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lunedì 25 maggio 2026

Cipro, il voto premia il centrodestra ma l’estrema destra avanza: ELAM al 10,9 per cento

Il Raggruppamento Democratico rimane primo partito, ma il movimento erede di Alba Dorata raddoppia i seggi. Il presidente Christodoulides senza una sua forza politica in Parlamento.

L’affluenza alle urne cipriote ha disegnato un Parlamento scosso da una doppia spinta: la tenuta del centrodestra tradizionale e l’irruzione fragorosa dell’estrema destra. Il Raggruppamento Democratico (DISY) si è confermato il partito più votato con il 27,1 per cento, ma il vero terremoto politico è il sorpasso simbolico del Fronte Nazional Popolare (ELAM), formazione nata dal costato del movimento greco Alba Dorata, che ha toccato il 10,9 per cento e raddoppiato la propria rappresentanza portandola a otto seggi. In una repubblica presidenziale dove il capo dello Stato, Nikos Christodoulides, non dispone di un proprio partito e deve appoggiarsi a maggioranze variabili, il risultato restituisce una camera frammentata e un elettorato inquieto, attanagliato dal carovita e dagli scandali di corruzione che hanno segnato gli ultimi anni.

Dietro i due principali contendenti – DISY con 17 seggi e il Partito Progressista dei Lavoratori (AKEL), di ispirazione comunista, con il 23,9 per cento e 15 seggi – la performance di ELAM appare ancora più marcata se letta nel contesto dell’assemblea: il Parlamento cipriota conta formalmente 80 scranni, ma dal 1963 i 24 seggi riservati alla comunità turco-cipriota restano vacanti, cosicché i 56 eletti rappresentano di fatto la sola componente greco-cipriota. La questione della riunificazione dell’isola, congelata e periodicamente riaperta, riemerge così sullo sfondo di un consenso che premia forze ostili a compromessi e sensibili al richiamo nazionalista.

Secondo gli analisti di Bruxelles, l’avanzata di ELAM non è un fenomeno isolato ma va inquadrata in un’onda continentale che ha già portato formazioni analoghe a crescere in Francia, Germania e Paesi Bassi, insidiando la tenuta dei sistemi proporzionali. Da Atene si osserva con apprensione il rinvigorirsi di un movimento che richiama in modo esplicito il lessico e l’estetica di Alba Dorata, sciolta per attività criminale ma capace di rivivere, mutata, nel contesto cipriota. L’ottica di Ankara, per quanto distante, interpreta l’indebolimento delle forze centriste come un ulteriore elemento di complessità per i negoziati federali, già resi fragili dalla divisione dell’isola e dalla scoperta di risorse energetiche nelle acque circostanti.

Per l’Italia e l’Europa, Cipro resta un nodo strategico che intreccia energia, migrazioni e stabilità mediterranea. La presenza di ENI nei consorzi per l’estrazione di gas naturale nella Zona Economica Esclusiva cipriota trasforma ogni scossone politico in un possibile fattore di rallentamento per i progetti comuni, tanto più se il nuovo Parlamento spinge per irrigidire le posizioni negoziali. In parallelo, la rotta migratoria orientale che lambisce l’isola fa di Nicosia un interlocutore indispensabile nella gestione dei flussi verso l’Unione; un esecutivo costretto a mediare tra ali estreme rischia di rendere più difficile quella collaborazione operativa che anche Roma considera prioritaria.

Guardando al 2028, quando si terranno le prossime elezioni presidenziali, il voto di domenica offre già una bussola: Christodoulides potrà contare sulla ragionevole fedeltà del DISY, ma dovrà tessere alleanze puntuali in un’aula dove la pattuglia di ELAM può fungere da ago della bilancia su temi sensibili come l’immigrazione e il dialogo intercomunitario. La scommessa è se la politica cipriota riuscirà a contenere le sirene del radicalismo, trasformando la protesta in riforme, oppure se l’esito elettorale segnerà soltanto l’inizio di una lunga stagione di instabilità a bassa intensità nel cuore del Mediterraneo orientale.

Divergenza — chi la racconta come
20%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.40 a 0.00
CriticoFavorevole
ATLEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera0.00neutral
Stampa europea continentale−0.40critical
Stampa atlantica / anglosfera0.00

Le elezioni parlamentari a Cipro sono state dominate dalla corruzione e dal costo della vita. Il partito di centrodestra DISY è rimasto il più votato, mentre i movimenti anti-corruzione e l'estrema destra hanno guadagnato terreno. Il risultato indebolisce i partiti centristi che sostengono il presidente, in vista delle presidenziali del 2028.

PragmatismoDistacco
Stampa europea continentale−0.40

L'estrema destra cipriota, con radici nel partito neonazista greco Alba Dorata, ha quasi raddoppiato i consensi, segnando un'inquietante avanzata. Il centrodestra DISY resta il primo partito, ma l'exploit dell'estrema destra getta un'ombra sul risultato. Il voto indica una svolta verso forze nazionaliste sull'isola.

