
Al Met, l’orizzonte controverso di John Galliano
La prossima mostra del Costume Institute, che inaugurerà nel maggio 2027, esplorerà la carriera del designer britannico senza eludere le frasi antisemite che nel 2011 gli costarono il posto da Dior.
In una stanza del Metropolitan Museum of Art, lo scorso maggio, si è tenuto un incontro a porte chiuse. Erano presenti Anna Wintour, la direttrice di Vogue che ogni anno plasma la lista degli invitati al Met Gala, Andrew Bolton, curatore capo del Costume Institute, e lo stilista John Galliano. Con loro, alcuni leader della comunità ebraica newyorkese. L’incontro, confermato dal museo e riportato dal New York Times, serviva a tastare il polso di una città prima di un annuncio che avrebbe inevitabilmente riaperto vecchie ferite: la prima grande retrospettiva museale dedicata a Galliano.
L’esposizione, intitolata “John Galliano: Horizons”, aprirà il 9 maggio 2027 e resterà visibile fino al gennaio 2028. Sarà la terza mostra personale che il Costume Institute dedica a un designer vivente, dopo quelle per Yves Saint Laurent nel 1983 e per Rei Kawakubo nel 2017. L’istituzione newyorkese, che possiede la più ampia collezione di oggetti legati allo stilista, intende ripercorrere l’intera parabola creativa: dalla laurea alla Central Saint Martins nel 1984, al lavoro da Givenchy e Christian Dior, fino alla direzione creativa di Maison Margiela. Ma il percorso non sarà una semplice celebrazione.
La mostra affronterà direttamente la “condotta denigratoria” che nel 2010 e 2011 interruppe la carriera di Galliano. Video amatoriali lo ritraevano mentre, in un bar parigino, gridava “I love Hitler” e insultava clienti con frasi antisemite, razziste e anti-asiatiche. Ne seguirono il licenziamento da Dior e dalla sua omonima maison, e una condanna da parte di un tribunale di Parigi per ingiurie pubbliche basate su razza, religione ed etnia. La sezione iniziale, intitolata “Bearings”, ricostruirà quella rottura, includendo anche il successivo trattamento per dipendenza da sostanze e il riconoscimento pubblico degli errori, avvenuto anni dopo. “Invece di presentare un racconto convenzionale di caduta e redenzione”, ha spiegato il Met, “la galleria analizzerà come la memoria, l’esperienza, i valori culturali e le circostanze storiche riconfigurino continuamente la ricezione dell’opera di un designer”.
Il ritorno di Galliano sulla scena pubblica è stato graduale. Dopo un decennio da Margiela, lo stilista ha avviato una collaborazione creativa di due anni con Zara, annunciata a marzo, e nel 2024 il documentario “High & Low – John Galliano” ne ha ripercorso l’ascesa e la caduta. Jonathan Greenblatt, direttore dell’Anti-Defamation League, ha dichiarato al New York Times di ritenere che Galliano abbia “lavorato genuinamente sulle questioni che portarono ai suoi scoppi antisemiti” e che i suoi sforzi per riparare il danno “dovrebbero essere applauditi”. La mostra, ha precisato il museo, è stata progettata proprio per interrogare il rapporto tra “risultato estetico, responsabilità etica e riconoscimento istituzionale”.
Le altre due sezioni, “Horizons” e “Atlas of Transformation”, esploreranno le fonti di ispirazione – storia, geografia, arte, performance – e l’innovazione tecnica di uno dei designer più inventivi degli ultimi quarant’anni. Abiti, accessori, bozzetti, tessuti e libri di ricerca comporranno un atlante visivo che, come suggerisce il titolo, guarda a orizzonti in continua trasformazione. Il tappeto rosso del Met Gala, che ogni anno inaugura la mostra, promette di essere un osservatorio privilegiato su come il mondo della moda sceglierà di indossare, o di interrogare, l’eredità di Galliano.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
Il Met deve fare i conti con la macchia morale sulla carriera di un celebre stilista; la mostra non può ignorare gli scoppi antisemiti che gli sono costati la posizione.
Mettendo in primo piano la condanna legale e la riprovazione sociale, la narrazione crea un bilancio morale che contrappone il risultato artistico al fallimento etico.
Il titolo ufficiale della mostra 'John Galliano: Horizons' e ogni accenno alla sua riabilitazione post-scandalo o al sostegno di figure come Anna Wintour sono omessi, rafforzando l'immagine di una vergogna permanente.
La mostra del Met 'Horizons' riconosce l'immensa creatività di Galliano ma non nasconde la condotta oltraggiosa che ha deviato la sua carriera.
Presentando nello stesso periodo sia i successi creativi che i comportamenti scorretti, la narrazione raggiunge un apparente equilibrio giornalistico, evitando un esame approfondito di entrambi i lati.
I dettagli specifici dello sfogo antisemita—la viralità, le conseguenze legali—sono omessi, attenuando il peso dello scandalo.
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