
L'India dei giovani sfida Modi: il caso NEET e la crisi di fiducia
Dopo le dimissioni del ministro Pradhan, il governo indiano cerca di riconquistare la Generazione Z tra accuse di manipolazione e proteste studentesche.
Sabato 8 agosto, il deputato del partito Bharatiya Janata e ex ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan ha rotto il silenzio sulle sue dimissioni, annunciate il 25 luglio dopo settimane di proteste studentesche per la fuga di notizie dell'esame NEET. Parlando all'Università GM di Bhubaneswar, Pradhan ha dichiarato che alcuni hanno tentato di "fuorviare" la Generazione Z durante le proteste: "Gen Z è fatta dei nostri figli. Alcune persone hanno tentato di fuorviarli. Non avevo questioni personali", ha detto, aggiungendo di aver offerto lui stesso le dimissioni al primo ministro Narendra Modi e che "il posto non era importante per me". Secondo il politico, Modi avrebbe poi accettato la sua richiesta di riconoscere pubblicamente le aspirazioni dei giovani, intervenendo direttamente sulla questione. Il giorno successivo, domenica 9 agosto, il capo del governo dell'Odisha Mohan Charan Majhi, nel lanciare la campagna 'Har Ghar Tiranga', ha messo in guardia la Generazione Z da "forze esterne" che tenterebbero di "fuorviarli e indebolire l'India" attraverso i social media, l'abuso di sostanze e campagne negative, assicurando che "nessuna forza esterna può indebolire i giovani dell'India". Secondo il ministro, i giovani non soccomberanno a questi disegni, in una replica che riprende le accuse di Pradhan contro chi avrebbe strumentalizzato le proteste per fini politici.
La crisi ha esposto una frattura generazionale che il governo Modi sta cercando di gestire. Secondo l'agenzia France-Presse, citata da un'analisi della stampa araba, la protesta guidata dal movimento online "Partito del Popolo degli Scarafaggi" ha costretto il governo a una rara concessione: oltre alle dimissioni di Pradhan, il parlamento ha inasprito le sanzioni per chi commette frodi negli esami e in alcune città sono state ritirate le accuse contro i manifestanti. Lo stesso Modi, da sempre assiduo utente di X, si è spostato su Instagram, la piattaforma più popolare tra i giovani. Ma le autorità hanno anche intensificato i controlli: secondo la stessa agenzia, durante le manifestazioni sono state usate telecamere a intelligenza artificiale per identificare i partecipanti, molte ragazze hanno ricevuto minacce di stupro online, e l'India ha registrato 65 casi di interruzione di internet nel 2025, seconda al mondo secondo l'osservatorio Access Now. Il movimento, che chiedeva inizialmente solo le dimissioni di Pradhan, ha ampliato le sue rivendicazioni alla disoccupazione giovanile e alle politiche del governo, denunciando un futuro senza sbocchi per i laureati.
Le dichiarazioni di Pradhan hanno riacceso lo scontro politico in Odisha, dove il partito Biju Janata Dal (BJD) dell'ex capo del governo Naveen Patnaik ha respinto le accuse. Secondo il dirigente BJD Rohit Pujari, ex ministro e presidente distrettuale di Sambalpur, nessuno ha diffamato Pradhan: "Il suo partito e il suo governo lo hanno diffamato con la carica della polizia, i lacrimogeni e le atrocità durante la pacifica agitazione studentesca a Jantar Mantar". Pujari ha inoltre sostenuto che 21 bambini sono morti per suicidio a causa della gestione della vicenda, e che tra i 22 lakh di studenti che hanno affrontato l'esame, circa 21 lakh sarebbero in depressione. Pradhan, dal canto suo, ha attaccato Patnaik accusandolo di organizzare proteste contro di lui e di chiamarlo "una disgrazia per il popolo dell'Odisha", rispondendo: "Sono figlio di un contadino. Anche se mi dite di andare via, tornerò".
Secondo l'analisi del South China Morning Post, le proteste indiane si inseriscono in un quadro regionale: dallo Sri Lanka al Nepal, dal Bangladesh all'India, i movimenti giovanili hanno scosso o rovesciato governi, ma raramente sono riusciti a trasformare il potere di piazza in organizzazione politica duratura. Il "Partito del Popolo degli Scarafaggi" ha annunciato un "tour nazionale" per ascoltare le lamentele dei giovani, ma il fondatore Abhijeet Deepke ha chiarito che per ora il movimento agirà come gruppo di pressione, non come partito politico, dichiarando: "Abbiamo bisogno di un movimento pubblico per riparare la fiducia nelle istituzioni pubbliche e nella loro neutralità". Le proteste si sono in gran parte fermate dopo le dimissioni di Pradhan, ma questa settimana si sono registrate nuove manifestazioni giovanili nello stato orientale del Jharkhand, segnale che la tensione resta alta. La sfida per il governo, secondo l'agenzia France-Presse, sarà affrontare i problemi strutturali — disoccupazione e mancanza di prospettive — che hanno spinto i giovani in piazza, mentre il movimento cerca di capire se potrà tradurre la sua enorme popolarità online in un peso elettorale concreto.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.70 | critical |
Il BJP respinge le accuse e riproietta la colpa su forze esterne che hanno ingannato i giovani, presentando Pradhan come vittima di una manipolazione orchestrata.
La riproiezione trasforma una crisi di governo in una minaccia esterna, spostando l'attenzione dalla gestione degli esami alla presunta interferenza straniera.
Tralascia che le proteste non riguardano solo la fuga di notizie, ma anche la disoccupazione giovanile e le scarse prospettive future, come emerge in altri resoconti.
L'Asia meridionale osserva come le proteste giovanili, pur capaci di rovesciare governi, non riescano a tradursi in riforme strutturali, e il caso indiano ne è solo un esempio.
Universalizzando il caso indiano in un modello regionale, si riduce la specificità della crisi e si smorza l'allarme, presentando gli eventi come parte di un ciclo prevedibile.
Non menziona le accuse specifiche di forze esterne né le manovre politiche interne indiane, concentrandosi sul modello generale.
La protesta del 'Partito degli scarafaggi' espone il fallimento del governo indiano e la disperazione di una generazione abbandonata.
La denuncia utilizza le proteste come prova di un sistema autoritario che ignora i bisogni giovanili, amplificando la portata della crisi per delegittimare il governo.
Non menziona che le dimissioni di Pradhan sono state presentate come volontarie, né dà spazio alle giustificazioni del governo, concentrandosi solo sulla pressione popolare.
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