
Brasile, tredicenne apre il fuoco a scuola: due donne uccise, il Paese si interroga
Un ragazzo di 13 anni ha sparato in un istituto di Rio Branco uccidendo due funzionarie. Il patrigno, proprietario dell’arma, rilasciato. Indagini in corso.
Un pomeriggio di terrore ha sconvolto l’Istituto São José di Rio Branco, capitale dell’Acre, nell’Amazzonia brasiliana. Un ragazzo di tredici anni, studente della scuola, ha aperto il fuoco con una pistola calibro 380 sottratta al patrigno, uccidendo due funzionarie, Alzenir Pereira da Silva e Raquel, ferendo un’altra impiegata e un’alunna di undici anni, colpita a una gamba. L’adolescente si è consegnato alla polizia ed è ora sotto custodia.
Il patrigno, un avvocato che occupava un incarico di fiducia nel governo statale, è stato fermato, ascoltato e poi rilasciato dopo aver firmato un Termine Circostanziato; la sua difesa nega ogni coinvolgimento. La governatrice Mailza Assis ha dichiarato che il minorenne «non ha agito da solo»: secondo le prime indagini del Bope, altri studenti erano a conoscenza del piano, organizzato attraverso un gruppo sui social network. L’episodio ha riacceso il dibattito sulla violenza scolastica in Brasile, dove in anni recenti si sono moltiplicati attacchi simili, spesso compiuti da adolescenti.
Il ministero dell’Istruzione ha inviato una squadra di esperti del programma Escola que Protege per supportare la comunità scolastica, mentre le lezioni sono state sospese per tre giorni in tutto lo Stato. La dinamica inquieta osservatori anche oltre Atlantico. Da Bruxelles, alcuni analisti sottolineano come il fenomeno non sia più solo nordamericano: l’Europa guarda con crescente apprensione a una deriva che coinvolge giovani sempre più soli, armati e radicalizzati in rete.
In Italia, dove il dibattito sulla sicurezza nelle scuole è periodico, l’eco della tragedia amazonica ripropone interrogativi sulla facilità di accesso alle armi e sull’efficacia dei filtri sociali. L’inchiesta della Polícia Civil do Acre dovrà chiarire le motivazioni e il grado di complicità dei coetanei. Nel frattempo, il governo locale ha attivato supporto psicologico per studenti e insegnanti.
La sfida, per Brasília come per le capitali europee, resta quella di prevenire prima che un ragazzo di tredici anni possa trasformare un corridoio scolastico in una scena del crimine.
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