
Allerta arancione in Marocco, neve in Russia: una primavera globale dai due volti
Il Nord Africa si è risvegliato sotto un cielo carico di minaccia. Lunedì pomeriggio, la Direzione generale della meteorologia marocchina ha diramato un bollettino di vigilanza arancione per una vasta fascia del Regno: da Khémisset a Marrakech, passando per Béni Mellal e Settat, si attendono rovesci temporaleschi localmente violenti, con accumuli fino a quaranta millimetri in poche ore, raffiche di vento e grandine. L’allarme, in vigore dalle quattordici alle ventitré, si estende poi alle province settentrionali di Chefchaouen, Al Hoceima e Taza, dove il maltempo insisterà fino alle prime luci di martedì.
Non si tratta di un semplice acquazzone primaverile, ma di un sistema convettivo ben organizzato, capace di scaricare al suolo l’equivalente di settimane di pioggia in un solo pomeriggio, con tutto ciò che comporta per le aree agricole e i bacini idrici già provati da una stagione idrologicamente capricciosa. L’occhio di Rabat segue l’evoluzione con la cautela di chi conosce la forza delle piene improvvise sugli altopiani dell’Atlante e lungo le valli del Sebou. Quasi in parallelo, oltre tremila chilometri più a est, un altro avviso di burrasca percorre gli altopiani iranici.
Secondo i modelli elaborati a Teheran, l’ondata di instabilità che ha investito lunedì le province occidentali e settentrionali – dall’Azerbaigian orientale fino al Khorasan – porterà piogge, fulmini e raffiche violente, con locale grandine, estendendosi martedì ai versanti dell’Alborz e alle coste del Caspio. La capitale stessa, Tehran, vivrà giornate di cielo nervoso: schiarite alternate a rovesci pomeridiani, mentre il vento solleverà polvere nei quartieri meridionali. L’Iran sperimenta così una primavera di contrasti, in cui il passaggio rapido da masse d’aria subtropicali a nuclei freddi in quota moltiplica l’energia a disposizione dei temporali, un meccanismo che i climatologi locali leggono come coerente con un riscaldamento medio che rende l’atmosfera più reattiva.
Mentre i due grandi altopiani asiatici e nordafricani sono sferzati da rovesci e raffiche, la Russia centrale fa i conti con un ritorno d’inverno che ha colto di sorpresa le regioni attorno a Mosca. Il ciclone nato sul Golfo di Botnia, spiegano dall’osservatorio moscovita, ha regalato un breve e ingannevole assaggio di tepore pre-estivo, per poi rovesciare nevicate e pioggia mista a neve su gran parte del Distretto Federale Centrale, accompagnate da venti fino a venti metri al secondo. Soltanto tra mercoledì e giovedì il maltempo comincerà a ritirarsi verso nord-est, mentre per i primi giorni di maggio si prospetta una graduale rimonta della colonnina di mercurio, restituendo al paesaggio russo una normalità termica che alla fine di aprile sembrava cancellata.
Sul fronte opposto del pianeta, l’autunno australe mostra i suoi muscoli. A Buenos Aires e nell’area metropolitana, il Servizio meteorologico nazionale ha emesso un’allerta per venti intensi da sud-ovest, con raffiche superiori ai trenta chilometri orari che hanno fatto crollare la temperatura massima a sedici gradi. La sensazione termica, complice l’umidità in calo, è risultata ancor più pungente, costringendo i porteños a rispolverare cappotti che sembravano ormai archiviati.
È il volto di una stagione di transizione che, nell’emisfero australe, anticipa l’inverno con improvvisi affondi di aria polare. Per l’Europa e l’Italia, questo mosaico meteorologico non è spettacolo lontano. La depressione che ha imbiancato le foreste a est di Mosca è l’ultima propaggine di un vasto scambio meridiano che, nei giorni scorsi, ha pilotato masse d’aria fredda fino al Mediterraneo centrale, innescando temporali e cali termici anche sulle regioni adriatiche.
L’instabilità nordafricana, dal canto suo, è un serbatoio di umidità che, se catturato da una saccatura atlantica, può facilmente trasformarsi in precipitazioni intense sull’Italia meridionale e sulle isole. Mentre i modelli a lungo termine suggeriscono un maggio europeo più caldo della media, gli analisti di Bruxelles segnalano che la frequenza di eventi estremi primaverili – grandinate tardive, nevicate fuori stagione, burst di caldo seguiti da crolli – sta aumentando, mettendo sotto pressione le coperture assicurative del settore agricolo. La primavera del 2025, ancora una volta, si rivela non una transizione dolce, ma un terreno di scontro tra stagioni, dove l’unica certezza è l’incertezza del cielo che abitiamo.
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