
Morte di una bambina in Texas: condanna a morte per l’ex autista FedEx. E in Australia altri processi per femminicidio
Tanner Horner giustiziato per l’omicidio di Athena Strand, 7 anni. In Australia e Canada, nuovi sviluppi in casi di violenza domestica e femminicidio.
Il caso che ha scosso l’America è giunto a una conclusione drammatica: Tanner Horner, ex autista FedEx, è stato condannato a morte con iniezione letale per aver rapito e ucciso Athena Strand, sette anni, mentre le consegnava un regalo di Natale di Barbie. Durante il processo, la giuria di Fort Worth ha ascoltato la registrazione audio degli ultimi istanti di vita della bambina all’interno del furgone. Lo zio della piccola, Elijah Strand, ha dichiarato che la famiglia è stata distrutta e che Horner «sentirà l’ira di Dio». La sentenza segna un punto fermo nella giustizia texana, ma riapre il dibattito sulla pena capitale negli Stati Uniti, dove l’esecuzione resta prevista in diversi stati nonostante le pressioni internazionali. Da un punto di vista europeo, l’Italia e l’Unione europea si oppongono da tempo alla pena di morte, considerata una violazione dei diritti umani fondamentali, e il caso di Athena Strand potrebbe alimentare le critiche diplomatiche verso Washington.
Oltreoceano, in Australia, altri processi per omicidi di donne e bambini stanno tenendo banco. Nel Territorio del Nord, Braden Jentian è accusato di aver ucciso la compagna ventiduenne, conosciuta come Ms Ashley, trovata morta in una strada di Katherine con fratture craniche e ferite profonde al volto. La difesa sostiene che la donna sia stata uccisa da «qualcosa o qualcun altro», mentre la pubblica accusa punta sul contesto di violenza domestica. In Queensland, Clinton Gordon Sutcliffe è processato per l’omicidio di Dale McKenna, ventiduenne, ucciso in un inseguimento in auto: sei giorni prima del delitto, in una telefonata registrata, Sutcliffe aveva minacciato di «ammazzarlo» perché frequentava la sua ex compagna. Questi episodi si inseriscono in una tendenza preoccupante che vede l’Australia tra i paesi con alti tassi di femminicidio, con un impatto anche sulle comunità aborigene, spesso più vulnerabili.
Nel frattempo, in Kentucky, Ryan «Todd» Crawley attende il processo per l’omicidio di April Arnett, uccisa nel 2019: il corpo della donna, avvolto e nascosto sotto la roulotte dell’imputato, fu poi abbandonato sul ciglio della strada. Crawley si è dichiarato non colpevole per omicidio e sequestro, ma ha ammesso di aver manomesso le prove e vilipeso il cadavere. In Canada, a Terranova, il processo per la scomparsa di Jennifer Hillier-Penney ha visto la testimonianza postuma di Derick Hillier, deceduto nel 2020, indicato come «indiziato alternativo» dall’accusa nel tentativo di scagionare il marito della vittima, Dean Penney, che ha confessato l’omicidio in un’operazione sotto copertura.
Guardando avanti, questi casi dimostrano come la violenza di genere e gli omicidi di minori rimangano una piaga globale, con sistemi giudiziari che oscillano tra pene esemplari e riforme procedurali. L’Europa, e in particolare l’Italia, osserva con attenzione: mentre la Corte penale internazionale e le Nazioni Unite spingono per un inasprimento delle misure preventive, la condanna a morte di Horner rischia di acuire le divisioni transatlantiche su diritti umani e giustizia penale. La sfida, per i prossimi anni, sarà trovare un equilibrio tra punizione e prevenzione, senza cedere alla retorica della vendetta.
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