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lunedì 25 maggio 2026

Cipro, il voto premia il centrodestra ma l’estrema destra avanza: ELAM al 10,9 per cento

Il Raggruppamento Democratico rimane primo partito, ma il movimento erede di Alba Dorata raddoppia i seggi. Il presidente Christodoulides senza una sua forza politica in Parlamento.

L’affluenza alle urne cipriote ha disegnato un Parlamento scosso da una doppia spinta: la tenuta del centrodestra tradizionale e l’irruzione fragorosa dell’estrema destra. Il Raggruppamento Democratico (DISY) si è confermato il partito più votato con il 27,1 per cento, ma il vero terremoto politico è il sorpasso simbolico del Fronte Nazional Popolare (ELAM), formazione nata dal costato del movimento greco Alba Dorata, che ha toccato il 10,9 per cento e raddoppiato la propria rappresentanza portandola a otto seggi. In una repubblica presidenziale dove il capo dello Stato, Nikos Christodoulides, non dispone di un proprio partito e deve appoggiarsi a maggioranze variabili, il risultato restituisce una camera frammentata e un elettorato inquieto, attanagliato dal carovita e dagli scandali di corruzione che hanno segnato gli ultimi anni.

Dietro i due principali contendenti – DISY con 17 seggi e il Partito Progressista dei Lavoratori (AKEL), di ispirazione comunista, con il 23,9 per cento e 15 seggi – la performance di ELAM appare ancora più marcata se letta nel contesto dell’assemblea: il Parlamento cipriota conta formalmente 80 scranni, ma dal 1963 i 24 seggi riservati alla comunità turco-cipriota restano vacanti, cosicché i 56 eletti rappresentano di fatto la sola componente greco-cipriota. La questione della riunificazione dell’isola, congelata e periodicamente riaperta, riemerge così sullo sfondo di un consenso che premia forze ostili a compromessi e sensibili al richiamo nazionalista.

Secondo gli analisti di Bruxelles, l’avanzata di ELAM non è un fenomeno isolato ma va inquadrata in un’onda continentale che ha già portato formazioni analoghe a crescere in Francia, Germania e Paesi Bassi, insidiando la tenuta dei sistemi proporzionali. Da Atene si osserva con apprensione il rinvigorirsi di un movimento che richiama in modo esplicito il lessico e l’estetica di Alba Dorata, sciolta per attività criminale ma capace di rivivere, mutata, nel contesto cipriota. L’ottica di Ankara, per quanto distante, interpreta l’indebolimento delle forze centriste come un ulteriore elemento di complessità per i negoziati federali, già resi fragili dalla divisione dell’isola e dalla scoperta di risorse energetiche nelle acque circostanti.

Per l’Italia e l’Europa, Cipro resta un nodo strategico che intreccia energia, migrazioni e stabilità mediterranea. La presenza di ENI nei consorzi per l’estrazione di gas naturale nella Zona Economica Esclusiva cipriota trasforma ogni scossone politico in un possibile fattore di rallentamento per i progetti comuni, tanto più se il nuovo Parlamento spinge per irrigidire le posizioni negoziali. In parallelo, la rotta migratoria orientale che lambisce l’isola fa di Nicosia un interlocutore indispensabile nella gestione dei flussi verso l’Unione; un esecutivo costretto a mediare tra ali estreme rischia di rendere più difficile quella collaborazione operativa che anche Roma considera prioritaria.

Guardando al 2028, quando si terranno le prossime elezioni presidenziali, il voto di domenica offre già una bussola: Christodoulides potrà contare sulla ragionevole fedeltà del DISY, ma dovrà tessere alleanze puntuali in un’aula dove la pattuglia di ELAM può fungere da ago della bilancia su temi sensibili come l’immigrazione e il dialogo intercomunitario. La scommessa è se la politica cipriota riuscirà a contenere le sirene del radicalismo, trasformando la protesta in riforme, oppure se l’esito elettorale segnerà soltanto l’inizio di una lunga stagione di instabilità a bassa intensità nel cuore del Mediterraneo orientale.

Divergenza — chi la racconta come
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Le elezioni parlamentari a Cipro sono state dominate dalla corruzione e dal costo della vita. Il partito di centrodestra DISY è rimasto il più votato, mentre i movimenti anti-corruzione e l'estrema destra hanno guadagnato terreno. Il risultato indebolisce i partiti centristi che sostengono il presidente, in vista delle presidenziali del 2028.

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L'estrema destra cipriota, con radici nel partito neonazista greco Alba Dorata, ha quasi raddoppiato i consensi, segnando un'inquietante avanzata. Il centrodestra DISY resta il primo partito, ma l'exploit dell'estrema destra getta un'ombra sul risultato. Il voto indica una svolta verso forze nazionaliste sull'isola.

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