
Cuba apre al privato carburanti, farmacie e terminal portuali
L'Avana rimuove 46 divieti per gli attori economici non statali e punta sugli investimenti esteri per contrastare l'emergenza umanitaria e lo strangolamento petrolifero imposto da Washington.
L'Avana ha annunciato mercoledì l'eliminazione di 46 attività tra quelle proibite al settore privato, riducendo da 125 a 79 i divieti residui per gli attori economici non statali. La modifica, approvata dal Parlamento il 18 giugno scorso assieme a un pacchetto di 176 misure orientate al libero mercato, amplia «in modo considerevole il raggio d'azione» di imprenditori, piccole e medie imprese e cooperative, aprendo rami finora esclusivamente pubblici. Il premier Manuel Marrero ha riferito che 110 delle 176 misure sono già in fase di attuazione e le restanti verranno applicate entro settembre. Fra i primi effetti: autorizzazioni a oltre 100 operatori privati per la vendita all'ingrosso di carburante e un primo progetto di investimento straniero per importazione, distribuzione e commercializzazione del combustibile.
I settori interessati includono servizi farmaceutici e ottici, residenze per anziani, terminal passeggeri e merci, impianti portuali, importazione di veicoli, energie rinnovabili e, sotto certe condizioni, estrazione di petrolio e minerali, oltre a banca e produzione di zucchero. Restano saldamente in mano statale la sanità – garantita gratuitamente negli ospedali – e l'istruzione, pur se si consentono aperture per asili nido, corsi di lingua e doposcuola. Altrettanto intoccati i media, le telecomunicazioni, la sicurezza, la difesa e l'industria del tabacco.
Il drastico ridimensionamento del perimetro pubblico avviene in un contesto di crisi umanitaria acuita dalla politica di massima pressione dell'amministrazione Trump. All'embargo in vigore dal 1962 si è aggiunto a gennaio un blocco petrolifero de facto, che ha causato cinque blackout generalizzati dall'inizio dell'anno e carenze estreme di cibo, acqua potabile e medicinali. «Tutto il mondo sa che in questo momento sopravviviamo grazie alle piccole imprese private», ha dichiarato Ana Diago, 66 anni, rientrata al lavoro dopo la pensione. L'economista cubano Daniel Torralbas, da Londra, sottolinea come «inevitabilmente molte delle nuove possibilità richiederanno afflussi di capitale straniero», perché le piccole e medie imprese locali mancano delle risorse necessarie per investire in estrazione o raffinazione.
Il governo accelera anche l'accreditamento delle mipymes – già oltre 15.000, con più di un terzo della forza lavoro – e ha annunciato che la riforma toccherà agricoltura e casa: resta statale la proprietà della terra ma si estendono i diritti di usufrutto, mentre i cubani potranno possedere due abitazioni in città e accedere a mutui ipotecari. La prossima tappa sarà a settembre, quando le restanti misure del pacchetto dovranno entrare in vigore; nel frattempo il Parlamento esamina i testi su lavoro e riorganizzazione amministrativa, segnalando che la transizione è in pieno movimento.
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Cuba compie un passo storico verso l'economia di mercato, aprendo settori chiave come stazioni di servizio e farmacie ai privati. Il governo comunista riduce drasticamente le attività proibite, spinto dalla pressione americana e dalla necessità di uscire dalla crisi.
Il Parlamento cubano ha approvato 176 misure per aprire quasi tutti i settori economici agli attori privati, compresi agricoltura e banche. La notizia è riportata con distacco, sottolineando la portata della riforma.
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