
Il doppio binario di Yerevan: verso l’Europa senza passare da Mosca
Pashinyan promette visti Schengen in due anni e riapre le ferrovie con Turchia e Azerbaigian facendo a meno della Russia. Un nuovo Caucaso prende forma.
L’immagine scelta dal primo ministro armeno Nikol Pashinyan per raccontare il futuro del suo Paese ha la precisione di uno slogan elettorale: «Dall’aeroporto di Shirak a Larnaca basterà non dimenticare il passaporto, e il biglietto costerà solo due euro». La promessa, formulata durante un comizio, racchiude l’accelerazione più netta della politica estera armena dai tempi della Rivoluzione di velluto. Entro due anni, ha assicurato Pashinyan, il regime di visti tra l’Armenia e l’Unione Europea sarà abolito. Non si tratta di un auspicio isolato: il dialogo con Bruxelles è in corso dal 2024, ma fonti diplomatiche di Yerevan temperano l’ottimismo, indicando come orizzonte realistico per la conclusione dei negoziati il 2029, a patto che il Paese realizzi riforme profonde in materia di sicurezza documentale e controllo delle frontiere. Intanto il numero di cittadini armeni in partenza per l’Unione è cresciuto del cinquecento per cento fra il 2018 e il 2025, al punto che le ambasciate europee faticano a evadere le richieste.
La dimensione simbolica della promessa sui visti si completa con un gesto di autonomia infrastrutturale dal significato ancora più dirompente. Pashinyan ha annunciato che il governo di Yerevan ricostruirà con fondi propri i tratti ferroviari verso la Turchia e l’Azerbaigian, a partire dal nodo di Yeraskh, ignorando di fatto la concessione che affida le ferrovie armene alla controllata russa delle RŽD. Da Ankara, il rappresentante speciale per la normalizzazione con l’Armenia, Serdar Kiliç, ha salutato la mossa come un tassello di una cooperazione a quattro fra Turchia, Armenia, Azerbaigian e Georgia, capace di sciogliere tensioni decennali e di restituire al Caucaso meridionale la funzione di crocevia commerciale. La linea Akhalkalaki-Kars, già operativa per l’export armeno, diventa così il primo segmento di una riconnessione regionale che architetta un corridoio alternativo alle rotte controllate da Mosca.
La reazione del Cremlino non è stata meno esplicita. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitrij Medvedev, ha accusato Pashinyan di aver imboccato «la via della rottura con la Russia», inseguendo un prestigio gonfiato in Occidente e mettendo a rischio i legami con Mosca, mentre l’Armenia continua a beneficiare dell’Unione economica eurasiatica. Secondo gli analisti di Mosca, la strategia del premier armeno consiste nel moltiplicare le opzioni senza recidere formalmente i vincoli di sicurezza e doganali ereditati dal passato postsovietico, un bilanciamento che la Russia considera ormai insostenibile e che potrebbe accelerare una ridefinizione degli schieramenti nell’area.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la partita caucasica non è questione remota. Un’Armenia stabilmente agganciata alle istituzioni europee e dotata di corridoi logistici indipendenti dalla Russia modificherebbe le rotte energetiche e commerciali che dal Mar Nero scendono verso il Mediterraneo, offrendo un’alternativa ai tracciati curdi o iraniani. Bruxelles osserva con interesse ma anche con cautela: la liberalizzazione dei visti è un processo tecnico severo, e la promessa dei due anni serve a Pashinyan innanzitutto per mobilitare il consenso in vista delle elezioni. Resta la domanda se l’Unione sarà disposta a fare dello sconto politico su tempi e condizioni, o se la finestra annunciata da Yerevan si rivelerà un’astuta scommessa retorica in un Caucaso che ha imparato a convivere con le disillusioni.
| Stampa russa e CSI | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | +0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.50 | aligned |
| Stampa europea continentale | +0.30 | aligned |
Il premier armeno sta perseguendo una rottura con la Russia, cercando vantaggi dall'Occidente e avviando progetti infrastrutturali senza Mosca. La promessa di abolire i visti con l'UE e la ricostruzione ferroviaria verso Turchia e Azerbaigian sono interpretati come un allontanamento definitivo dall'orbita russa, suscitando allarme e indignazione.
L'apertura del collegamento ferroviario tra Turchia e Armenia rappresenta un passo concreto verso la normalizzazione delle relazioni commerciali nel Caucaso meridionale. L'iniziativa, annunciata dal premier armeno, è vista come un'opportunità per favorire gli scambi diretti dopo decenni di tensioni, senza enfasi sulla rottura con Mosca.
L'Armenia compie passi decisivi verso l'integrazione europea, cercando la liberalizzazione dei visti con l'UE e ricostruendo i collegamenti con Turchia e Azerbaigian senza l'assistenza russa. Questo riorientamento strategico segnala un allontanamento dall'orbita di Mosca e apre nuove opportunità economiche e politiche per il Caucaso meridionale, in un'ottica di progresso e stabilità.
L'Armenia accelera il riavvicinamento all'Unione Europea, con la prospettiva di viaggi senza visto e nuovi corridoi commerciali regionali. Questo riorientamento, pur rischiando di irritare Mosca, è accolto come un'opportunità per consolidare la stabilità e l'integrazione economica nel Caucaso, in un quadro di pragmatismo e cautela.
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