
Il video dell'attentato a Trump: quattro secondi di follia che rivelano il fallimento della sicurezza
Un filmato di sorveglianza durato meno di sei minuti, diffuso giovedì dalla procura federale di Washington, ha svelato la sequenza precisa del tentato assassinio di Donald Trump durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Le immagini mostrano Cole Tomas Allen, trentunenne californiano, irrompere armato di fucile attraverso un varco di sicurezza nel Washington Hilton: il tempo di attraversamento è di appena quattro secondi. Un cane poliziotto aveva abbaiato all'uomo pochi istanti prima, ma il conduttore lo aveva allontanato, mentre gli agenti stavano smontando i metal detector e chiacchieravano con noncuranza. Il video, che ha già fatto il giro del mondo, solleva interrogativi inquietanti sulla tenuta del dispositivo di protezione presidenziale in un'epoca in cui la violenza politica dilaga oltre i confini americani.
La magistrata Jeanine Pirro ha accompagnato la pubblicazione con una precisazione cruciale: non esiste alcuna prova che il proiettile che ha colpito un agente dei Servizi Segreti al giubbotto antiproiettile sia stato sparato da fuoco amico. Le telecamere mostrano Allen sparare mentre corre, prima che gli agenti rispondano al fuoco e lo neutralizzino. Secondo gli inquirenti di Washington, l'uomo – già accusato di tentato omicidio del presidente e di reati connessi alle armi – aveva pianificato l'aggressione: il giorno prima si era aggirato per l'atrio dell'albergo come un comune ospite, facendo un selfie con l'arsenale addosso. L'ipotesi di una minaccia annunciata ma non intercettata dal sistema di sicurezza statunitense richiama alla mente, in Europa, le falle emerse dopo gli attentati di Bruxelles e Parigi, dove la mancata condivisione di informazioni tra agenzie costò vite umane.
Per l'Italia e per l'Unione europea l'episodio ha un valore sintomatico. Bruxelles osserva con apprensione il crescendo di episodi di violenza politica che investono le democrazie mature: dalla sparatoria contro il premier slovacco Robert Fico nel maggio 2024, agli attacchi contro candidati tedeschi e francesi durante la campagna elettorale europea, la tendenza è chiara. A Roma, il Viminale ha già rafforzato le misure di sicurezza attorno a Palazzo Chigi e al Quirinale, temendo emulazioni. Il caso Allen, con la sua banalità del male – un giovane senza precedenti penali che si trasforma in assassino potenziale – dimostra che la barriera tra follia individuale e attentato politico è sempre più sottile.
Ora si apre una fase giudiziaria che potrebbe durare anni: Allen rischia l'ergastolo per il solo capo d'imputazione di tentato omicidio del presidente. Ma il vero banco di prova non è solo l'aula di tribunale. L'opinione pubblica americana si chiede come sia stato possibile violare un perimetro di sicurezza presidiato dai Servizi Segreti proprio mentre il presidente parlava a pochi metri di distanza, e la risposta potrebbe riscrivere i protocolli di protezione per tutti i leader democratici occidentali. Pechino, dal canto suo, monitora l'evoluzione della vicenda: per la propaganda del Partito comunista cinese, ogni fessura nella sicurezza americana è un'ulteriore prova della presunta fragilità del sistema liberal-democratico. Il mondo, nel frattempo, resta con gli occhi fissi su quelle quattro secondi di follia che hanno quasi cambiato la storia.
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