
Attacco di mortaio a UNIFIL: un peacekeeper ucciso, feriti due commilitoni
Colpita una base Onu a Marjayoun, nel sud del Libano. L'indagine non attribuisce la responsabilità. Preoccupazione per il contingente italiano, il più numeroso della missione.
La sera di mercoledì, una posizione della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) nei pressi di Marjayoun, nel sud del paese, è stata colpita da colpi di mortaio. Un casco blu, gravemente ferito, è deceduto nelle prime ore di giovedì all’ospedale di Beirut, mentre altri due peacekeeper sono rimasti feriti e sono tuttora in cura. L’UNIFIL ha immediatamente avviato un’indagine per ricostruire l’esatta dinamica e la provenienza degli attacchi, senza per ora attribuire responsabilità né a Israele né al gruppo libanese Hezbollah, in un’area teatro di quotidiani scontri transfrontalieri.
La notizia riveste particolare gravità per l’Italia, che guida il contingente più numeroso della missione – oltre mille uomini – e da anni considera la stabilità del confine israelo-libanese un pilastro della propria politica estera nel Mediterraneo allargato. Fonti diplomatiche a Roma seguono con apprensione gli sviluppi, in un momento in cui il rischio di errori di calcolo tra le parti è altissimo. La sicurezza dei militari italiani, impegnati in attività di monitoraggio e assistenza umanitaria, rappresenta una priorità che potrebbe tradursi in una più incisiva pressione diplomatica, anche in sede europea, per un rafforzamento del mandato della missione.
L’attacco ha riaperto ferite anche in Indonesia, dove la stampa ricorda che nella medesima area, alcune settimane fa, aveva perso la vita un militare di Jakarta, parte del contingente nazionale dispiegato sotto la bandiera dell’ONU. Questa sovrapposizione di lutti evidenzia la natura multinazionale e i costi umani di UNIFIL, una missione che dal 1978 cerca di mantenere la pace in una regione periodicamente infiammata. Le perdite tra i caschi blu, spesso provenienti da paesi lontani dal conflitto, amplificano l’eco internazionale di ogni episodio.
L’UNIFIL, con un comunicato ripreso dalla stampa libanese, ha condannato con forza l’accaduto, definendo gli attacchi deliberati contro i peacekeeper «gravi violazioni del diritto internazionale umanitario» e sollecitando tutte le parti a rispettare gli obblighi di protezione del personale e delle proprietà delle Nazioni Unite. Un appello che, in assenza di un’immediata attribuzione di colpa, suona come un monito tanto a Israele quanto a Hezbollah, le cui azioni militari mettono a repentaglio la vita di uomini e donne impegnati in un’opera diplomatica di interposizione.
Mentre l’indagine procede, l’episodio conferma la fragilità del cessate il fuoco informale che, dopo la guerra del 2006, ha consentito una relativa calma lungo il confine. Oggi, sullo sfondo della guerra a Gaza, il fronte libanese è tornato a surriscaldarsi, con il concreto pericolo di un’estensione del conflitto. Per l’Europa e per l’Italia, che ha un interesse diretto, la stabilizzazione dell’area rimane un obiettivo strategico, ma ogni caduto tra i caschi blu rende più urgente un rinnovato sforzo diplomatico per evitare che la missione, nata per interporsi, diventi a sua volta bersaglio.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | −0.20 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
Un peacekeeper dell'UNIFIL è morto e altri due sono rimasti feriti in un attacco con mortai vicino a Marjayoun, nel sud del Libano. La missione ONU ha avviato un'indagine senza attribuire responsabilità, ribadendo che la violenza deve cessare.
Un peacekeeper dell'ONU è stato ucciso da colpi di mortaio nel sud del Libano, nello stesso luogo in cui in precedenza aveva perso la vita un militare indonesiano della stessa missione. L'episodio sottolinea il pericolo costante che affrontano i caschi blu nella regione.
La missione ONU in Libano ha riferito che un suo peacekeeper è stato ucciso e due feriti in un attacco con mortai nel sud del paese. È in corso un'indagine e l'UNIFIL ha esortato tutte le parti a rispettare il diritto internazionale e garantire la sicurezza del personale ONU.
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