
AUKUS e i droni degli abissi: il Pacifico si prepara alla guerra sui fondali
Stati Uniti, Regno Unito e Australia annunciano veicoli subacquei senza pilota per proteggere i cavi sottomarini e rafforzano la flotta nucleare. Ammissione di lentezza: “Ora agiamo”.
Il ministro della Difesa australiano Richard Marles ha scelto il palco del Dialogo di Shangri-La a Singapore per lanciare un monito senza precedenti: «Il fondale marino è un campo di battaglia». Un’affermazione che suona come un avvertimento diretto a Pechino e che ha fatto da cornice all’annuncio congiunto di Stati Uniti, Regno Unito e Australia di un nuovo ambizioso progetto nel quadro del patto AUKUS: lo sviluppo di droni subacquei autonomi per proteggere i cavi internet sottomarini, vere e proprie «arterie della civiltà moderna», secondo le parole dello stesso Marles.
La tecnologia dei veicoli senza pilota (UUV) – destinati a missioni di ricognizione, attacco, guerra antisommergibile e antinave e contromisure mine – dovrebbe essere operativa già entro il prossimo anno, con le prime consegne previste per il 2027, come ha confermato il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth. Londra contribuirà con 150 milioni di sterline (circa 201 milioni di dollari), mentre il costo complessivo resta avvolto dalla riservatezza. La mossa è una risposta diretta alla minaccia delle cosiddette 'flotte ombra', navi che operano in una zona grigia legale e che secondo l’intelligence occidentale potrebbero essere utilizzate per sabotare le infrastrutture critiche, un timore acuito dall’incidente del 2023 che ha danneggiato i cavi nel Mar Baltico.
Parallelamente, l’Australia ha confermato l’acquisto dagli Stati Uniti di tre sottomarini nucleari di classe Virginia di seconda mano, abbandonando l’idea di un mix di battelli nuovi e usati. Una scelta che, ha spiegato il governo di Canberra, semplificherà «la gestione della catena di approvvigionamento, le operazioni e la manutenzione, massimizzando l’efficienza dei costi». L’impegno è chiaro: rafforzare la componente offensiva del trattato trilaterale in un momento in cui le tensioni con la Cina si infiammano, dalle acque contese del Mar Cinese Meridionale allo Stretto di Taiwan.
L’annuncio giunge dopo mesi di critiche sulla lentezza di AUKUS. A Singapore, il ministro della Difesa britannico John Healey ha fatto pubblica ammenda: «Per troppo tempo in AUKUS abbiamo parlato troppo e realizzato poco. Questo è ora cambiato sotto i nostri tre governi». Un’ammissione che segnala un cambio di passo politico, forse dettato anche dalla necessità di rassicurare gli alleati asiatici e gli investitori sulla concretezza dell’alleanza, nata nel 2021 proprio come deterrente all’espansione cinese nell’Indo-Pacifico.
Da Pechino, l’accelerazione viene osservata con irritazione. Gli analisti cinesi vi leggono un ulteriore tassello della strategia di contenimento americana e ribadiscono la liceità delle attività navali nazionali. Ma per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che dipende per oltre il 95% del traffico internet dai cavi sottomarini e che ha visto aumentare la propria esposizione nel Mediterraneo, il messaggio è inequivocabile: la sicurezza degli abissi è ormai un fronte caldo della competizione geopolitica globale. L’Unione Europea, finora timida, potrebbe dover accelerare sulla resilienza delle proprie infrastrutture critiche, mentre AUKUS mostra che la corsa ai fondali è già cominciata.
| Stampa russa e CSI | −0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | +0.40 | aligned |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | −0.10 | neutral |
Mosca riporta l'annuncio di AUKUS sullo sviluppo di droni subacquei per la protezione dei cavi internet sottomarini. L'iniziativa è presentata come una mossa tecnica di difesa delle infrastrutture, senza commenti espliciti ma con un velato scetticismo verso l'espansione militare dell'alleanza anglosassone.
La stampa del sud-est asiatico inquadra l'accelerazione di AUKUS come una risposta diretta alla crescente rivalità strategica con la Cina. I veicoli subacquei senza equipaggio sono letti come strumenti per contenere Pechino nell'Indo-Pacifico, e il progetto è descritto con un misto di allarme per le tensioni regionali e pragmatismo nel rafforzare le capacità difensive alleate.
I media dell'Asia meridionale riportano l'accordo AUKUS con un taglio puramente informativo: elencano tempi, tecnologie e contributi finanziari senza prendere posizione. Il testo descrive lo sviluppo dei droni subacquei come un'iniziativa di protezione delle infrastrutture e rafforzamento difensivo, mantenendosi osservatore distaccato.
La stampa africana anglofona accoglie la notizia con un velo di scetticismo, ricordando i precedenti ritardi dei progetti AUKUS. Pur riportando l'impegno finanziario britannico e la tabella di marcia, il tono resta misurato e solleva dubbi sulla reale velocità di realizzazione dell'alleanza.
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