
Oro oltre 4.400 dollari: il crollo dell’occupazione USA frena la Fed e spinge i prezzi
Il metallo prezioso tocca i massimi da sette settimane e guadagna oltre il 7% in una settimana, mentre i dati sul lavoro riducono le probabilità di un rialzo dei tassi a settembre.
Venerdì 7 agosto, il prezzo dell’oro spot ha superato i 4.400 dollari l’oncia per la prima volta dal 17 giugno, toccando un massimo di sette settimane. I futures sul Comex con scadenza dicembre hanno raggiunto i 4.414,76 dollari, in rialzo di oltre il 2,6%. Su base settimanale, il metallo prezioso registra un balzo superiore al 7%, il migliore da gennaio.
A innescare il rally è stato il rapporto sull’occupazione statunitense di luglio, che ha mostrato una riduzione inattesa di 23.000 posti di lavoro nei settori non agricoli, contro le attese di un aumento di 80.000 unità. Il dato, pubblicato dal Dipartimento del Lavoro, ha sorpreso gli analisti e ha immediatamente ridimensionato le aspettative di un imminente giro di vite monetario da parte della Federal Reserve.
Secondo David Meger, direttore delle operazioni sui metalli presso High Ridge Futures, «i dati sull’occupazione più deboli del previsto rendono meno probabile un rialzo dei tassi da parte della Fed nella prossima riunione». Il mercato dei futures sui tassi ha infatti ridotto la probabilità di una stretta a settembre dal 57% al 43,9%, secondo LSEG. Contemporaneamente, il dollaro si è indebolito, con l’indice DXY in calo, e i prezzi dell’energia hanno continuato a scendere, attenuando i timori inflazionistici e rafforzando l’attrattiva dell’oro, che non offre rendimenti.
Anche gli altri metalli preziosi hanno beneficiato del clima favorevole: l’argento spot è salito del 4,5% a 64,26 dollari, il platino dell’1,4% e il palladio dello 0,4%, tutti in rotta verso guadagni settimanali. Sul fronte delle previsioni, UBS stima che l’oro possa raggiungere i 5.000 dollari l’oncia entro la prima metà del 2027, mentre l’analista Matt Simpson di StoneX individua un solido supporto a 4.000 dollari e un possibile obiettivo a 4.600 dollari.
La prossima riunione della Fed di settembre resta il principale appuntamento per i mercati, che continueranno a monitorare i dati su inflazione e lavoro per valutare la traiettoria dei tassi. Nel frattempo, il calo delle quotazioni petrolifere e le speranze di una distensione in Medio Oriente contribuiscono a mantenere basse le aspettative di un ulteriore irrigidimento monetario.
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
La Russia riproietta l'oro come valore rifugio stabile, mentre i dati USA deboli legittimano la sua ascesa senza mettere in discussione l'economia americana.
Presentando l'oro come bene rifugio e collegando la sua ascesa alle attese di politica monetaria, il discorso rende la crescita dell'oro una scelta razionale di investimento.
Non menziona le speranze di pace in Medio Oriente o il calo dei prezzi del petrolio, che altri blocchi indicano come cause.
L'Iran geopoliticizza l'oro, attribuendo il suo rialzo alle speranze di pace in Medio Oriente e alla riduzione delle aspettative inflazionistiche, spostando l'attenzione dai dati USA.
Collegando il prezzo dell'oro alla stabilità regionale e al calo del petrolio, il discorso rende il rally una conseguenza della distensione internazionale.
Non cita i dati sull'occupazione USA, che sono la causa principale per altri blocchi.
Il Levante arabo collega l'oro al calo del prezzo del petrolio e alle attese sui dati USA, presentando l'aumento come una reazione a condizioni energetiche e monetarie.
Evidenziando il legame energia-inflazione, il discorso normalizza l'aumento dell'oro come logico aggiustamento del mercato.
Non riporta il dato effettivo dei payroll USA, limitandosi ad attendere la pubblicazione, e trascura l'impatto geopolitico.
L'America Latina mercatista enfatizza i dati deboli USA e le speranze di pace in Medio Oriente, presentando l'oro come un bene che reagisce a molteplici segnali.
Combinando dati macroeconomici e geopolitica, il discorso rende il rally dell'oro robusto e multidimensionale.
Non menziona il calo dei prezzi del petrolio, un fattore che altri blocchi considerano rilevante.
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