
La Corte d’Appello di Boston blocca il decreto Trump sul voto per corrispondenza in 23 Stati
Con una decisione di due a uno, i giudici federali mantengono la sospensione delle norme volute dalla Casa Bianca in vista delle elezioni di metà mandato, mentre il Dipartimento di Giustizia valuta il ricorso alla Corte Suprema.
La Corte d’Appello del Primo Circuito degli Stati Uniti, con sede a Boston, ha respinto sabato la richiesta dell’amministrazione Trump di sospendere l’ingiunzione che impedisce l’applicazione del decreto presidenziale sul voto per corrispondenza in ventitré Stati e nel Distretto di Columbia. Il provvedimento esecutivo, firmato dal presidente nel marzo 2026, imponeva al Dipartimento per la Sicurezza Interna di compilare elenchi di cittadini aventi diritto al voto, ordinava al Servizio Postale di ridisegnare le buste elettorali con codici a barre univoci e minacciava azioni penali contro i funzionari locali che non si fossero adeguati. La maggioranza dei giudici – i due nominati dall’ex presidente Biden, Gustavo Gelpí e Julie Rikelman – ha ritenuto che gli Stati ricorrenti avessero già subito un danno concreto a causa delle scadenze elettorali imminenti e che il ricorso dell’esecutivo fosse quindi maturo, respingendo l’argomento del Dipartimento di Giustizia secondo cui la causa sarebbe stata prematura in assenza di norme attuative definitive.
Il Dipartimento di Giustizia, che aveva preannunciato la possibilità di rivolgersi alla Corte Suprema in caso di sconfitta, sosteneva che la lista federale dei cittadini avrebbe avuto solo funzione di risorsa per le giurisdizioni locali. Gli Stati guidati dai democratici – con la California, il Massachusetts, il Nevada e lo Stato di Washington in prima linea – hanno invece denunciato un’invasione di competenze costituzionalmente riservate ai singoli Stati, che negli Stati Uniti detengono la responsabilità primaria nell’organizzazione delle elezioni federali. Il giudice di prima istanza, Indira Talwani, aveva già dichiarato incostituzionali parti essenziali del decreto a fine giugno, e la Corte d’Appello ha ora confermato quella sospensione, pur non entrando nel merito definitivo della controversia.
La decisione non ha portata nazionale, ma rappresenta un ostacolo significativo per la strategia della Casa Bianca in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, quando i repubblicani difenderanno maggioranze risicate in entrambe le camere del Congresso. Il giudice Joshua Dunlap, nominato da Trump durante il suo secondo mandato, ha dissentito in parte, ritenendo che si sarebbe potuto consentire al Dipartimento per la Sicurezza Interna di preparare la lista dei cittadini eleggibili come guida non vincolante per gli Stati. L’amministrazione non ha ancora comunicato se presenterà un ricorso d’urgenza alla Corte Suprema.
Il voto per corrispondenza è da anni oggetto di contestazione da parte di Trump, che senza prove lo descrive come vulnerabile a frodi diffuse. Già nel 2025 un primo decreto esecutivo sul tema era stato bloccato dalla magistratura dopo azioni legali di Stati democratici, che avevano argomentato come le restrizioni rischiassero di rendere più difficile l’accesso alle urne per minoranze storicamente vulnerabili. Lo stesso Trump, peraltro, ha utilizzato il voto postale in un’elezione speciale in Florida, dichiarando di averlo fatto perché, da presidente, aveva “molte cose diverse” da sbrigare. Il caso ora attende i prossimi passi processuali, mentre il Congresso discute parallelamente il “Save America Act”, un disegno di legge repubblicano che mira a introdurre requisiti di cittadinanza più stringenti per la registrazione al voto.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.10 | neutral |
La corte d'appello blocca il decreto di Trump sul voto per corrispondenza come ennesimo tentativo di limitare il diritto di voto. I giudici confermano la sospensione, sottolineando l'incostituzionalità di restrizioni non motivate. La narrativa si concentra sulla difesa delle istituzioni democratiche contro l'esecutivo.
La decisione della corte americana sul voto per corrispondenza viene riportata con tono distaccato, come normale procedura di bilanciamento dei poteri. L'Europa continentale osserva le tensioni istituzionali statunitensi senza particolare allarme, inquadrandole come parte del dibattito politico interno.
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