
Anthropic accusa Alibaba di estrazione illecita di capacità IA su scala industriale
Quasi 29 milioni di scambi fraudolenti con Claude in due mesi: la denuncia al Congresso USA inasprisce il braccio di ferro tecnologico tra Washington e Pechino.
La società californiana Anthropic ha formalmente accusato il colosso cinese Alibaba di aver orchestrato la più vasta campagna di “distillazione” mai registrata ai danni del suo modello linguistico Claude. In una lettera inviata il 10 giugno ai senatori Tim Scott ed Elizabeth Warren, l’azienda ha quantificato in 28,8 milioni gli scambi avvenuti tra aprile e giugno 2026 attraverso quasi 25.000 account falsi, riconducibili a operatori legati al laboratorio Qwen di Alibaba. L’operazione, secondo Anthropic, ha preso di mira le capacità più avanzate del modello – ingegneria del software, ragionamento automatizzato, processi decisionali – con l’obiettivo di addestrare sistemi concorrenti a costi irrisori.
La tecnica incriminata, nota come distillazione avversaria, consiste nell’estrarre risposte da un modello più potente per trasferirne le competenze a uno più debole. Sebbene tollerata in contesti di ricerca, essa viola i termini di servizio quando viene impiegata per replicare modelli di frontiera senza autorizzazione. Anthropic, OpenAI e Google hanno già avviato un coordinamento per condividere informazioni su tentativi analoghi, che secondo fonti statunitensi coinvolgerebbero anche le startup cinesi DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax. La lettera di Anthropic si inserisce in un quadro di allarme crescente: ad aprile la Casa Bianca aveva denunciato il furto di proprietà intellettuale dell’IA americana “su scala industriale”, mentre il Pentagono ha inserito Alibaba nella lista delle aziende legate all’apparato militare cinese – designazione che la stessa Alibaba ha impugnato in tribunale.
L’iniziativa di Anthropic produce però un paradosso strategico. Due giorni dopo l’invio della missiva, il Dipartimento del Commercio statunitense ha imposto restrizioni proprio sui modelli più recenti di Anthropic – Mythos e Fable – temendone l’uso da parte di servizi di intelligence di Paesi considerati avversari. L’azienda ha dovuto disabilitare l’accesso globale a quegli stessi strumenti che intendeva proteggere. Analisti asiatici leggono in questa dinamica la conferma di una logica tecnico-nazionalista che tratta il software come un componente fisico, ignorando che il codice non può essere sottoposto a embargo: negare l’accesso, sostengono, accelera semplicemente lo sviluppo di alternative indigene.
Sul fronte legislativo, i senatori Bill Hagerty e Andy Kim stanno preparando un emendamento alla legge sulla difesa che consentirebbe di sanzionare o inserire in black list le aziende cinesi che utilizzano indebitamente output di modelli americani per addestrare sistemi concorrenti. L’esito dell’iniziativa è incerto, ma il voto atteso nelle prossime settimane rappresenta il prossimo banco di prova per una strategia di contenimento tecnologico che, mentre cerca di blindare il vantaggio americano, rischia di frammentare l’ecosistema globale dell’intelligenza artificiale. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la vicenda mette in luce l’urgenza di un quadro regolatorio – come l’AI Act – capace di governare pratiche di addestramento transfrontaliere senza cedere a logiche di pura competizione geopolitica.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | +0.50 | aligned |
Anthropic e i legislatori americani denunciano Alibaba per spionaggio industriale su larga scala, chiedendo sanzioni immediate.
La narrazione costruisce un parallelismo tra l'estrazione di capacità AI e il furto di proprietà intellettuale, evocando la minaccia esistenziale per la supremazia tecnologica americana.
L'articolo omette di menzionare che la vulnerabilità sfruttata era minore e già presente in altri modelli pubblici, come riportato dalla stampa cinese.
Hong Kong e la Cina propongono una via regolatoria alta, criticando la militarizzazione dell'AI da parte degli Stati Uniti e difendendo la propria posizione.
L'articolo sposta il focus dalla presunta estrazione alla reazione americana, inquadrandola come una minaccia alla cooperazione globale e proponendo Hong Kong come mediatore neutrale.
L'articolo omette di riportare la dimensione dell'attacco (29 milioni di scambi) e la richiesta di sanzioni da parte di Anthropic, minimizzando la gravità dell'accusa.
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