
Usa fermano una petroliera iraniana nel Golfo dell’Oman: Trump alza la pressione su Teheran
Un caccia americano immobilizza la petroliera Hasna diretta in Iran. Washington offre la fine del blocco in cambio di un accordo. Teheran studia le proposte.
Un caccia statunitense F/A-18 Super Hornet ha disabilitato il timone della petroliera iraniana M/T Hasna nel Golfo dell’Oman, dopo che l’equipaggio aveva ignorato ripetuti avvertimenti delle forze navali americane. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha spiegato che il vascello, battente bandiera iraniana e privo di carico, stava tentando di violare il blocco imposto da Washington ai porti della Repubblica islamica. L’azione, condotta mercoledì in acque internazionali, rappresenta la seconda misura coercitiva di questo tipo in poche settimane e segna un’escalation tattica nel confronto tra le due potenze.
Nella lettura degli analisti di Washington, l’intervento si inserisce nella strategia di pressione massima voluta dal presidente Donald Trump, il quale ha contemporaneamente dichiarato che, se Teheran accetterà un accordo diplomatico, la guerra in Medio Oriente e il blocco navale potranno concludersi. Per l’amministrazione americana, il messaggio è duplice: da un lato, la determinazione a far rispettare le sanzioni con la forza; dall’altro, la disponibilità a una trattativa che ponga fine alle ostilità. Dall’ottica di Teheran, l’episodio è stato accolto con cautela ufficiale.
Il governo iraniano ha fatto sapere di essere al momento in fase di revisione delle ultime proposte statunitensi, senza fornire dettagli né precludere alcuna opzione. Tuttavia, secondo fonti diplomatiche nella regione, la scelta di colpire un’imbarcazione civile (seppur in acque internazionali e senza carico) rischia di rafforzare le ali più intransigenti dello schieramento politico iraniano, rendendo più difficile per il presidente moderato Masoud Pezeshkian accettare condizioni percepite come umilianti. Nel frattempo, gli analisti di Bruxelles osservano con preoccupazione l’evolversi della crisi.
L’Europa, e in particolare l’Italia, dipende in larga misura dalla stabilità dei flussi energetici provenienti dal Golfo Persico e dallo stretto di Hormuz. Un’eventuale estensione del blocco navale potrebbe provocare un’impennata dei prezzi del petrolio e del gas, con ripercussioni dirette sulle economie dei Paesi membri. Roma, che ha storicamente mantenuto canali di dialogo aperti con Teheran, segue la situazione con attenzione, auspicando una de-escalation che eviti un conflitto aperto.
Guardando al futuro, lo scenario più probabile è quello di una fase di stallo nella quale entrambe le parti cercano di massimizzare la propria leva negoziale. La decisione di Trump di subordinare la fine del blocco a un accordo complessivo potrebbe aprire uno spiraglio diplomatico, ma solo se Teheran riterrà credibile la contropartita. In caso contrario, il Golfo dell’Oman rischia di diventare il teatro di un braccio di ferro sempre più pericoloso, con implicazioni che vanno ben oltre il Medio Oriente.
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