
Colpevole per l’attacco incendiario a Boulder: la giustizia americana tra condanne e nuove inquietudini
Mohamed Soliman si è dichiarato colpevole per l’omicidio di una manifestante ebraica. Altri due casi di violenza segnano il dibattito negli Stati Uniti.
Mohamed Soliman, quarantaseienne di origine egiziana, si è dichiarato colpevole di omicidio di primo grado e di altri 184 capi d’accusa per l’attacco incendiario che il primo giugno 2025 ha sconvolto una pacifica marcia di solidarietà con gli ostaggi israeliani a Gaza, a Boulder, Colorado. Il gesto, compiuto con una lanciafiamme artigianale e bottiglie molotov, ha ucciso Karen Diamond, ottantaduenne attivista, e ferito una dozzina di partecipanti. Soliman, che durante l’assalto gridava «Free Palestine!», rischia ora l’ergastolo senza condizionale per le accuse statali, mentre per quelle federali per crimini d’odio resta in attesa di giudizio e la procura valuta persino la pena di morte.
L’eco dell’episodio ha varcato i confini: secondo gli analisti del Cairo, il caso rischia di alimentare tensioni diplomatiche tra Stati Uniti ed Egitto, mentre a Bruxelles si osserva con crescente apprensione il moltiplicarsi di episodi di violenza antisemita in Occidente, anche in Italia dove le manifestazioni per la Palestina hanno talvolta sconfinato in atti di intolleranza. Non è un caso isolato. Nella contea di Ventura, in California, il professor Loay Abdel Fattah Alnaji ha patteggiato una condanna per omicidio colposo dopo aver colpito con un megafono Paul Kessler, manifestante ebreo, durante uno scontro tra cortei contrapposti nel novembre 2023.
L’accordo rischia di evitargli il carcere, suscitando l’indignazione della comunità ebraica locale e dei pubblici ministeri. Più a est, nel Kentucky, Wyatt Testerman, diciannovenne, ha ammesso di aver ucciso la nonna, registrando l’aggressione con il telefono, e si è dichiarato colpevole ma mentalmente infermo, ottenendo così cure psichiatriche durante la detenzione. Tre storie diverse, che però compongono un unico, inquietante mosaico: la violenza politica e interpersonale negli Stati Uniti si intreccia con la fragilità del sistema giudiziario e la polarizzazione sociale.
Per gli osservatori europei, il monito è chiaro: senza politiche di prevenzione e pene realmente dissuasive per i crimini d’odio, il rischio che episodi del genere si ripetano – anche nel Vecchio continente – resta altissimo.
Allarga lo sguardo
Attacco missilistico russo su Kiev: 17 morti, nessun intercettore ha funzionato
7 lingue · 71 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
2 lingue · 21 testate
Da TechnologyL’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA
3 lingue · 11 testate