
Attentato al CSD di Berlino, il jihadismo solitario scuote la Germania in campagna elettorale
L’attacco con un furgone durante il Pride, rivendicato dall’IS, ha ucciso una donna e ferito oltre trenta persone. L’estrema destra cavalca la paura, mentre emergono falle nella comunicazione tra autorità e giustizia.
L’irruzione di un furgone sulla folla del Christopher Street Day di Berlino ha provocato la morte di una cittadina polacca di 65 anni e il ferimento di altre 31 persone. L’attentatore, Abdul Ballout, ventunenne nato in Germania e già noto ai servizi come simpatizzante dello Stato Islamico, è stato ucciso dalla polizia il giorno successivo durante un tentativo di arresto. Secondo la ricostruzione delle autorità, Ballout era stato classificato come «Gefährder» – soggetto ad alto rischio – e sottoposto a sorveglianza continua, ma il tribunale minorile che lo aveva scarcerato in maggio ignorava tale qualifica, valutandolo come «persona plasmabile» con ritardi di maturazione recuperabili.
L’attentato si inserisce in un clima di tensione pre-elettorale. L’ambasciatore Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, ha dichiarato all’Adnkronos che l’estrema destra di Alternative für Deutschland «sfrutterà strumentalmente» l’accaduto per alimentare paure e frustrazioni in vista delle tre elezioni regionali di settembre, dove i temi dell’immigrazione e dell’integrazione sono già centrali. In Sassonia-Anhalt, dove il voto è fissato per il 6 settembre, i sondaggi danno l’AfD in testa, e una sua affermazione potrebbe incrinare il «muro anti-incendio» finora eretto dalla Cdu contro ogni collaborazione con il partito.
Sul fronte della sicurezza, l’inchiesta ha messo a nudo un cortocircuito tra agenzie. Il Gemeinsames Terrorismusabwehrzentrum, che coordina polizie e intelligence, aveva inserito Ballout nella categoria di massimo pericolo, ma il giudice che dispose la libertà vigilata non ne fu informato. Il giovane, che in passato aveva tentato senza successo di unirsi all’IS in Libano e in Mauritania, nelle settimane precedenti l’attacco era monitorato senza che emergessero elementi ritenuti sufficienti a un nuovo intervento. L’islamologo Michael Kiefer, dell’Università di Osnabrück, ha spiegato alla Frankfurter Allgemeine che l’IS, pur privo di una struttura centralizzata, conserva una «pericolosità intatta» grazie a un’ideologia binaria e alla capacità di ispirare attacchi con mezzi comuni, come veicoli e coltelli, spesso pianificati in tempi brevi da lupi solitari.
La società tedesca si interroga sulla risposta politica. Esponenti della giovane Cdu hanno presentato un piano in dieci punti per superare quella che definiscono «impotenza appresa» verso l’islamismo, mentre il dibattito pubblico tende a contrapporre musulmani e comunità Lgbtq+. Una voce dal mondo queer musulmano, ospitata dalla Faz, ha denunciato come entrambe le minoranze vengano strumentalizzate: «Ci accusano di non distanziarci abbastanza, ma non c’è nemmeno il tempo di elaborare il lutto». L’associazione DITIB, vicina ad Ankara, ha condannato l’attentato, ma la frammentazione della galassia islamica tedesca rende difficile una presa di posizione unitaria. Intanto, il CSD di Amburgo si è svolto con misure di sicurezza rafforzate e la partecipazione del carro berlinese, in segno di sfida: «Ora più che mai», hanno scritto gli organizzatori.
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
La comunità europea chiede conto allo Stato per la mancata prevenzione e invoca misure di sicurezza più dure.
Si evidenziano i fallimenti specifici del programma di deradicalizzazione e la conoscenza della pericolosità dell'attentatore per giustificare la richiesta di misure preventive generalizzate.
Le autorità tedesche sapevano e non hanno impedito l'attacco; il sistema di sicurezza ha fallito.
Si sottolinea la discrepanza tra la conoscenza preventiva delle autorità e la loro inazione, implicando negligenza.
Non menziona le misure di deradicalizzazione già in atto né la risposta della comunità LGBTQ.
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