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venerdì 24 aprile 2026

Bambini e social network: la stretta globale si allarga tra Norvegia, Ue e critiche degli esperti

La corsa a proteggere i minori dagli abissi del web assume contorni sempre più definiti, con un nuovo attore pronto a scendere in campo. Il governo norvegese ha annunciato l’elaborazione di un disegno di legge che vieterebbe l’accesso ai social network ai minori di sedici anni, con un testo atteso per il 2026. «Vogliamo che i bambini restino bambini nell’infanzia», ha dichiarato il primo ministro Jonas Gahr Støre, sottolineando come la vita quotidiana non debba essere schiacciata dal tempo davanti allo schermo e dagli algoritmi. La mossa di Oslo si inserisce in un quadro già segnato dalla storica decisione australiana del dicembre 2025, quando Canberra ha imposto il primo blocco totale a Instagram, Facebook e TikTok per gli under sedici.

In Europa, Francia e Spagna hanno già adottato restrizioni analoghe, mentre l’Unione europea affila le proprie armi: a Bruxelles è stata presentata un’applicazione per la verifica dell’età il cui uso potrebbe diventare obbligatorio nei prossimi mesi, con l’obiettivo di interdire ai più giovani l’accesso a contenuti tossici. L’iniziativa, apparentemente dettata dal buon senso, ha però sollevato un coro di critiche inaspettato. In una lettera aperta firmata da decine di ingegneri, tra cui docenti del Politecnico federale di Losanna e di Zurigo, si mette in guardia contro i rischi di questi sistemi.

Secondo gli esperti, meccanismi di controllo così pervasivi potrebbero trasformarsi in strumenti di sorveglianza di massa, minando la privacy e la libertà di espressione non solo dei minori, ma di tutti gli utenti. «Dovrebbe terrorizzarci tutti», si legge nell’appello, che contesta l’idea che la tecnologia possa risolvere da sola un problema profondamente culturale e sociale. La tensione è destinata a crescere, soprattutto in vista della presidenza di turno danese dell’Ue, che ha già messo la tutela dell’infanzia digitale tra le priorità. L’Italia, che ha visto un acceso dibattito sull’introduzione del parental control obbligatorio, si trova ora a dover valutare l’impatto di queste misure in un contesto europeo ancora diviso tra il bisogno di proteggere e il timore di creare un’infrastruttura di controllo troppo invadente.

La sfida non è solo tecnica: riguarda il delicato equilibrio tra diritti individuali e sicurezza collettiva, con la consapevolezza che, come ricordano gli analisti di Bruxelles, nessuna app potrà mai sostituire l’educazione digitale e la responsabilità genitoriale. Il futuro prossimo vedrà probabilmente un’accelerazione normativa, ma anche un approfondimento del confronto tra chi vede nel blocco la soluzione e chi, invece, invoca un approccio più articolato, capace di distinguere tra protezione e controllo.

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Bambini e social network: la stretta globale si allarga tra Norvegia, Ue e critiche degli esperti

La corsa a proteggere i minori dagli abissi del web assume contorni sempre più definiti, con un nuovo attore pronto a scendere in campo. Il governo norvegese ha annunciato l’elaborazione di un disegno di legge che vieterebbe l’accesso ai social network ai minori di sedici anni, con un testo atteso per il 2026. «Vogliamo che i bambini restino bambini nell’infanzia», ha dichiarato il primo ministro Jonas Gahr Støre, sottolineando come la vita quotidiana non debba essere schiacciata dal tempo davanti allo schermo e dagli algoritmi. La mossa di Oslo si inserisce in un quadro già segnato dalla storica decisione australiana del dicembre 2025, quando Canberra ha imposto il primo blocco totale a Instagram, Facebook e TikTok per gli under sedici.

In Europa, Francia e Spagna hanno già adottato restrizioni analoghe, mentre l’Unione europea affila le proprie armi: a Bruxelles è stata presentata un’applicazione per la verifica dell’età il cui uso potrebbe diventare obbligatorio nei prossimi mesi, con l’obiettivo di interdire ai più giovani l’accesso a contenuti tossici. L’iniziativa, apparentemente dettata dal buon senso, ha però sollevato un coro di critiche inaspettato. In una lettera aperta firmata da decine di ingegneri, tra cui docenti del Politecnico federale di Losanna e di Zurigo, si mette in guardia contro i rischi di questi sistemi.

Secondo gli esperti, meccanismi di controllo così pervasivi potrebbero trasformarsi in strumenti di sorveglianza di massa, minando la privacy e la libertà di espressione non solo dei minori, ma di tutti gli utenti. «Dovrebbe terrorizzarci tutti», si legge nell’appello, che contesta l’idea che la tecnologia possa risolvere da sola un problema profondamente culturale e sociale. La tensione è destinata a crescere, soprattutto in vista della presidenza di turno danese dell’Ue, che ha già messo la tutela dell’infanzia digitale tra le priorità. L’Italia, che ha visto un acceso dibattito sull’introduzione del parental control obbligatorio, si trova ora a dover valutare l’impatto di queste misure in un contesto europeo ancora diviso tra il bisogno di proteggere e il timore di creare un’infrastruttura di controllo troppo invadente.

La sfida non è solo tecnica: riguarda il delicato equilibrio tra diritti individuali e sicurezza collettiva, con la consapevolezza che, come ricordano gli analisti di Bruxelles, nessuna app potrà mai sostituire l’educazione digitale e la responsabilità genitoriale. Il futuro prossimo vedrà probabilmente un’accelerazione normativa, ma anche un approfondimento del confronto tra chi vede nel blocco la soluzione e chi, invece, invoca un approccio più articolato, capace di distinguere tra protezione e controllo.

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