
Bolsonaro chiede l’annullamento della condanna: la democrazia brasiliana al bivio
La difesa dell’ex presidente presenta al Supremo Tribunale Federale un ricorso per errore giudiziario. Il figlio Flavio invoca un’analisi imparziale.
La difesa di Jair Bolsonaro ha compiuto un passo che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici e giudiziari del Brasile. Venerdì scorso, gli avvocati dell’ex presidente hanno depositato presso il Supremo Tribunale Federale (STF) una richiesta di revisione criminale per annullare la condanna a 27 anni e tre mesi di reclusione per il tentato golpe successivo alla sconfitta elettorale del 2022. Il ricorso sostiene l’esistenza di un «errore giudiziario» nella sentenza emessa dalla Prima Turma della Corte, composta da ministri tra cui Alexandre de Moraes e Flávio Dino, e chiede che il caso venga riesaminato dal plenum o da una camera diversa. Bolsonaro, attualmente agli arresti domiciliari per motivi di salute, vede in questo atto l’ultima chance per ribaltare una condanna che lo ha relegato ai margini della scena politica.
La mossa legale si inserisce in un clima di forte tensione istituzionale. Da Brasilia, gli analisti sottolineano che la richiesta di revisione non è un appello ordinario, ma un meccanismi eccezionale riservato a sentenze passate in giudicato: dimostra la volontà della difesa di mettere in discussione non solo il verdetto, ma la stessa legittimità del procedimento. Il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente e candidato alla successione, ha dichiarato di sperare che «per la prima volta» il STF compia «un’analisi isenta». Parole che riecheggiano il sospetto, diffuso tra i sostenitori di Bolsonaro, di una persecuzione politica da parte della magistratura. Intanto, in un altro fronte, il giudice Alexandre de Moraes ha bloccato un progetto di legge che avrebbe permesso una liberazione anticipata già nel 2028, respingendo le impugnazioni presentate da partiti e associazioni di stampa.
Oltre i confini brasiliani, la vicenda è osservata con attenzione. A Bruxelles, i funzionari europei vedono in questo braccio di ferro un test per lo stato di diritto in una delle maggiori democrazie del mondo. In Italia, dove il dibattito sui limiti della giustizia e sul populismo resta acceso, il caso Bolsonaro offre un parallelo con le tensioni tra poteri che hanno segnato la recente storia europea. Pechino, invece, segue la partita con distacco, ma sa che un’instabilità prolungata a Brasilia potrebbe influenzare gli equilibri commerciali del BRICS.
Cosa accadrà ora? Il STF dovrà decidere se accogliere la revisione, un verdetto che rischia di acuire le fratture interne alla Corte o, al contrario, di rassicurare sulla sua indipendenza. La posta in gioco non è solo la libertà di Bolsonaro, ma la credibilità delle istituzioni giudiziarie brasiliane di fronte a un’opinione pubblica polarizzata. Una sentenza contraria alimenterebbe la narrazione vittimista della destra; una favorevole potrebbe essere vista come cedimento politico. Il Brasile, ancora una volta, cammina sul filo tra democrazia e deriva autoritaria, e l’esito di questa partita giudiziaria sarà letto come un segnale per tutto l’occidente.
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