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mercoledì 6 maggio 2026

Honda congela il mega-impianto di veicoli elettrici in Ontario: un segnale per l’industria globale

Il colosso giapponese sospende il progetto da 15 miliardi di dollari per l’incertezza della domanda e i dazi americani. Un colpo per il Canada e per la transizione ecologica.

La notizia che scuote il settore automobilistico nordamericano arriva da Tokyo: Honda avrebbe deciso di abbandonare definitivamente il piano di costruzione di un impianto per veicoli elettrici ad Alliston, in Ontario, del valore di quindici miliardi di dollari canadesi. Il progetto, già sospeso per due anni nel maggio del 2025 a causa della debole domanda di elettriche, sembra ora tramontato del tutto, secondo quanto riportato dal Nikkei. Il primo ministro Mark Carney ha riconosciuto le “sfide” che il settore deve affrontare, imputabili in larga parte ai “dazi ingiustificati” imposti da Washington, che stanno ridefinendo le catene di fornitura del continente.

L’ombra dei dazi americani e il raffreddamento del mercato elettrico stanno ridisegnando le strategie dei costruttori. La scelta di Honda di puntare sugli ibridi per il Nord America – già produce Civic e CR-V ibridi proprio ad Alliston – riflette una cautela che da Ottawa viene letta come un campanello d’allarme. Fonti governative canadesi confermano contatti regolari con la casa giapponese, ma la sensazione è che la transizione ecologica stia perdendo slancio a favore di tecnologie meno radicali. Da Bruxelles, dove si segue con attenzione l’evoluzione, emerge la preoccupazione che il caso canadese possa anticipare dinamiche simili in Europa, dove l’Italia – con il suo tessuto di subfornitura automotive – rischierebbe di subire contraccolpi se i grandi gruppi dovessero ridurre gli investimenti nell’elettrico.

A rendere il quadro ancora più complesso è il paradosso russo: mentre in Nord America la domanda di veicoli elettrici langue, in Russia le vendite di auto nuove continuano a crescere. Nell’aprile 2026 il mercato russo ha registrato un aumento del tredici per cento su base annua, trainato anche da marchi giapponesi come Toyota che, pur avendo ufficialmente lasciato il paese dopo l’invasione dell’Ucraina, vi fa ritorno attraverso importazioni dalla Cina. Quasi tutti i 9.708 nuovi esemplari della Casa giapponese venduti nei primi quattro mesi dell’anno – una cifra doppia rispetto al 2025 – provengono da fabbriche cinesi, segno di un cortocircuito geopolitico che ridisegna i flussi commerciali.

Questa frammentazione del mercato globale si innesta su un’altra crisi, tutta canadese: secondo valutazioni indipendenti, il paese non è sulla buona strada per centrare nessuno dei suoi obiettivi climatici, dal target provvisorio del 2026 fino alla neutralità carbonica del 2050. I costi dell’immobilismo, ammoniscono gli esperti, sono reali e crescenti. A complicare la lettura dei dati economici intervengono poi i tagli all’immigrazione voluti da Ottawa: come avverte un rapporto del C.D. Howe Institute, la contrazione demografica temporanea rischia di far apparire la crescita dell’occupazione e del Pil più debole di quanto non sia in realtà, generando potenziali errori di politica economica.

Guardando avanti, il caso Honda segna una battuta d’arresto per l’industria canadese, ma offre anche una lezione per l’Europa: senza una domanda robusta e politiche commerciali stabili, gli investimenti miliardari rischiano di restare sulla carta. Per l’Italia, che scommette sulla filiera dell’auto elettrica attraverso incentivi e progetti di riconversione, l’ombra di un rallentamento globale impone cautela. Il futuro della mobilità pulita si gioca su un equilibrio sempre più precario tra dazi, geopolitica e fiducia dei consumatori.

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mercoledì 6 maggio 2026

Honda congela il mega-impianto di veicoli elettrici in Ontario: un segnale per l’industria globale

Il colosso giapponese sospende il progetto da 15 miliardi di dollari per l’incertezza della domanda e i dazi americani. Un colpo per il Canada e per la transizione ecologica.

La notizia che scuote il settore automobilistico nordamericano arriva da Tokyo: Honda avrebbe deciso di abbandonare definitivamente il piano di costruzione di un impianto per veicoli elettrici ad Alliston, in Ontario, del valore di quindici miliardi di dollari canadesi. Il progetto, già sospeso per due anni nel maggio del 2025 a causa della debole domanda di elettriche, sembra ora tramontato del tutto, secondo quanto riportato dal Nikkei. Il primo ministro Mark Carney ha riconosciuto le “sfide” che il settore deve affrontare, imputabili in larga parte ai “dazi ingiustificati” imposti da Washington, che stanno ridefinendo le catene di fornitura del continente.

L’ombra dei dazi americani e il raffreddamento del mercato elettrico stanno ridisegnando le strategie dei costruttori. La scelta di Honda di puntare sugli ibridi per il Nord America – già produce Civic e CR-V ibridi proprio ad Alliston – riflette una cautela che da Ottawa viene letta come un campanello d’allarme. Fonti governative canadesi confermano contatti regolari con la casa giapponese, ma la sensazione è che la transizione ecologica stia perdendo slancio a favore di tecnologie meno radicali. Da Bruxelles, dove si segue con attenzione l’evoluzione, emerge la preoccupazione che il caso canadese possa anticipare dinamiche simili in Europa, dove l’Italia – con il suo tessuto di subfornitura automotive – rischierebbe di subire contraccolpi se i grandi gruppi dovessero ridurre gli investimenti nell’elettrico.

A rendere il quadro ancora più complesso è il paradosso russo: mentre in Nord America la domanda di veicoli elettrici langue, in Russia le vendite di auto nuove continuano a crescere. Nell’aprile 2026 il mercato russo ha registrato un aumento del tredici per cento su base annua, trainato anche da marchi giapponesi come Toyota che, pur avendo ufficialmente lasciato il paese dopo l’invasione dell’Ucraina, vi fa ritorno attraverso importazioni dalla Cina. Quasi tutti i 9.708 nuovi esemplari della Casa giapponese venduti nei primi quattro mesi dell’anno – una cifra doppia rispetto al 2025 – provengono da fabbriche cinesi, segno di un cortocircuito geopolitico che ridisegna i flussi commerciali.

Questa frammentazione del mercato globale si innesta su un’altra crisi, tutta canadese: secondo valutazioni indipendenti, il paese non è sulla buona strada per centrare nessuno dei suoi obiettivi climatici, dal target provvisorio del 2026 fino alla neutralità carbonica del 2050. I costi dell’immobilismo, ammoniscono gli esperti, sono reali e crescenti. A complicare la lettura dei dati economici intervengono poi i tagli all’immigrazione voluti da Ottawa: come avverte un rapporto del C.D. Howe Institute, la contrazione demografica temporanea rischia di far apparire la crescita dell’occupazione e del Pil più debole di quanto non sia in realtà, generando potenziali errori di politica economica.

Guardando avanti, il caso Honda segna una battuta d’arresto per l’industria canadese, ma offre anche una lezione per l’Europa: senza una domanda robusta e politiche commerciali stabili, gli investimenti miliardari rischiano di restare sulla carta. Per l’Italia, che scommette sulla filiera dell’auto elettrica attraverso incentivi e progetti di riconversione, l’ombra di un rallentamento globale impone cautela. Il futuro della mobilità pulita si gioca su un equilibrio sempre più precario tra dazi, geopolitica e fiducia dei consumatori.

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