in cui il ricamo “Crystal Vein” catturava i flash trasformandoli in energia visiva. Pochi giorni dopo, a margine del galà “Lights On Women’s Worth” organizzato da L’Oréal Paris, l’attrice era comparsa accanto alla figlia Aaradhya con un abito rosa cipria di Sophie Couture, una nuvola di chiffon e applicazioni floreali che la stampa indiana ha ribattezzato “femminilità favolosa”, mentre la ragazza rubava la scena in rosso intenso, componendo un dittico madre-figlia di rara potenza mediatica.
Dietro la cronaca degli outfit, le letture divergono per latitudine. Gli analisti di Mumbai insistono sulla dimensione artigianale e sull’orgoglio nazionale: Aggarwal, già nome di culto, viene celebrato come ambasciatore di un’India che contamina la couture parigina con un’estetica futurista. Dalle testate del Golfo, invece, si privilegia la longevità del mito Aishwarya, icona trasversale capace di unire il subcontinente, il Medio Oriente e l’Europa in un’unica standing ovation. In Italia e in Europa, l’attenzione è più defilata ma non meno significativa: Cannes si conferma piattaforma di diplomazia culturale, dove un abito non è mai solo un abito, ma un veicolo di soft power che l’industria del lusso europea osserva con crescente attenzione, soprattutto quando stilisti emergenti da Cina e India ridefiniscono i codici del decoro occidentale.
A fare da filo conduttore è la filosofia che Rai stessa ha condensato in una frase: «L’eleganza è innata; individuale… eterna». Parole che a Cannes 2026 si sono tradotte in un trittico di silhouette capaci di raccontare, più di molte sceneggiature, la trasformazione del ruolo della celebrità globale. Non più semplice testimonial, ma co-autrice di un racconto estetico che intreccia cultura materiale, identità familiare e rivendicazione di uno spazio creativo sempre più ampio per l’Asia nel tempio europeo del cinema.
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Aishwarya Rai ha concluso il festival di Cannes 2026 con un abito blu reale che unisce arte e tecnologia, mentre sua figlia ha catturato l'attenzione in rosso. Il suo look è stato descritto come scultura couture, andando oltre l'eleganza tradizionale. Ha anche partecipato all'evento Lights On Women's Worth di L'Oréal.
Aishwarya Rai Bachchan e sua figlia Aaradhya hanno rubato la scena a Cannes 2026. L'attrice ha indossato un abito rosa cipria di Sophie Couture, con corsetto strutturato e mantella di chiffon, per un look romantico e morbido. L'articolo includeva anche un invito a scaricare l'app di Gulf News.
La presenza di Aishwarya Rai Bachchan a Cannes 2026 è stata una celebrazione della sua eleganza senza tempo. Ha sfoggiato un completo bianco con piume alla cerimonia di chiusura e un abito blu reale scolpito da Amit Aggarwal, realizzato in 1.500 ore. La stampa indiana la consacra regina del red carpet, sottolineando il suo ruolo iconico nel cinema indiano.
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