
Caos e gesti osceni: la Copa Libertadores tra violenza e disciplina
Scontri a Medellín cancellano Flamengo-DIM. Intanto la Conmebol apre un procedimento contro il tecnico del Palmeiras per un insulto al bomber argentino López.
La notte sudamericana del calcio si è tinta di nuovo di violenza e volgarità. A Medellín, il match tra Independiente Medellín e Flamengo, valido per la fase a gironi della Copa Libertadores, è stato annullato dopo appena pochi minuti: tifosi locali hanno lanciato petardi e invaso la tribuna, costringendo l’arbitro Jesús Valenzuela a sospendere l’incontro. La polizia ha arrestato nove persone, tra cui un minore, e i danni materiali sono ingenti – tredici lavabi, nove water e centotredici sedili distrutti.
L’episodio, secondo gli osservatori di Buenos Aires, riapre il dibattito sulla sicurezza negli stadi sudamericani, già segnato da incidenti analoghi nella stessa edizione, come i disordini tra Colo Colo e Fortaleza nel 2025. Il club colombiano si è scusato ufficialmente con la tifoseria del Flamengo, ma l’ottica di Brasilia è già chiara: il regolamento Conmebol prevede il forfeit e una multa fino a centomila dollari, con possibile esclusione dalle coppe. Per il DIM, terzo nel girone, la sanzione potrebbe significare la fine del sogno di accedere alla Sudamericana.
Intanto, un altro scandalo scuote il torneo: l’allenatore portoghese del Palmeiras, Abel Ferreira, è finito sotto inchiesta disciplinare per aver mostrato il dito medio all’attaccante argentino José Manuel “Flaco” López dopo il suo gol contro lo Sporting Cristal. L’episodio, immortalato dalle telecamere, ha spinto la Conmebol ad aprire un fascicolo sulla base dell’articolo 11.2 del codice disciplinare, che prevede multe fino a venticinquemila dollari. Ferreira ha tempo fino al 13 maggio per presentare le sue difese, sostenendo che il gesto fosse una reazione sportiva a una presunta provocazione del giocatore.
Da Lisbona, dove il tecnico è molto popolare, si guarda con preoccupazione a un possibile precedente che potrebbe inasprire i rapporti tra panchina e spogliatoio. Ma l’ombra più lunga cade sulla credibilità della Libertadores: ancora una volta, la competizione si trova a dover bilanciare passione e disciplina, tra cori razzisti, petardi e insulti. Per l’Europa, abituata a standard più rigidi, questi incidenti alimentano lo stereotipo di un calcio sudamericano ingestibile.
La Conmebol, dal canto suo, promette pene esemplari, ma la storia recente insegna che la violenza, in Sudamerica, è una ferita che tarda a rimarginarsi.
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