
Apple supera le attese ma perde la corona dell’iPhone: Cook passa il testimone
Apple ha chiuso il secondo trimestre fiscale del 2026 con numeri da capogiro: ricavi per 111,2 miliardi di dollari e un utile per azione di 2,01 dollari, entrambi sopra le stime degli analisti, che si aspettavano rispettivamente 109,72 miliardi e 1,94 dollari. Eppure, a gettare un’ombra sull’entusiasmo di Wall Street è stato il dato delle vendite di iPhone, ferme a 56,99 miliardi di dollari contro i 57,21 attesi: la seconda mancata stima in tre trimestri. Un segnale che, se letto con la lente di Cupertino, conferma la crescente maturità del mercato degli smartphone, ma anche la capacità della mela di sorprendere altrove: Mac, servizi digitali e i nuovi lanci, come il MacBook Neo e l’iPhone 17e, hanno trainato la crescita complessiva. La notizia più dirompente, tuttavia, arriva dalla scrivania di Tim Cook: l’amministratore delegato lascerà il timone a John Ternus, attuale vicepresidente dell’ingegneria hardware, per diventare presidente esecutivo. Una transizione che segna la fine di un’epoca e apre interrogativi sulla continuità strategica del colosso californiano.
A New York la reazione è stata immediata: il titolo ha guadagnato oltre il 3% nelle contrattazioni after-hours, spinto anche da una guidance ottimistica per il trimestre in corso, con una crescita dei ricavi prevista tra il 14 e il 17%, ben sopra il 9% ipotizzato dagli analisti. L’indice S&P 500 e il Nasdaq hanno raggiunto nuovi massimi storici, favoriti da un leggero calo del prezzo del petrolio in un contesto geopolitico teso per il conflitto con l’Iran. Un quadro che, secondo l’ottica di Wall Street, riflette la resilienza di un’economia americana ancora trainata dai giganti tecnologici, ma non immune alle incertezze globali.
Dall’altra parte del mondo, l’India si profila come il nuovo Eldorado per Apple. Tim Cook, durante la conference call con gli investitori, si è detto «over the moon» per le prospettive nel paese, definendolo «il secondo mercato mondiale di smartphone e il terzo per PC». Una dichiarazione che, nella prospettiva di Nuova Delhi, conferma l’accelerazione degli investimenti della società nella produzione locale e nella distribuzione, in una regione che sta rapidamente sostituendo la Cina come polo manifatturiero alternativo. Intanto, da Mosca arrivano echi di una domanda «record» per la linea iPhone 17, nonostante le sanzioni e l’assenza di un presidio diretto: un segnale, secondo gli osservatori russi, della forza del brand anche in condizioni avverse.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il cambio al vertice di Apple si intreccia con le pressioni regolatorie di Bruxelles, che negli ultimi anni ha intensificato le indagini antitrust sui giganti digitali. La nomina di Ternus, un ingegnere di lunga esperienza, potrebbe suggerire una rinnovata attenzione all’hardware e all’integrazione verticale, ma resta da vedere come la nuova guardia gestirà i rapporti con le autorità europee, in un clima di crescente ostilità verso i monopolisti della Silicon Valley. Guardando avanti, le prospettive per Apple appaiono solide: i servizi digitali e l’intelligenza artificiale stanno diventando il vero motore della crescita, mentre la fedeltà della base utenti garantisce un flusso di cassa costante. Tuttavia, la successione di Cook, figura carismatica e abile tessitore di relazioni istituzionali, introduce un elemento di incertezza in un settore dove l’innovazione corre veloce e dove ogni passo falso può costare caro.
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