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Economia e Mercatimercoledì 29 luglio 2026

La Fed mantiene i tassi invariati, ma tre voti a favore del rialzo segnalano la spaccatura

Il FOMC ha lasciato il costo del denaro tra il 3,50% e il 3,75% per la quinta riunione consecutiva, mentre l'inflazione persiste spinta dalla guerra in Iran e dai dazi.

La Federal Reserve ha scelto la prudenza, ma la tensione interna non è più dissimulata. Il comitato di politica monetaria ha deciso per la quinta volta consecutiva di lasciare invariato il tasso di riferimento tra il 3,50% e il 3,75%, con nove voti favorevoli e tre contrari. L'esito era ampiamente atteso dai mercati, eppure il numero di dissensi – i presidenti delle Fed di Cleveland, Dallas e Minneapolis hanno votato per un rialzo di un quarto di punto – non ha precedenti dal 2016 e consegna al nuovo presidente Kevin Warsh una governance sempre più divisa.

Dietro la frattura c'è un'inflazione che da oltre cinque anni supera l'obiettivo del 2% e che negli ultimi mesi ha ripreso vigore. A maggio l'indice PCE, la misura privilegiata dalla banca centrale, ha toccato 4,1% su base annua, spinto dai prezzi dell'energia in seguito al conflitto in Iran. La volatilità del greggio – il Brent ha superato brevemente i 100 dollari al barile per poi ridiscendere sotto i 90 – si somma agli effetti dei dazi imposti da Donald Trump e alla domanda generata dagli investimenti nell'intelligenza artificiale, che alimentano i costi di semiconduttori ed elettricità.

Warsh, insediato alla presidenza a maggio, ha rivendicato la vivacità del dibattito interno – «ho chiesto una bella lite in famiglia e l'ho ottenuta» – e ha ribadito un impegno granitico: «non esiste un obiettivo di inflazione morbido». Durante la conferenza stampa ha chiarito che «oltre cinque anni di inflazione sopra il target non si risolvono in nove settimane né con un solo mese di modesti cali dei prezzi». Una postura che frena le pressioni della Casa Bianca, dove Trump continua a invocare tassi più bassi, ma che non placa i falchi interni: la presidente di Dallas Lorie Logan a inizio mese aveva già auspicato tassi «modestamente più alti».

La decisione ha prodotto reazioni contenute sui mercati: l'S&P 500 ha limato le perdite, i rendimenti dei Treasury a due anni sono scesi e il dollaro si è deprezzato. L'attenzione ora si sposta sui dati dell'inflazione PCE di giugno, in pubblicazione giovedì, e sulla riunione di settembre, per la quale i mercati stimano una probabilità di rialzo superiore al 50%. La Fed di Warsh, che ha scelto di non offrire indicazioni preventive, resta sospesa tra il rischio di un'economia ancora solida e il timore che l'inflazione si radichi ben oltre gli shock energetici.

Divergenza — chi la racconta come
44%Media
4 blocchi · posizioni da −0.30 a 0.00
CriticoFavorevole
ATLEURLATRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.20neutral
Stampa europea continentale−0.30critical
Stampa latinoamericana0.00neutral
Stampa russa e CSI0.00neutral
Stampa atlantica / anglosfera−0.20

La Fed mantiene i tassi fermi per la quinta volta, ma la decisione è segnata da tre voti contrari, segno di divisioni interne. L'inflazione, alimentata dalle tensioni con l'Iran, resta la preoccupazione principale. L'istituto cerca di bilanciare la stabilità economica con le pressioni politiche.

ScetticismoPragmatismo
Stampa europea continentale−0.30

La decisione della Fed di mantenere i tassi invariati è stata caratterizzata da un acceso dibattito interno, definito 'lite familiare' dal presidente Warsh. Tre membri hanno votato per un rialzo, evidenziando profonde divergenze sulla strategia anti-inflazione. L'accento è posto sull'incertezza geopolitica e sulla resilienza economica.

ScetticismoDistacco
Stampa latinoamericana0.00

La Reserva Federal ha mantenuto i tassi di interesse invariati, in una decisione divisa che riflette le tensioni tra l'inflazione persistente e le pressioni politiche. Tre membri hanno votato per un aumento. Il dollaro è sceso dopo l'annuncio.

