
Biglietti per la finale del Mondiale 2026: 2,3 milioni di dollari sul mercato ufficiale FIFA
La notizia ha del paradossale, ma è certificata dal portale ufficiale della Fifa: quattro tagliandi per la finalissima dei Mondiali 2026, in programma il 19 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, sono stati messi in vendita sul mercato secondario dell’ente a un prezzo che sfiora i 2,3 milioni di dollari ciascuno, quasi 1,8 milioni di franchi svizzeri. Un valore che supera di oltre 250 volte il prezzo di acquisto originale, fissato a 8.860 dollari. Si tratta di posti in tribuna dietro una porta, settore 124, fila 45: un sogno di pochi, anzi, pochissimi. La Fifa, pur non controllando i prezzi imposti dai rivenditori, incassa una doppia commissione del 15 per cento sia dall'acquirente sia dal venditore. In pratica, su ogni transazione da capogiro l’ente trattiene circa 690mila dollari, senza correre alcun rischio di invenduto. Una politica di laissez-faire che trasforma ogni biglietto in un bene speculativo, ben lontano dallo spirito sportivo che dovrebbe animare l’evento.
La prospettiva europea, e italiana in particolare, non può che registrare l’ennesimo sintomo di una deriva commerciale che allontana il calcio dalle sue radici popolari. Per i tifosi continentali, già alle prese con costi di viaggio e alloggio che lievitano di edizione in edizione, cifre simili rendono la finale un bene irraggiungibile, se non per una élite globalizzata. Da Bruxelles, alcuni osservatori segnalano come in Europa simili pratiche sarebbero oggetto di un controllo antitrust più stringente, ma la Fifa opera al di sopra delle giurisdizioni nazionali, sfruttando la sua natura di ente privato con sede in Svizzera. Dall’altra parte dell’Atlantico, nell’ottica nordamericana, la logica del profitto massimo è vista con maggiore naturalezza: gli Stati Uniti, che ospiteranno l’edizione insieme a Canada e Messico, hanno da tempo normalizzato la rivendita di biglietti per eventi sportivi a prezzi di mercato. L’assenza di un tetto massimo, unita a una domanda globale che supera di gran lunga l’offerta, genera un rialzo che a queste latitudini appare quasi fisiologico.
Eppure, anche in Asia, dove il potere d’acquisto di nuovi ricchi e fondi sovrani è in crescita, la cifra fa discutere. Pechino e Doha potrebbero vedere in questi tagliandi un simbolo di status, ma gli analisti asiatici mettono in guardia dal rischio di una bolla speculativa che danneggia l’immagine del calcio come sport universale. Guardando avanti, il caso solleva interrogativi che la Fifa non potrà ignorare a lungo: fino a che punto il mercato secondario può essere lasciato a sé stesso senza minare la credibilità dell’evento? Alcune voci, anche interne al mondo del calcio, iniziano a chiedere un intervento regolatore che fissi un ricarico massimo o che reintroduca un sistema di lotteria e assegnazione nominativa. Se la Coppa del Mondo 2026 diventerà il torneo dei miliardari, il calcio perderà quel legame emotivo con le masse che ne ha fatto il fenomeno culturale più pervasivo del pianeta. La palla, insomma, passa ora a un ente che dovrà scegliere se continuare a moltiplicare gli zeri o tornare a parlare di passione.
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