
Blocco navale nel Golfo di Oman: Teheran perde 4,8 miliardi di dollari di greggio intrappolato
Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti nel Golfo di Oman ha negato all'Iran quasi cinque miliardi di dollari di entrate petrolifere dalla metà di aprile, secondo le stime del Pentagono citate da Axios. Trentuno petroliere cariche di oltre 53 milioni di barili di greggio sono bloccate in acque internazionali, incapaci di raggiungere i mercati di sbocco. Un colpo che gli analisti di Washington definiscono senza precedenti per la capacità di Teheran di finanziare le proprie attività regionali. La morsa marittima, descritta dai funzionari del Pentagono come «devastante», ha già costretto l'Iran a trasformare vecchie petroliere in depositi galleggianti, visto che i serbatoi a terra sono ormai saturi. Un segnale di stress logistico che, nell'ottica di Teheran, rende sempre più urgente una via d'uscita negoziale.
Dal punto di vista della Casa Bianca, l'operazione rappresenta il principale strumento di pressione per indurre la Repubblica islamica a sedersi al tavolo dei negoziati di pace, finora fermo a intermittenza. Oltre quaranta navi sono state intercettate e reindirizzate dalle forze americane dal 13 aprile, e due sono state addirittura sequestrate. Un'azione che, secondo fonti del Pentagono, mira a colpire direttamente il cuore della macchina bellica iraniana, impedendole di alimentare quella che Washington definisce «la destabilizzazione regionale». Sul fronte opposto, gli analisti di Bruxelles osservano con crescente preoccupazione le ripercussioni sui mercati energetici globali. Il Golfo di Oman è un passaggio cruciale per le forniture di greggio destinate all'Europa, e un blocco prolungato rischia di propagare onde d'urto sui prezzi del petrolio e sulla sicurezza energetica del continente, Italia compresa, già alle prese con la diversificazione delle fonti dopo la crisi ucraina.
Nella prospettiva di Mosca, la notizia arriva mentre il Cremlino segue con attenzione l'escalation nel Golfo. I media russi sottolineano che le perdite iraniane — quasi cinque miliardi di dollari in greggio «intrappolato» — rappresentano un duro colpo per le capacità militari della Repubblica islamica, ma anche un precedente pericoloso per la stabilità dei traffici marittimi. La situazione apre uno scenario di incertezza: ogni giorno di blocco aumenta il costo occulto in termini di degrado del greggio e di inefficienza logistica, spingendo Teheran verso un vicolo cieco. La domanda che gli osservatori internazionali si pongono è se questa pressione sarà sufficiente a far prevalere la diplomazia o se, al contrario, produrrà un irrigidimento e una reazione asimmetrica in altre aree del Medio Oriente. Quel che è certo è che le prossime settimane saranno decisive per capire se il braccio di ferro navale porterà a un accordo o a una nuova fase di instabilità.
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