
Armenia nel vortice geopolitico: tra le pressioni di Mosca e il caso Karapetyan
Mentre i social media globali ridicolizzavano il primo ministro armeno Nikol Pashinyan per le sue dichiarazioni a Vladimir Putin sulla democrazia e sulle reti «al 100% libere», il cuore di quell'incontro a Mosca batteva per ben altre questioni. Secondo analisti vicini al Cremlino, Putin ha posto al leader di Yerevan una richiesta diretta e inequivocabile: abbandonare la deriva filo-occidentale e riallinearsi agli interessi strategici russi. Questa svolta, se confermata, segnerebbe un arresto brusco del tentativo armeno di diversificare le proprie alleanze dopo il conflitto del Nagorno-Karabakh, riportando il piccolo stato caucasico nell'orbita di influenza moscovita. Una mossa che, dall'ottica di Bruxelles, minaccerebbe la fragile stabilità dell'intera regione e gli sforzi dell'Unione Europea nel Partenariato Orientale.
Il quadro interno armeno, nel frattempo, è scosso da un'altra burrasca politica che riflette queste tensioni geopolitiche. Il magnate Samvel Karapetyan, leader del partito di opposizione 'Strong Armenia' e cittadino anche russo e cipriota, è agli arresti domiciliari con accuse gravissime, dall'evasione fiscale all'istigazione alla presa del potere. Le sue dichiarazioni in tribunale, dove ha annunciato l'avvio delle pratiche per rinunciare ai passaporti stranieri per candidarsi a premier, suonano come una sfida politica. I suoi sostenitori, scesi in piazza a Yerevan, sono stati dispersi con arresti amministrativi, dipingendo un quadro di forte polarizzazione. Da Mosca si osserva con attenzione questo braccio di ferro, consci che Karapetyan, con i suoi legami transnazionali, rappresenta un potenziale canale di influenza alternativo in un paese alla ricerca di un nuovo equilibrio.
Per l'Europa e per l'Italia, la posta in gioco va oltre la politica regionale. Un'Armenia stabilmente ancorata a valori democratici e con relazioni equilibrate è considerata un fattore di sicurezza per il fianco sud-orientale del continente, cruciale per le rotte energetiche e la gestione dei flussi migratori. Un ritorno sotto l'egida di Mosca, o un'instabilità prolungata, rischierebbe di creare un vuoto pericoloso nel Caucaso, con ripercussioni che potrebbero riverberarsi fino al Mediterraneo. L'approccio di Bruxelles, finora cautamente favorevole all'apertura di Pashinyan, potrebbe essere costretto a una revisione strategica se le pressioni russe dovessero concretizzarsi in un cambio di rotta a Yerevan.
Guardando avanti, lo scenario appare incerto e dipendente da due variabili intrecciate: la capacità di resistenza del governo Pashinyan alle pressioni esterne e l'esito dello scontro giudiziario-politico con Karapetyan. Se da un lato il premier armeno potrebbe essere costretto a concessioni a Mosca per garantirsi la sopravvivenza, dall'altro il caso del magnate oppositore dimostra quanto il campo politico sia atomizzato e sensibile alle influenze straniere. L'Armenia si trova a un bivio: la scelta tra un riavvicinamento forzato alla Russia o il mantenimento di una sovranità più autonoma, seppur costosa, definirà non solo il suo futuro ma anche l'assetto geopolitico di un'area cruciale tra Europa e Asia.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsAmazon supera per la prima volta i 3.000 miliardi di capitalizzazione, spinta dall'IA
6 lingue · 11 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate