
Il caso Elize Matsunaga tra cronaca e finzione Netflix
Il film su Elize Matsunaga, che uccise e squartò il marito, divide il pubblico brasiliano tra chi la celebra come vittima e chi denuncia la romanzazione del crimine.
Marcos Matsunaga entra nell’appartamento con una pizza in una mano e apre la porta con l’altra. La moglie Elize lo aspetta con la pistola in pugno. Secondo la ricostruzione processuale riportata dall’avvocato della famiglia Matsunaga, l’unica reazione possibile per lui, vedendola armata, è accucciarsi. Il proiettile lo colpisce alla testa a distanza ravvicinata. Il colpo di pistola, però, non lo uccide: l’autopsia del Istituto Medico Legale ha stabilito che la causa della morte fu l’asfissia provocata dall’inalazione di sangue durante la decapitazione.
Questi dettagli sono al centro delle critiche mosse dall’avvocato Luiz Flávio Borges D’Urso al film *Elize: Sombras de uma Mulher*, appena uscito su Netflix. In una intervista al portale Metrópoles, il legale ha parlato di «errori gravissimi» nella ricostruzione, a partire dalla dinamica del delitto. Nel film Marcos è in piedi; nella realtà era accovacciato. Il film mostra solo una facetta per lo smembramento, ma secondo D’Urso Elize acquistò una sega elettrica – mai ritrovata – che avrebbe spiegato la velocità e la precisione dell’operazione di sei ore. E viene omesso un episodio avvenuto venticinque giorni prima del delitto: Elize chiamò la polizia denunciando una minaccia del marito, una telefonata registrata che i media brasiliani hanno reso pubblica.
Il film, pur essendo un’opera di finzione, ha innescato in Brasile un acceso dibattito culturale. Sui social network molti commenti celebrano Elize come una «vendicatrice» , riporta un editoriale del portale UOL, che critica duramente questa tendenza: «Non ci fu legittima difesa, non ci fu raptus – scrive l’opinionista –. Ci fu una logistica organizzata». L’articolo ricorda che la Corte Suprema brasiliana ha abolito nel 2023 la tesi della «legittima difesa dell’onore», usata per decenni per giustificare femminicidi. Invertire i ruoli e celebrare una squartatrice, secondo l’editorialista, significa riproporre la stessa logica della violenza privata.
Elize Matsunaga, oggi quarantaquattrenne, vive in libertà condizionale a Franca, nell’interno di San Paolo, dove dopo un periodo come autista di app ha iniziato a confezionare abiti per animali domestici. In un video diffuso dopo la scarcerazione ha dichiarato il proprio pentimento: «Non posso riparare a ciò che è successo. Io ho una seconda possibilità, Marco purtroppo no». Il suo avvocato ha confermato alla stampa che la donna conduce una vita riservata e rispetta le condizioni imposte dal tribunale. Tra i dettagli più bizzarri emersi dal libro di Ullisses Campbell sul caso, c’è un episodio di gelosia: Marcos avrebbe proibito alla moglie di andare allo zoo perché lei mostrava troppa simpatia per lo scimpanzé Pepe. Un frammento che, al di là del grottesco, restituisce la complessità di una relazione prima della sua tragica fine.
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Elize non è un'eroina; la fiction Netflix travisa i fatti e alimenta un dibattito moralmente pericoloso. Il vero contesto di violenza e gelosia viene distorto per fare spettacolo.
Si contrappongono dettagli reali (il divieto di andare allo zoo, le foto del rapporto) alla versione romanzata, accusando la piattaforma di omettere scientemente elementi scomodi per costruire una narrazione favorevole all'assassina.
Non si menziona che la stessa Elize avesse subito violenze dal marito, né si approfondisce la sua versione dei fatti; la critica si concentra sul ritratto mediatico.
Il weekend offre molto da guardare, ma il caso Matsunaga non è tra le scelte suggerite. La guida si concentra su produzioni internazionali ad alto budget e trascura il vero-crime brasiliano.
L'assenza totale del caso in un elenco di raccomandazioni implica una gerarchia implicita: ciò che non viene elencato non è considerato rilevante per il pubblico globale. Il silenzio stesso funge da giudizio di valore.
Non si fornisce alcuna informazione sul film o sul caso, né si spiega perché sia stato escluso; la mancanza di copertura è totale.
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