
Boicottaggio globale per l'ultimo Spider-Man: nel mirino il produttore israeliano Avi Arad
Dalla Giordania agli Stati Uniti, gli attivisti pro-Palestina invitano a disertare le sale per colpire il produttore accusato di sostenere il governo Netanyahu.
Un post, migliaia di condivisioni. La giornalista e filmmaker palestinese Bisan Ouda ha chiesto ai suoi follower di boicottare «Spider-Man: Brand New Day», l’ultimo capitolo della saga dell’Uomo Ragno. Non per la trama o per gli attori, ha precisato, ma per la presenza tra i produttori di Avi Arad, definito dagli attivisti «sionista» e aperto sostenitore del governo Netanyahu. La sua chiamata è rimbalzata di schermo in schermo, trasformando una serie di post sparsi in una campagna organizzata.
La mobilitazione, partita sui social, ha rapidamente varcato i confini: in Giordania, Libano e Tunisia le adesioni sono cresciute fino a coinvolgere gruppi di attivisti negli Stati Uniti e in Europa. In Libano il boicottaggio si è saldato con il rifiuto di proiettare opere che vedano la partecipazione di israeliani. I promotori insistono su un punto: non si contesta il personaggio di Spider-Man né la qualità artistica del film, ma si vuole negare qualsiasi incasso a chi, come Arad, esprime pubblicamente il proprio appoggio a Israele. «Comprare un biglietto significa contribuire agli utili di un produttore che sostiene l’occupazione», scrivono.
Per gli organizzatori la scelta di non varcare la soglia del cinema è un atto di pressione culturale ed economica, un’estensione delle campagne di boicottaggio accademico e commerciale che da anni prendono di mira individui e istituzioni ritenuti complici della politica israeliana. «L’industria cinematografica non è più immune dal dibattito politico e sui diritti umani», affermano, e il pubblico può orientare il mercato con le proprie scelte di consumo. La campagna, assicurano, resterà circoscritta al produttore e alle sue posizioni, senza intaccare la figura di Spider-Man.
Mentre il film, uscito a fine luglio, continua a riempire le sale di buona parte del mondo, la mobilitazione online non accenna a spegnersi: nuovi post, lo stesso hashtag, la stessa richiesta di disertare il botteghino. Un’astensione che per i suoi sostenitori è un modo di «stare dalla parte dei palestinesi» mentre a Gaza, denunciano, prosegue quello che chiamano un genocidio. E la campagna, avvertono, andrà avanti finché ci sarà qualcuno da smascherare.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.80 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.70 | critical |
| Stampa europea continentale | +0.10 | neutral |
| Stampa russa e CSI | +0.50 | aligned |
Il botteghino parla chiaro: il pubblico vuole ancora supereroi, e questo Spider-Man è più profondo e redditizio che mai.
Si usano i dati di incasso come prova inconfutabile di qualità e rilevanza, ignorando le critiche o le controversie politiche.
Si omette completamente la campagna di boicottaggio in corso nel mondo arabo e l'incidente della flatulenza in Colombia.
Boicottiamo chi sostiene l'occupazione: il successo di un film non cancella la complicità con il sionismo.
Si trasforma una scelta di consumo culturale in un atto politico, usando la figura del produttore come simbolo di un'intera causa.
Si omette qualsiasi menzione del successo commerciale del film o delle recensioni positive, concentrandosi esclusivamente sulla campagna di boicottaggio.
Il mito di Odisseo parla di noi oggi, tra spinte identitarie e spettacolo; e anche un peto in sala può fare notizia.
Si collega un'opera antica a dibattiti contemporanei (woke, fantasy) e si dà risalto a un aneddoto assurdo per umanizzare e relativizzare il fenomeno blockbuster.
Si omette la dimensione politica del boicottaggio arabo e la narrazione trionfalistica atlantica, preferendo un'analisi culturale e un tono ironico.
Il miliardo di dollari è la prova del genio di Nolan: un trionfo commerciale che lo riporta ai vertici.
Si riduce la complessità del film a un dato di incasso, trasformando il regista in un campione di botteghino e ignorando qualsiasi altra lettura.
Si omettono la campagna di boicottaggio araba, l'incidente in Colombia e qualsiasi analisi culturale o politica del film.
Allarga lo sguardo
Arabia Saudita, Turchia e Pakistan firmano il patto di difesa della Mecca
13 lingue · 64 testate
Da Economy & MarketsDazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
4 lingue · 16 testate
Da TechnologyL’intelligenza artificiale ha creato identità false per ingannare umani durante i test di sicurezza britannici
3 lingue · 23 testate