PragmatismoDistacco
Stampa russa e CSI0.00

La Fed ha mantenuto il tasso al 3,5-3,75% per la quinta volta consecutiva, nonostante l'inflazione. Tre partecipanti hanno votato per un aumento. La decisione è stata in linea con le attese.

DistaccoPragmatismo
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mercoledì 29 luglio 2026

La Fed mantiene i tassi invariati, ma tre voti a favore del rialzo segnalano la spaccatura

Il FOMC ha lasciato il costo del denaro tra il 3,50% e il 3,75% per la quinta riunione consecutiva, mentre l'inflazione persiste spinta dalla guerra in Iran e dai dazi.

La Federal Reserve ha scelto la prudenza, ma la tensione interna non è più dissimulata. Il comitato di politica monetaria ha deciso per la quinta volta consecutiva di lasciare invariato il tasso di riferimento tra il 3,50% e il 3,75%, con nove voti favorevoli e tre contrari. L'esito era ampiamente atteso dai mercati, eppure il numero di dissensi – i presidenti delle Fed di Cleveland, Dallas e Minneapolis hanno votato per un rialzo di un quarto di punto – non ha precedenti dal 2016 e consegna al nuovo presidente Kevin Warsh una governance sempre più divisa.

Dietro la frattura c'è un'inflazione che da oltre cinque anni supera l'obiettivo del 2% e che negli ultimi mesi ha ripreso vigore. A maggio l'indice PCE, la misura privilegiata dalla banca centrale, ha toccato 4,1% su base annua, spinto dai prezzi dell'energia in seguito al conflitto in Iran. La volatilità del greggio – il Brent ha superato brevemente i 100 dollari al barile per poi ridiscendere sotto i 90 – si somma agli effetti dei dazi imposti da Donald Trump e alla domanda generata dagli investimenti nell'intelligenza artificiale, che alimentano i costi di semiconduttori ed elettricità.

Warsh, insediato alla presidenza a maggio, ha rivendicato la vivacità del dibattito interno – «ho chiesto una bella lite in famiglia e l'ho ottenuta» – e ha ribadito un impegno granitico: «non esiste un obiettivo di inflazione morbido». Durante la conferenza stampa ha chiarito che «oltre cinque anni di inflazione sopra il target non si risolvono in nove settimane né con un solo mese di modesti cali dei prezzi». Una postura che frena le pressioni della Casa Bianca, dove Trump continua a invocare tassi più bassi, ma che non placa i falchi interni: la presidente di Dallas Lorie Logan a inizio mese aveva già auspicato tassi «modestamente più alti».

La decisione ha prodotto reazioni contenute sui mercati: l'S&P 500 ha limato le perdite, i rendimenti dei Treasury a due anni sono scesi e il dollaro si è deprezzato. L'attenzione ora si sposta sui dati dell'inflazione PCE di giugno, in pubblicazione giovedì, e sulla riunione di settembre, per la quale i mercati stimano una probabilità di rialzo superiore al 50%. La Fed di Warsh, che ha scelto di non offrire indicazioni preventive, resta sospesa tra il rischio di un'economia ancora solida e il timore che l'inflazione si radichi ben oltre gli shock energetici.

Divergenza — chi la racconta come
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La Fed mantiene i tassi fermi per la quinta volta, ma la decisione è segnata da tre voti contrari, segno di divisioni interne. L'inflazione, alimentata dalle tensioni con l'Iran, resta la preoccupazione principale. L'istituto cerca di bilanciare la stabilità economica con le pressioni politiche.

ScetticismoPragmatismo
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La decisione della Fed di mantenere i tassi invariati è stata caratterizzata da un acceso dibattito interno, definito 'lite familiare' dal presidente Warsh. Tre membri hanno votato per un rialzo, evidenziando profonde divergenze sulla strategia anti-inflazione. L'accento è posto sull'incertezza geopolitica e sulla resilienza economica.

ScetticismoDistacco
Stampa latinoamericana0.00

La Reserva Federal ha mantenuto i tassi di interesse invariati, in una decisione divisa che riflette le tensioni tra l'inflazione persistente e le pressioni politiche. Tre membri hanno votato per un aumento. Il dollaro è sceso dopo l'annuncio.

PragmatismoDistacco
Stampa russa e CSI0.00

La Fed ha mantenuto il tasso al 3,5-3,75% per la quinta volta consecutiva, nonostante l'inflazione. Tre partecipanti hanno votato per un aumento. La decisione è stata in linea con le attese.

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