
Attacco nel Golfo: colpita nave francese a Ormuz, tensioni inasprite sul traffico petrolifero
Un portacontainer francese è stato attaccato nello Stretto di Ormuz. Diversi membri dell’equipaggio feriti. La Francia esclude di essere il bersaglio, mentre Trump sospende le missioni di scorta.
Martedì sera il portacontainer “San Antonio”, battente bandiera maltese e di proprietà del colosso francese CMA CGM, è stato colpito da un proietto di origine ancora incerta mentre attraversava lo Stretto di Ormuz. L’attacco ha provocato danni allo scafo e ferito diversi membri dell’equipaggio, immediatamente evacuati e sottoposti alle cure del caso. L’armatore ha confermato l’accaduto mercoledì, aggiungendo di seguire con la massima attenzione l’evoluzione della situazione.
L’episodio rappresenta l’ultimo, grave incidente in una via d’acqua cruciale per i commerci globali, già paralizzata dal conflitto mediorientale in corso da febbraio: secondo le stime, circa il venti per cento del traffico petrolifero mondiale è di fatto bloccato, con centinaia di navi ferme o reindirizzate verso rotte più lunghe e costose. Da Parigi, il governo francese ha subito definito “inammissibile” qualsiasi aggressione contro le navi mercantili, ma il presidente Macron ha tenuto a precisare che la Francia «in nessun caso» era stata presa di mira. Una precisazione che lascia intendere come l’attacco possa essere stato un errore di identificazione o un avvertimento più ampio, in un teatro in cui le tensioni tra Iran e Stati Uniti restano altissime.
A complicare ulteriormente il quadro, il presidente americano Donald Trump ha annunciato martedì una pausa temporanea nelle operazioni di scorta alle navi in transito nel Golfo, motivandola con «grandi progressi» verso un accordo globale con Teheran. Una mossa che, secondo gli analisti di Bruxelles, rischia di creare un vuoto di protezione in un momento di massima vulnerabilità per i trasporti marittimi. L’agenzia di sicurezza marittima britannica UKTMO ha riferito che il proiettile ha colpito il cargo intorno alle 18:30 GMT, confermando la dinamica ma non la provenienza.
Dal punto di vista italiano, la notizia arriva in un momento di crescente dipendenza energetica dal canale di Suez e dal Golfo: l’Italia importa via mare una quota significativa del suo greggio e del gas naturale liquefatto, e qualsiasi interruzione prolungata dello stretto si tradurrebbe in un immediato rialzo dei prezzi e in pressioni sulle forniture. Gli osservatori europei sottolineano che la scelta di Trump di sospendere le scorte, unita all’attacco alla nave francese, potrebbe indurre l’Unione a rafforzare la propria presenza navale nella regione, anche se finora le capacità di proiezione militare europea restano limitate. Quel che è certo è che lo Stretto di Ormuz, snodo vitale per l’economia mondiale, si conferma il punto più fragile della geografia energetica contemporanea: ogni incidente rischia di innescare una reazione a catena che colpisce i porti del Mediterraneo, le raffinerie italiane e, in ultima istanza, le bollette dei consumatori.
Mentre le diplomazie tentano di ricucire i fili di un accordo con l’Iran, il mare resta il teatro silenzioso di uno scontro in cui i civili – i marinai a bordo delle portacontainer – pagano il prezzo più alto.
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