
BMW taglierà circa 8.000 posti di lavoro: la cifra non è ancora ufficiale
Il costruttore tedesco avvia un programma di uscite volontarie in Germania, ma fonti interne parlano di 8.000 addetti, senza conferma ufficiale.
La crisi dell’auto tedesca raggiunge anche l’ultimo bastione. Mercoledì BMW ha annunciato un programma di prepensionamenti e indennizzi volontari che, secondo fonti interne, dovrebbe ridurre la forza lavoro globale di circa 8.000 unità entro la fine del 2027. La cifra – anticipata da diversi media finanziari – non è stata però confermata ufficialmente dal gruppo di Monaco, che si è limitato a parlare di un ‘adeguamento’ delle strutture amministrative e di sviluppo. Il piano, negoziato per sei settimane con il consiglio di fabbrica, partirà ad ottobre 2026 e coinvolgerà solo i dipendenti impiegati in Germania al di fuori della produzione diretta, circa 40.000 persone su un totale nazionale di 84.000.
L’iniziativa segue di poche settimane l’avvertimento sugli utili lanciato a giugno dal nuovo amministratore delegato Milan Nedeljkovic, che aveva parlato di ‘regole del settore profondamente cambiate’. Il deterioramento del mercato cinese – dove le consegne di BMW sono crollate del 30% nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025 – si aggiunge alla pressione dei dazi americani, ai margini sempre più stretti dell’elettrico e alla concorrenza agguerrita dei produttori locali.
Con questa mossa, BMW si allinea ai rivali tedeschi: Volkswagen sta valutando fino a 100.000 tagli in dieci marchi, Mercedes-Benz ha già avviato un proprio programma di uscite volontarie, e Porsche ha appena concordato con i sindacati l’eliminazione di altri 5.000 posti entro il 2035. L’intera filiera dell’auto in Germania – dai costruttori ai fornitori come Bosch e ZF Friedrichshafen – è in piena ristrutturazione, con una perdita stimata dal VDA di 125.000 posti in un decennio.
I prossimi passi saranno seguiti con attenzione: la pubblicazione dei risultati semestrali di BMW è attesa per giovedì, mentre le trattative tra Volkswagen e i rappresentanti dei lavoratori sulle chiusure di stabilimenti dovrebbero riprendere dopo la pausa estiva.
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L'industria automobilistica tedesca è in profonda crisi, e i tagli di posti di lavoro di BMW ne sono un sintomo evidente. La dirigenza viene criticata per aver minimizzato le difficoltà troppo a lungo. I licenziamenti si inseriscono in un'ondata più ampia che colpisce Volkswagen, Porsche e Mercedes.
I tagli di BMW sono un chiaro segno della crisi automobilistica in Germania, evidenziando le difficoltà del settore. Il piano di uscite volontarie riguarda solo il personale amministrativo, non gli operai. La mossa segue misure simili in altre case tedesche, riflettendo la domanda debole e la concorrenza globale.
I costruttori tedeschi di auto di lusso come BMW e Mercedes stanno perdendo terreno in Cina, un mercato un tempo cruciale. Le vendite sono crollate e i tagli di BMW sono una conseguenza del fallimento nel competitivo mercato cinese. La crisi è vista come segno del declino dell'industria automobilistica tedesca.
BMW taglierà 8.000 posti di lavoro entro il 2027 con esodi volontari, principalmente in Germania, a causa del calo delle vendite in Cina. Il programma riguarda il personale amministrativo e di sviluppo, escludendo gli operai. L'azienda punta a risparmiare 1 miliardo di euro all'anno dal 2028.
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