
California, il caso Swalwell sconvolge la corsa: l’ombra del Me Too torna in campagna elettorale
La brusca uscita di scena di Eric Swalwell, ex deputato democratico e fino a poche settimane fa tra i favoriti per succedere a Gavin Newsom come governatore della California, ha ridefinito gli equilibri della competizione. Costretto a ritirarsi dopo accuse di aggressione sessuale – che lui ha negato – Swalwell ha abbandonato anche il seggio alla Camera, aprendo un vuoto che il miliardario ambientalista Tom Steyer ha subito iniziato a colmare, secondo i bookmaker americani. Ma dietro la corsa individuale si intravede un fenomeno più vasto: il movimento Me Too torna a influenzare le primarie, in un clima di accresciuta sensibilità verso l’impunità dei potenti, come sottolineano gli analisti di Bruxelles osservando con attenzione il caso Epstein e le sue ripercussioni elettorali. In California, stato democratico per antonomasia – l’ultimo governatore repubblicano fu Arnold Schwarzenegger – la caduta di Swalwell rischia di frammentare il voto progressista, mentre la destra teme che le primarie si trasformino in un regolamento di conti interno alla sinistra.
Nel frattempo, il primo dibattito tra i candidati democratici dopo il ritiro di Swalwell è stato dominato da un’altra controversia. I contendenti hanno attaccato duramente la proposta dell’amministrazione Trump di imporre test di conoscenza dell’inglese per i conducenti di camion pesanti, bollandola come razzista e discriminatoria. Secondo i dati di Homeland Security, molti incidenti mortali con tir sono stati causati da immigrati irregolari che non capivano la segnaletica, ma i candidati democratici hanno preferito leggere la misura come un attacco alle comunità ispaniche, in uno stato dove i latinos sono un voto cruciale. Da Pechino, osservatori diplomatici notano come la questione della lingua e dell’immigrazione stia diventando il perfetto surrogato del dibattito identitario americano, mentre l’Europa – in particolare l’Italia – segue con apprensione: la combinazione tra scandali sessuali e istanze sovraniste ricorda dinamiche già vissute, con il Pd che nel nostro Paese ha dovuto fare i conti con il caso di Filippo Facci e altri episodi.
Guardando al futuro, l’uscita di Swalwell apre due scenari. Da un lato, Tom Steyer, già noto per il suo attivismo climatico, può capitalizzare la disillusione dell’elettorato moderato; dall’altro, l’ombra del Me Too potrebbe spingere altri candidati a un controllo più rigoroso del proprio passato. La partita californiana resta incerta, ma è probabile che il voto del 2026 diventi un banco di prova per la capacità dei democratici di gestire le proprie contraddizioni interne, in un clima nazionale che – da Bruxelles a Roma – viene letto come un termometro della tenuta delle democrazie liberali occidentali.
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