
Stretto di Hormuz: Washington attende l'accordo tra Iran e Oman
Un funzionario americano conferma i progressi tra Teheran e Mascate sul transito navale; gli Stati Uniti sono pronti a togliere il blocco ai porti iraniani.
Secondo un funzionario americano, i negoziati tra Iran e Oman sullo stretto di Hormuz hanno registrato progressi e un accordo è atteso a breve. Una volta annunciata l'intesa per il ripristino del traffico commerciale senza impedimenti, gli Stati Uniti toglieranno il blocco navale ai porti iraniani. Le azioni di Washington, ha precisato la stessa fonte, resteranno condizionate all'attuazione degli impegni da parte di Teheran.
L'intesa provvisoria, della durata di sessanta giorni, prevede che le navi in entrata nel Golfo Persico utilizzino il corridoio settentrionale, più vicino alle coste iraniane, e quelle in uscita il canale meridionale, lungo le acque di Mascate. Il corridoio centrale, secondo quanto riferito da fonti vicine ai negoziati, sarà oggetto di discussione successiva, subordinata alle operazioni di sminamento. Il progetto di accordo attribuirebbe a Teheran il controllo delle navi in ingresso e una supervisione congiunta con l'Oman per quelle in uscita.
Teheran condiziona la riapertura piena del passaggio alla revoca delle sanzioni americane e del blocco marittimo, come precondizione anche per l'avvio di negoziati più ampi. Restano divergenze sui costi di transito: secondo quanto riportato, l'Iran chiederebbe un prelievo tra il 5 e il 7 per cento del valore del carico, l'Oman propende per il 3 per cento, mentre Washington si oppone a qualsiasi tariffa o pedaggio per il transito. Fonti del ministero degli Esteri iraniano hanno precisato che le tariffe non saranno calcolate come percentuale fissa del carico, ma dipenderanno dai servizi forniti, come assicurazione, rifornimento e oneri ambientali.
Lo stretto di Hormuz è un passaggio cruciale per i rifornimenti energetici mondiali: prima del conflitto, aperto a febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran, vi transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale commercializzato nel mondo. L'accordo tra Teheran e Mascate, che secondo un diplomatico di un paese mediatore dovrebbe ricevere l'approvazione del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, è in fase di redazione finale. Resta da chiarire il via libera della guida suprema iraniana, la cui approvazione è necessaria e che, secondo funzionari di Teheran, non è ancora stata ottenuta.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | +0.10 | neutral |
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.10 | neutral |
Trump sta cedendo: l'accordo con l'Oman consegna a Teheran il controllo dello stretto, dopo mesi di minacce vuote.
Riducendo la trattativa a un duello personale, usa il lessico della resa e dell'umiliazione per delegittimare la Casa Bianca.
Non menziona la richiesta iraniana di revoca delle sanzioni, che trasformerebbe l'accordo in uno scambio più ampio.
L'accordo è un passo di sicurezza: il Consiglio iraniano lo approverà presto, Washington conferma e revocherà il blocco appena la navigazione riprende.
Si affida a fonti ufficiali e a tempistiche concrete, normalizzando l'evento come routine diplomatica.
Non cita l'obiettivo iraniano di legare la riapertura alla revoca delle sanzioni, limitando la lettura alla sola dimensione di sicurezza.
Teheran ha ragione a chiedere garanzie: l'apertura dello stretto vale in cambio della revoca delle sanzioni, non di promesse vaghe.
Presenta la posizione iraniana come una contropartita razionale, spostando il dibattito dal conflitto alla logica dello scambio.
Non ricorda la ripresa dei bombardamenti americani di inizio luglio, che indebolirebbe la narrazione di una pura trattativa commerciale.
L'accordo inaugura un modello: superare la guerra attraverso una cornice bilaterale che restituisca al Golfo una governance condivisa.
Inquadra la trattativa come un esperimento di nuova architettura regionale, attenuando i nodi irrisolti.
Non esplicita la condizione iraniana sulla revoca delle sanzioni, sostituita dal solo blocco navale.
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